LINGUAGGIO
– La riabilitazione tardiva del linguaggio
– La terapia per migliorare il linguaggio è purtroppo trascurata
– Agevolare la comunicazione
L’AUDIOCASSETTA ED IL MANUALE
“ESERCIZI PER LA RIEDUCAZIONE DEL LINGUAGGIO
NEL MORBO DI PARKINSON”
La riabilitazione dei disturbi periferici del linguaggio rappresenta un necessario completamento della terapia farmacologica e fisioterapica nei pazienti parkinsoniani.
I disturbi della fonazione sono presenti in alta percentuale nei pazienti affetti da morbo di Parkinson specie nelle fasi relativamente avanzate della malattia.
La traduzione del pensiero in linguaggio inteso in questo contesto come attività motoria è il risultato della complessa organizzazione dinamica degli atti motori che si esplicano attraverso gruppi muscolari diversi quali: i muscoli respiratori, i muscoli faringei e laringei, i muscoli mimici e della lingua.
I disturbi del linguaggio sono caratterizzati da una respirazione alterata, una articolazione (pronuncia) imprecisa, una voce flebile, una intonazione monotona ed una velocità di eloquio variabile.
La terapia farmacologica, in alcuni casi, migliora sensibilmente la fonazione ma, da sola, non è comunque in grado di risolvere questi problemi.
Ciò determina la necessità di correggere le alterazioni del linguaggio del paziente con uno specifico trattamento riabilitativo.
La causa di tali disturbi non deve essere ricercata nella compromissione di un singolo muscolo ma nella compromissione dei circuiti extrapiramidali che altera la stessa organizzazione dinamica dei muscoli che coordinano l’attività del linguaggio.
Le difficoltà relative alla emissione vocale ed all’articolazione linguistica del malato parkinsoniano, si riferiscono però solo ad aspetti complementari del linguaggio che non compromettono il livello di comprensione e non investono gli aspetti simbolici del linguaggio stesso.
L’utilizzo dell’audiocassetta “Esercizi per la rieducazione del linguaggio nel morbo di Parkinson” e del relativo manuale, ha la finalità di aiutare il paziente parkinsoniano a mantenere più a lungo un linguaggio comprensibile e maggiormente comunicativo.
Attraverso le sedute per la riabilitazione del linguaggio, il paziente parkinsoniano apprende specifiche strategie utili per contrastare, in modo consapevole, i propri disturbi dell’eloquio. Per mantenere nel tempo i miglioramenti ottenuti nel ciclo riabilitativo occorre però che il paziente continui al proprio domicilio una attività linguistica effettuando regolarmente dei cicli di lavoro.
L’audiocassetta ed il manuale divengono quindi strumenti validi ed efficaci per guidare in modo corretto il paziente durante l’effettuazione di tali esercizi riabilitativi.
I training specifici proposti prendono in considerazione:
– Esercizi per il rilassamento muscolare: L’obiettivo di questi esercizi è di contrastare l’atteggiamento flessorio del tronco, tipico di pazienti parkinsoniani, specie a carico dei muscoli trasversi dell’addome. Tale atteggiamento riduce sempre di più l’espansione della gabbia toracica, impedendo ai polmoni di dilatarsi e quindi, di ventilare adeguatamente; L’obiettivo di questi esercizi è di contrastare l’atteggiamento flessorio del tronco, tipico di pazienti parkinsoniani, specie a carico dei muscoli trasversi dell’addome. Tale atteggiamento riduce sempre di più l’espansione della gabbia toracica, impedendo ai polmoni di dilatarsi e quindi, di ventilare adeguatamente; L’obiettivo di questi esercizi è di contrastare l’atteggiamento flessorio del tronco, tipico di pazienti parkinsoniani, specie a carico dei muscoli trasversi dell’addome. Tale atteggiamento riduce sempre di più l’espansione della gabbia toracica, impedendo ai polmoni di dilatarsi e quindi, di ventilare adeguatamente;
– Esercizi di respirazione attraverso i quali il paziente apprende, inizialmente, a controllare i due atti respiratori (inspirazione ed espirazione) rendendoli molto più lunghi e profondi. Un buon supporto respiratorio permette infatti il controllo della sonorità della voce senza un affaticamento eccessivo;
– Esercizi di fonazione hanno lo scopo di coordinare l’atto respiratorio e fonatorio. Questa migliore coordinazione consente un uso più corretto della voce;
– Esercizi per la deglutizione e le prassie bucco-facciali. Tali esercizi interessano la motilità delle labbra e della lingua. Per produrre dei suoni chiari è necessario rafforzare ad aumentare l’ampiezza dei movimenti della lingua e delle labbra;
– Esercizi per l’articolazione, di prosodia (tono) e ritmo, di lettura. Questi esercizi tendono ad aiutare il paziente a scandire in modo migliore le parole, dando armonia al discorso.
Per un corretto utilizzo dell’audiocassetta, si consiglia ai pazienti di richiedere, precedentemente, una valutazione specifica dei disturbi della voce, da parte di un logopedista.
Tale valutazione dovrà inquadrare sia le reali difficoltà e i condizionamenti che queste difficoltà impongono alla vita del paziente, sia se sussistono i presupposti necessari per poter formulare un progetto specifico individualizzato di rieducazione.
Per ottenere il massimo beneficio dalla terapia si consiglia di intervenire già alla comparsa dei primi sintomi riguardanti l’alterazione degli atti respiratori.
Le sedute di terapia rappresentano un necessario canale di comunicazione che consente al terapista di conoscere il paziente come uomo prima che come malato. Mediante questa conoscenza è possibile far leva sulle potenzialità personali del paziente ed ottenere anche una migliore alleanza di lavoro che costituisce la base indispensabile di ogni iter riabilitativo. Sarà anche compito del terapista suggerire alla famiglia alcuni accorgimenti specifici, utili a mantenere un clima comunicativo stimolante e a rendere la conversazione la più naturale possibile.
PAOLA BELICCHI AFFANNI
Psicologa e responsabile del Reparto Funzioni Psichiche Superiori
Centro Medico Sociale “Don Carlo Gnocchi” – Parma
Nel caso di un paziente malato da oltre dieci anni che non si è mai sottoposto ad un esame del linguaggio è possibile, ancora, intervenire per una riabilitazione del linguaggio?
Si tratta di una persona introversa, chiusa, che parla poco, che non dialoga né con i figli, né con gli amici.
L’iter ottimale per la riabilitazione del linguaggio del malato parkinsoniano consiste in un intervento precoce di logopedia.
Molto spesso, però, ci troviamo di fronte a persone ad uno stadio avanzato di malattia che non si sono mai sottoposti a questo trattamento. La riabilitazione del linguaggio si presenta, allora, più complessa, meno produttiva, con maggiori problemi (molte volte risolti con minore successo) e molto più faticosa per il paziente.
Comunque, anche se il malato non si è mai sottoposto a questo tipo specifico di riabilitazione è sicuramente importante effettuarla, a qualunque stadio si trovi il malato.
Si procede, generalmente, ad un inquadramento complessivo delle capacità di comunicazione del paziente e a seconda dei risultati di questo esame viene impostata la riabilitazione.
Il logopedista individua le strategie più efficaci per il miglioramento del linguaggio verbale del malato che, anche nel caso di stadi avanzati della malattia, esistono e devono essere sicuramente fornite.
L’audiocassetta “Esercizi per la rieducazione del linguaggio nel morbo di Parkinson”, prodotta dal Centro Medico Sociale “Don Carlo Gnocchi” di Parma in collaborazione con l’Unione Parkinsoniani, è un ausilio utile ed efficace. Sarebbe, comunque, ottimale utilizzarla dopo che il malato abbia effettuato un ciclo di sedute di ortofonia.
Uno studio condotto su circa 460 pazienti affetti da morbo di Parkinson e da sclerosi multipla ha evidenziato una elevata frequenza di turbe del linguaggio e della deglutizione in entrambi i gruppi di pazienti.
Il 70% dei pazienti parkinsoniani presentava, nello stadio iniziale della malattia, alterazioni nell’articolazione delle parole e nella fonazione, mentre il 41% dei pazienti lamentava difficoltà nella masticazione e nella deglutizione.
I disordini del linguaggio sono stati considerati come uno dei problemi principali del 29% dei pazienti.
Solo una minoranza di parkinsoniani (3%) era stata sottoposta ad una terapia specifica per il linguaggio.
Da notiziario UP
Riuscire a gestire coscientemente determinati aspetti della comunicazione può, senz’altro, dimostrarsi particolarmente utile e vantaggioso per il malato di Parkinson che presenta talune difficoltà di linguaggio. Accade spesso, infatti, che tali difficoltà siano di ostacolo all’instaurarsi di un più chiaro e spedito scambio di informazioni. Si ritiene, quindi, opportuno indicare alcune specifiche tecniche di comunicazione utili a facilitare ed a migliorare i rapporti relazionali sia in famiglia, sia in contesti più socializzati.
A CARATTERE GENERALE
Quando la conversazione intercorre fra due persone, una delle quali presenta problemi di linguaggio, è estremamente importante avere, innanzitutto, l’avvertenza di porsi l’una di fronte all’altra. L’ascoltatore (familiare), attraverso la lettura del movimento delle labbra, potrà più facilmente comprendere le parole del proprio interlocutore (paziente).
PER IL PAZIENTE
– Inspirare frequentemente durante la conversazione. Ciò permetterà di mantenere nel tempo una costante e sostenuta intensità del tono della voce;
– Parlare a voce più alta possibile. potrà essere di aiuto immaginare che l’altro interlocutore sia distante (ad esempio, in una altra stanza e quindi, abbia concrete difficoltà a percepire le parole);
– Esagerare, volutamente, il movimento labiale durante la pronuncia delle singole parole (come se l’ascoltatore avesse problemi di udito);
– Non parlare troppo velocemente e scandire bene ciascuna parola;
– Organizzare il proprio pensiero in modo da poterlo esprimere con le parole più appropriate, prendendo tutto il tempo necessario;
– Ripetere il messaggio se questo non è stato recepito perfettamente, riformulandolo con altri termini ed eventualmente, aiutandosi con la mimica, con immagini, esempi…
– Non rinunciare a comunicare, delegando altre persone a parlare al proprio posto.
PER IL FAMILIARE
– Se il paziente presenta delle difficoltà ad iniziare il discorso non sollecitatelo in alcun modo con frasi di questo tipo: “su, dai, sbrigati, parla”. Ogni sollecitazione potrebbe disturbare ed interrompere la sua concentrazione;
– Comunicare chiaramente, attraverso dei segnali di ritorno (con un cenno della testa, con lo sguardo, con le parole), di avere compreso il messaggio oppure, in caso contrario, di non essere riusciti ad interpretarlo correttamente;
– Rivolgere precise domande che richiedono una adeguata risposta da parte del paziente. L’obiettivo è di stimolare e di sostenere la conversazione;
– Mostrare sempre attenzione ed ascolto. In questo modo il paziente si sentirà motivato a comunicare ulteriormente.
LINGUAGGIO NON VERBALE
Un altro aspetto rilevante della comunicazione è il linguaggio non verbale. Per comunicare con gli altri tutti noi utilizziamo oltre la voce, gli occhi, le mani, lo sguardo, la mimica facciale, i gesti.
Lo sguardo ha una particolare espressività. L’incontro con la persona avviene prima a livello visivo che verbale. Si raccomanda, quindi, al familiare di cercare sempre il contatto visivo con il malato.
Nella comunicazione una intensa ricerca visiva diventa un concreto incoraggiamento a proseguire proficuamente nel dialogo.
DR.SSA PAOLA BELICCHI AFFANNI
Psicologa e responsabile del Reparto funzioni psichiche superiori
Centro Medico Sociale “Don Carlo Gnocchi” – Parma
