La pelle

LA PELLE

 

– Salviamo la nostra pelle
– Rischio di melanoma cutaneo nel Parkinson
– Il sudore
– L’ipersudorazione e la tossina botulinica

 

SALVIAMO LA NOSTRA PELLE

Dr. Giovanni Gelmini, geriatra
Istituto Geriatrico e Riabilitativo “Ospedale Giuseppe Aragona”
di San Giovanni in Croce (Cremona)

La nostra pelle o cute è formata da due strati o tessuti diversi:
– l’epidermide in superficie, dura, idonea per il contatto con l’esterno;
– il derma sottostante, elastico, sanguificato, in stretto rapporto con le zone sottocutanee (grasso, muscoli, fasce muscolari).
Sebbene la cute svolga essenzialmente un ruolo protettivo, essa non è solo un semplice mantello di rivestimento ma un organo vero e proprio con compiti diversi e complessi così schematizzabili:
– protezioni da aggressioni esterne di natura traumatica, elettrica, chimica e fisica.
Tali attività dipendono dall’elasticità, dall’idratazione e dallo spessore, il quale è diverso da zona a zona e in rapporto all’uso. Infatti, la pelle delle mani e dei piedi, continuamente sollecitata, presenta uno spessore maggiore rispetto a quelle di altre zone, in particolare a quelle sempre coperte;
– regolazione della temperatura corporea, attraverso il meccanismo della sudorazione (con il caldo intenso, con l’attività fisica) e del brivido (“pelle d’oca”, con il freddo);
– assorbimento, secrezione ed escrezione di varie sostanze.

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Tra le varie funzioni quella della produzione di vitamina D in rapporto all’assorbimento della luce solare, quello dell’assorbimento di farmaci (cerotti transdermici, soluzioni) e del loro non assorbimento (pomate, creme, unguenti, ecc.) attraverso gli strati cutanei, in rapporto alla composizione del prodotto utilizzato;
– barriera di difesa contro le infezioni, con pronta risposta del sistema immunitario in conseguenza di eventi traumatici, con localizzazione e blocco alla progressione dell’eventuale fenomeno infettivo e con formazione di granuloma in caso di penetrazione di corpo estraneo non estraibile, finalizzato all’espulsione, con il tempo, dello stesso;
– cicatrizzazione in caso di ferite o ulcere cutanee.

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Strettamente connessi all’azione della cute sono gli “annessi”, ovvero le unghie, i peli e i capelli.
Sulla cute si riversano anche i secreti delle ghiandole sudoripare (produttrici del sudore) e delle ghiandole sebacee (produttrici del sebo).
Durante l’invecchiamento la pelle, come tanti altri organi, subisce variazioni rappresentate da:
– riduzione dell’elasticità che determina la formazione delle rughe;
– riduzione della durezza che determina minore resistenza nei confronti degli eventi traumatici;
– riduzione dell’idratazione (capacità di trattenere acqua) che determina pelle secca e desquamazione;
– aumento della permeabilità con maggiore assorbimento di sostanze anche dannose;
– rallentamento dei processi di cicatrizzazione;
– riduzione delle funzioni immunitarie e difensive.
Con l’invecchiamento viene pertanto ritenuto normale che la pelle diventi rugosa, meno elastica, flaccida, con varie macchie ed escrescenze.

Tuttavia, è fondamentale sottolinearlo, non tutto quello che avviene sulla cute è normale.
Infatti, alcune lesioni possono essere la spia di malattie importanti ed anche pericolose sia della pelle stessa (esempio, tumori cutanei) che di organi interni (esempio, metastasi cutanee, patologie del fegato, ecc.).
Indipendentemente dall’età, anzi proprio da vecchi, è importante che ogni nuova lesione che compare, soprattutto se un po’ strana e inspiegabile, venga attentamente valutata dal medico di fiducia e, se occorre, dal dermatologo.
Teniamo presente che molte patologie cutanee necessitano di alcuni anni per rendersi evidenti, per cui può capitare (e capita abbastanza spesso) che vengano ritenute irrilevanti dalla persona che ne è affetta, poiché confuse con le “solite modificazioni” della propria vecchiaia.
Un sintomo abbastanza frequente negli anziani è rappresentato dal prurito a cui consegue grattamento, a volte anche violento, con possibile comparsa di lesioni cutanee dette proprio “da grattamento”.

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La causa più frequente del sintomo è rappresentata dalla cute secca (prurito senile), soprattutto quando c’è bassa umidità (riscaldamento domestico, aria condizionata, freddo secco).
Cosa fare in questo caso? Innanzitutto è fondamentale che si tratti realmente di “prurito senile”, escludendo quindi sul piano diagnostico, da parte del curante e/o dello specialista, tutte le altre cause di prurito patologico come eczemi allergici e non, pidocchi, scabbia, malattie internistiche varie.
Successivamente, a discrezione del curante, possono venire utilizzati farmaci attivi sul prurito (antistaminici) da assumersi per bocca e creme idratanti a livello cutaneo.
Altri consigli sono:
– utilizzare indumenti intimi di cotone, da preferire a quelli di lana ed a quelli sintetici, questi ultimi irritanti e poco traspiranti;
– durante il bagno o la doccia non utilizzare acqua troppo calda, non eseguire frizioni troppo energiche e non utilizzare saponi detergenti.

Altre patologie frequenti negli anziani sono:

– arrossamenti delle pieghe cutanee, sovente evitabili con una buona igiene giornaliera;
– manifestazioni esantematiche da farmaci, frequenti negli anziani per il largo consumo di medicine che fanno e per le possibili interazioni medicamentose che ne possono conseguire;
– verruche senili che non pongono problemi clinici particolari;
– eczemi ed ulcere agli arti inferiori, lesioni da decubito;

tutte situazioni patologiche espressione di malattie varie, per le quali è necessaria una cura adeguata e, soprattutto, un’attenta prevenzione evitando il grattamento, mantenendo un’igiene locale perfetta e ascoltando i consigli del proprio medico di fiducia.

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Come ultimi consigli da fornire per mantenere “efficiente” il più possibile la cute anche da vecchi possiamo scrivere che:

– bisogna evitare la lunga esposizione solare, in particolare nelle ore più calde, applicando prima creme protettive ed utilizzando dopo creme idratanti;
– si devono utilizzare saponi neutri o grassi, evitando comunque quelli troppo sgrassanti, che asportando la protezione “grassa” (lipidica) cutanea renderebbero la cute anziana, già di per sé più sottile, a rischio di lesione;
– si deve evitare l’uso di creme o pomate o unguenti o oli senza aver sentito il parere del medico di fiducia;
– bisogna segnalare al proprio medico curante ogni nuova manifestazione cutanea, sia che si tratti di una escrescenza, sia che si tratti di una lesione ulcerata, soprattutto se comparsa senza cause provocanti.

RISCHIO DI MELANOMA CUTANEO NEL PARKINSON

Taluni lavori in letteratura suggeriscono che il melanoma cutaneo (un tumore che colpisce la pelle) sia più frequente nei malati di Parkinson rispetto alla popolazione generale.

ATTENZIONE

E’ quindi importante che i pazienti parkinsoniani si sottopongano periodicamente ad una visita dermatologica per prevenire lo sviluppo di un melanoma. I medici devono quindi sollecitare ed incoraggiare i pazienti ad effettuare i controlli necessari.

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DALLA RICERCA SCIENTIFICA: STORIA FAMILIARE DI MELANOMA E MALATTIA DI PARKINSON

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I ricercatori della Harvard Medical School di Boston hanno rilevato recentemente un insospettato collegamento tra il melanoma e il morbo di Parkinson.
Sono stati osservati circa 132.000 uomini e donne che all’inizio dello studio non avevano nessun sintomo parkinsoniano. Nel corso dei 20 anni successivi si sono registrati 543 casi di malattia di Parkinson e a tutti questi pazienti  è stato chiesto di riferire su eventuali casi di melanoma in famiglia. A questo punto i ricercatori hanno scoperto un collegamento piuttosto significativo tra la malattia di Parkinson ed il melanoma. In particolare, i pazienti con precedenti familiari di melanoma vedevano raddoppiare le probabilità di sviluppare la malattia di Parkinson.
Il responsabile della ricerca, ha spiegato che in passato era già emerso in numerosi studi questo collegamento tra le due patologie.

Tuttavia, questo sarebbe il primo studio che dimostra che può esistere un comune meccanismo genetico tra i due disturbi. Questa scoperta è di rilevante importanza poiché permette di individuare le persone con un maggiore rischio di ammalarsi della malattia di Parkinson.

Dr. Fabrizio Stocchi, neurologo – IRCCS San Raffaele Roma

IL SUDORE

Dr Fabrizio Stocchi, neurologo
IRCCS San Raffaele Roma

Il sudore è importante per la termoregolazione del nostro organismo. Esistono, però, situazioni in cui il “sistema sudore” viene alterato.
A volte la causa è una patologia come, ad esempio, la malattia di Parkinson.
La sudorazione é un fenomeno fisiologico del nostro corpo atto a mantenere la temperatura corporea costantemente tra i 36 e i 37 gradi centigradi.
Questo meccanismo è regolato dal sistema nervoso autonomo.
In particolare, è controllato da un’area dell’ipotalamo che contiene dei neuroni sensibili alle variazioni di calore interno, sia per il caldo che per il freddo.

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Quando la temperatura corporea aumenta, l’ipotalamo produce il sudore che, essendo ricco d’acqua, evapora e raffredda la cute e quindi l’interno del corpo.
Quando invece fa freddo la sudorazione diminuisce, perché è necessario mantenere il calore dentro l’organismo e impedirne la dispersione.

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Oltre alla conservazione o alla dispersione di calore, il sudore riveste altre due importanti funzioni: la prima è quella di fornire una pellicola protettiva “idrolipidica” alla pelle, rendendola elastica e aiutandola a difendersi da germi presenti nell’ambiente; la seconda consiste nell’eliminazione delle scorie come acido lattico, urea, ammoniaca e tossine prodotte da germi o agenti inquinanti l’aria ed il cibo, oppure da farmaci o da degradazioni ormonali.
Esistono due differenti tipi di ghiandole sudoripare:
– ghiandole sudoripare apocrife, presenti a livello ascellare, inguinale, nell’areola mammaria e nelle regioni genitali, producono un sudore ricco di lipidi, glucidi e proteine. Il sudore apocrino ha un odore caratteristico, influenzato dai fenomeni di decomposizione di cellule, dovuto ai batteri della cute;
– ghiandole sudoripare eccrine, diffuse in tutto il corpo e particolarmente numerose nella fronte, nella pianta del piede e nel palmo della mano e ascelle, producono il sudore senza che le cellule secernenti degenerino.
La secrezione del sudore è regolata da stimoli diversi, sia fisici, metabolici che psichici.
In risposta alla temperatura ambientale entrano in funzione le ghiandole della fronte, del dorso del collo e del torace, mentre stimoli psichici ed emozionali agiscono per lo più sulle ghiandole ascellari, del palmo della mano e della pianta del piede.
Si parla di iperidrosi quando la regolamentazione del sistema sudore è disturbata e si ha una sudorazione eccessiva in alcune parti del corpo, in particolare nelle mani (iperidrosi palmare). Possono però essere colpite anche altre regioni del corpo umano come le ascelle, i piedi, il tronco e le cosce.

In relazione alle cause che la generano, è possibile distinguere questa patologia in primaria e secondaria. Si dice primaria quando siamo di fronte ad una fenomeno idiopatico (di cui, cioè, non si conoscono le cause). È la forma più comune, che normalmente inizia nell’adolescenza.
Si parla invece di iperidrosi secondaria quando questa è una manifestazione di un altro processo patologico, come le malattie che alterano il funzionamento del sistema nervoso centrale, tra cui il morbo di Parkinson.

Il grado di sudorazione può aumentare fino ad arrivare alla “gocciolazione”.
Questa eccessiva produzione di sudore, oltre a problemi di salute dovuti ad un’eccessiva riduzione della temperatura corporea, può anche generare imbarazzo sociale, a causa delle macchie di sudore in corrispondenza delle ascelle e del dorso di magliette o camice, dando un aspetto poco curato all’individuo.
Una possibile soluzione potrebbe essere offerta dalla tossina botulinica.
Si è, infatti, recentemente scoperto che iniettandola nella zona iperidrosica si riduce l’attività delle ghiandole sudoripare, e di conseguenza la loro produzione di sudore.

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L’IPERSUDORAZIONE E LA TOSSINA BOTULINICA

L’iperidrosi, espressione della disautonomia della malattia di Parkinson, interessa circa il 64% dei parkinsonismi; questa non appare correlata con la gravità della malattia ma è più frequentemente presente in fase “off” o in fase “on” con discinesie. Non ci sono studi specifici nella malattia di Parkinson, ma studi sull’iperidrosi essenziale (che interessa circa il 2,5% della popolazione) mostrano una buona efficacia della tossina botulinica nelle iperidrosi focali cioè quando sono coinvolte aree ben distinte del nostro corpo (ascelle, piedi, mani e, più raramente, il viso). La tossina botulinica nell’iperidrosi ascellare viene considerata un trattamento raccomandato (livello A di raccomandazione).
Generalmente, l’iperidrosi generalizzata interessa l’intero corpo ed è correlata con specifiche malattie (diabete, ipertiroidismo) o infezioni.
Il trattamento dell’iperidrosi generalizzata consiste nel trattamento della malattia che la causa, e la tossina botulinica non viene utilizzata.
Claudio Pacchetti Neurologo

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IRCCS Fondazione Istituto Neurologico “C. Mondino” di Pavia

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