Terapie alternative

TERAPIE ALTERNATIVE

 

– principi attivi e farmaci»

 

MEDICINE COMPLEMENTARI E ALTERNATIVE NELLA TERAPIA DELLA MALATTIA DI PARKINSON

Capita sempre più spesso ai clinici di trovarsi di fronte alla richiesta di pareri da parte dei pazienti con Malattia di Parkinson (MP) sull’eventualità di ricorrere alle cosiddette “medicine complementari e alternative” (CAM), un insieme eterogeneo di pratiche mediche e sanitarie e di prodotti che non sono al momento riconosciuti come parte integrante della medicina convenzionale.
Il Centro Nazionale per le CAM (NCCAM) statunitense (http://nccam.nih.gov/) ha identificato 5 sottogruppi:
1) sistemi di medicina alternativa, quali la medicina ayurvedica, l’omeopatia, la naturopatia;
2) interventi mente-corpo, come la meditazione ed il biofeedback;
3) terapie a base biologica, quali la fitoterapia e diete speciali;
4) metodi di manipolazione, come la chiropratica ed i massaggi;
5) terapie energetiche, quali il Qigong e il Tai Chi.
Dati epidemiologici sulla prevalenza dell’utilizzo delle CAM nella popolazione con MP sono scarsi: una ricerca pubblicata di recente, realizzata attingendo da data base quali PubMed, Embase, China National Knowledge Infrastructure, ha identificato solo 6 studi, fra il 2001 e il 2010, che abbiano affrontato l’argomento secondo una serie di requisiti propri della metodologia scientifica (J Clin Neurosi 2013;20:1062-7).
Tali studi sono stati realizzati in Europa (Gran Bretagna e Svezia), Stati Uniti, Sud America (Argentina) e Asia (Singapore, Corea del Sud), su di una popolazione complessiva di 1328 pazienti con MP.
La prevalenza di utilizzo delle CAM è risultata compresa fra il 25,7% (Argentina) e il 76% (Corea del Sud).
Fra le CAM più utilizzate si segnalano nel complesso agopuntura, massaggi, prodotti erboristici (quali il Ginko Biloba) e supplementi a base di vitamine e integratori (vitamina E, vitamina C, coenzima Q10).
Tali interventi sono per lo più intrapresi senza una relazione specifica con la sintomatologia, spesso all’insaputa del medico curante: solo in una percentuale di pazienti compresa tra l’11 ed il 20% la prescrizione deriva da un consulto specifico con personale sanitario.
Spesso i pazienti tralasciano di mettere al corrente il proprio medico circa l’utilizzo delle CAM: fra i motivi, l’impressione che i medici non siano preparati sull’argomento, o che abbiano pregiudizi; oppure perché non ritengono tali interventi collegati con le terapie mediche, inconsapevoli, specie in caso di utilizzo di prodotti erboristici e/o integratori alimentari del rischio di possibili effetti indesiderati ed interazioni farmacologiche (Altern Ther Health Med 2007;13:30-5).
Il ricorso alle CAM è apparentemente più alto da parte delle donne ed è correlato significativamente ad una giovane età d’esordio dei sintomi, ad una maggiore severità di malattia, ad un più alto livello di scolarità e di reddito, dato quest’ultimo che riflette il fatto che gran parte di questi interventi non sono rimborsati dai sistemi sanitari.
La mancanza di dati scientifici a supporto dell’efficacia, tollerabilità e sicurezza delle CAM nella terapia della MP costituisce una lacuna importante: una recente rassegna di Medicina Basata sulle Evidenze (EBM) a cura della Movement Disorder Society sull’efficacia degli interventi terapeutici nella MP (Mov Disord 2011;26: S1-S41) ha incluso il Tai Chi e il Qigong fra gli interventi fisici di probabile efficacia nel trattamento dei sintomi motori della MP, in aggiunta alla levodopa. Insufficienti al momento le evidenze di efficacia dell’agopuntura per tutte le indicazioni di trattamento nella MP: il suo utilizzo è da considerarsi sperimentale, come terapia aggiuntiva sintomatica, con un margine di sicurezza accettabile, che non necessita di monitoraggi speciali.

Università degli Studi di Bologna
neuro…PILLOLE Notiziario sui farmaci neurologici e non
a cura del Laboratorio di Neurofarmacologia Clinica
http://www.dibinem.unibo.it/

TERAPIE ALTERNATIVE E MALATTIA DI PARKINSON

Che cosa significa realmente “medicina alternativa”?

Con l’espressione medicina alternativa si indicano comunemente tutte le terapie dissimili dalla medicina scientifica occidentale.
Le medicine alternative si riferiscono spesso a metodi orientali aventi tradizione cinese, giapponese e indiana (Ayurveda) che si basano sulla profonda conoscenza del corpo e della sua relazione con la mente e con lo spirito.
Tra queste terapie le più comuni sono: l’agopuntura, la fitoterapia, l’omeopatia, le terapie manuali (massaggi, Reiki), le terapie spirituali, la naturopatia, gli esercizi mente-corpo (yoga, Tai-Chi), l’utilizzo di integratori a base di enzimi e di vitamine.
I termini di “medicina integrativa”, “olistica” o “complementare” sono da preferire rispetto al termine di medicina “alternativa” poiché implicano terapie che si aggiungono o si combinano con la medicina occidentale (farmaci dopaminergici, chirurgia del cervello e terapie riabilitative) nell’ambito di un progetto individuale rivolto alla persona con malattia di Parkinson.

Quali erbe medicinali possono aiutare il malato di Parkinson?

La Mucuna Pruriens è una pianta tradizionale utilizzata dall’Ayurveda che contiene la levodopa che, come noto, è un amminoacido precursore della dopamina. L’assunzione di questa pianta può quindi aiutare a ridurre taluni sintomi della malattia di Parkinson.
Le erbe medicinali e gli integratori da banco come le vitamine, gli enzimi e gli amminoacidi non sono però sufficientemente sottoposti a farmacovigilanza.
Ciò significa che la qualità, la purezza e il contenuto di questi farmaci dipendono dall’azienda produttrice che, come consumatori, sarebbe opportuno contattare chiedendo informazioni circa la purezza e la sicurezza del prodotto nonché consultare, prima di assumere il farmaco, un professionista autorizzato (erborista, nutrizionista).
Quasi nessun di questi prodotti da banco è stato specificatamente studiato per il trattamento della malattia di Parkinson. Alcune erbe medicinali e integratori potrebbero anche interagire con i farmaci antiparkinson prescritti oppure causare indesiderati effetti collaterali.

I malati parkinsoniani dovrebbero assumere il coenzima Co-Q10?

Il Coenzima Q10 è un componente necessario per la produzione di energia e per la respirazione cellulare. Ogni cellula nel corpo contiene CoQ10 che è concentrato nei mitocondri, la zona delle cellule nella quale è prodotta l’energia.
La carenza di CoQ10 si evidenzia negli anziani e nelle affezioni coronariche, nella soppressione immunitaria e nelle affezioni periodontali.
L’integrazione orale con CoQ10 ha dimostrato di invertire i sintomi causati da queste patologie e di aumentare i livelli di energia.
Il CoQ10 non è al momento attuale un farmaco approvato dalle autorità sanitarie per il trattamento della malattia di Parkinson ma una serie di osservazioni e considerazioni lo porrebbe come un ottimo candidato per una efficace neuroprotezione nella malattia di Parkinson in quanto:
1) il CoQ10 è un componente intrinseco della catena respiratoria mitocondriale;
2) l’attività del complesso I della catena respiratoria è selettivamente ridotta nella Sostanza Nera dei soggetti parkinsoniani;
3) il CoQ10 è ridotto nei mitocondri e nel siero dei soggetti parkinsoniani;
4) la somministrazione orale del CoQ10 nei ratti ha determinato un aumento del contenuto dello stesso enzima nei mitocondri cerebrali.
E’ stato condotto uno studio in doppio cieco randomizzato su quattro gruppi di pazienti, tutti in fase iniziale di malattia.
Ogni gruppo di 20 malati ciascuno ha ricevuto uno dei seguenti diversi trattamenti: CoQ10 300 mg, 600 mg, 1200 mg oppure placebo. La prova ha avuto una durata di 16 mesi. La valutazione del grado di malattia eseguita mediante l’UPDRS* ha dimostrato che il gruppo di soggetti che aveva ricevuto la dose di 1200 mg/die di CoQ10 era quello che aveva avuto un declino inferiore. Non era stata invece rilevata alcuna differenza fra il gruppo placebo ed i gruppi che assumevano dosaggi più bassi di CoQ10. Si potrebbe quindi arguire che il dosaggio più elevato avesse determinato un rallentamento nella progressione della malattia esercitando quindi un effetto neuroprotettivo. Tuttavia, si è trattato di uno studio limitato e, anche se è stato molto indicativo, non è definitivo. In conclusione, sono necessari ulteriori studi per poter suggerire il CoQ10 come farmaco da utilizzare normalmente nella terapia della malattia di Parkinson.
E’ stato, inoltre, osservato nei pazienti parkinsoniani partecipanti allo studio che il CoQ10 non ha causato effetti indesiderati.

Quali vitamine dovrebbero assumere i pazienti affetti da Parkinson?

Non è stato fino ad ora dimostrato che specifiche vitamine aiutano a ridurre i sintomi della malattia di Parkinson. E’ stato teorizzato che lo stress ossidativo causato dai radicali liberi possa svolgere un ruolo nella patogenesi del morbo di Parkinson. L’organismo utilizza gli antiossidanti, come la vitamina C (500-2000 mg/giorno), per inattivare i radicali liberi. Questa è quindi una vitamina la cui assunzione potrebbe essere opportunamente valutata, anche se non è certa la sua reale efficacia.

E’ utile la fisiokinesiterapia?

E’ particolarmente raccomandata l’effettuazione di esercizi fisici di ogni tipo con esclusione di quelli che aumentano il rischio caduta.
Gli esercizi fisici aiutano ad incrementare la resistenza fisica e la massa muscolare, a migliorare il trasporto di ossigeno al cervello, al cuore ed ai muscoli, a migliorare la mobilità, la coordinazione, l’equilibrio e la flessibilità.
Le tecniche come lo yoga e il Tai-Chi guidano alla ricerca di un benefico equilibrio psico-fisico e migliorano l’equilibrio e la mobilità delle persone affette dalla malattia di Parkinson.
Lo Yoga riguarda in particolare il corpo e la mente. Comprende varie pratiche: posizioni del corpo, controllo ed espansione del respiro, concentrazione, meditazione, tecniche di rilassamento. Le varie posizioni favoriscono l’interazione fra le attitudini del corpo e il sistema nervoso il cui buon funzionamento porta salute all’intero organismo.
Il Tai-Chi inizia con lo studio dei movimenti eseguiti in “forma lenta”. La pratica attenta e costante di questa tecnica, grazie alla sua morbidezza, alla circolarità e alla lentezza con cui è eseguita, rende il corpo più agile e armonioso, migliora la postura ed ha un effetto benefico sul sistema nervoso e sulla circolazione.

La creatina può aumentare la resistenza fisica?

La creatina è un prodotto da banco che rifornisce di fosforo le cellule muscolari le quali possono produrre più ATP, la fonte principale di energia di tutte le cellule.
La dose giornaliera suggerita di creatina è di un cucchiaino da tè mescolato con un liquido. Le persone che assumono creatina si sentono più forti e notano spesso un aumento della massa muscolare. Alcuni studi clinici segnalano che la somministrazione quotidiana di creatina migliora il pensiero e la memoria.  Sulla base di studi pilota, la creatina sembra possa essere utile nei pazienti parkinsoniani. Tuttavia, non è stato dimostrato che questo farmaco sia efficace nella malattia di Parkinson.
Prima di assumere creatina, si consiglia di controllare con il medico la sicurezza di questo farmaco in base alle proprie condizioni di salute, in particolare se sussistono problemi renali.

Quale terapia olistica seguire?

Olistico significa “nella sua interezza”. Quando accostiamo il termine di olistico alla parola terapia, intendiamo una forma di cura totale della persona che considera il soggetto nella sua unione di corpo, mente, emozioni e spirito. Dunque, la caratteristica principale delle Terapie Olistiche è quella di mettere su un unico piano gli aspetti fisici, mentali, emotivi e spirituali della persona che si ha in cura.

CONCLUSIONI

Se si decide di seguire questo percorso terapeutico, i tipi di terapia olistica sono numerosi occorre quindi trovare quella più adatta alla propria personalità e alla propria domanda terapeutica, consultando anche degli esperti.
Praticano terapie olistiche professionisti autorizzati: medici di medicina orientale, osteopati, naturopati, omeopati, agopunturisti ed erboristi.

 

Adattato da un articolo di Jill Mariama- APDA

*Unified Parkinson’s Disease Rating Scale (UPDRS): scala di valutazione utilizzata neri protocolli di ricerca.  Ad ogni sintomo o segno è attribuito un punteggio da 0 a 4; sommando i punteggi si possono ottenere valutazioni parziali relative allo stato mentale, alle attività quotidiane ed alla funzione motoria, oppure una valutazione totale.

I RADICALI LIBERI

I radicali liberi sono prodotti di “scarto” che si formano naturalmente all’interno delle cellule del corpo quando l’ossigeno viene utilizzato nei processi metabolici per produrre energia (ossidazione).
Se sono in quantità minima aiutano il sistema immunitario nell’eliminazione dei germi e nella difesa dai batteri.
Dal punto di vista biochimico, i radicali liberi sono molecole instabili, atomi con elettroni in numero dispari. Questo li porta a ricercare un equilibrio appropriandosi dell’elettrone delle altre molecole con le quali vengono a contatto, molecole che diventano instabili e che a loro volta ricercano un elettrone e così via, innescando un meccanismo di instabilità a “catena” che finiscono col danneggiare irreversibilmente strutture cellulari come le proteine, i lipidi, e lo stesso DNA. Naturalmente il nostro organismo ha sviluppato nella sua evoluzione dei metodi di difesa molto complessi e delicati, ma queste difese non sono sempre efficaci al 100% nell’eliminare i radicali liberi dall’organismo; esistono infatti delle situazioni, patologiche e non, in cui la produzione di radicali liberi aumenta in modo tale che la “barriera” di difese antiossidanti non è più in grado di neutralizzarli: siamo allora in presenza di uno Stress Ossidativo.
Questa serie di reazioni può durare da frazioni di secondo ad alcune ore e può essere ridimensionata o arrestata dalla presenza dei vari agenti antiossidanti.
Gli agenti antiossidanti, grazie alla loro struttura molecolare, riportano l’equilibrio chimico nei radicali liberi grazie alla possibilità di fornire loro gli elettroni di cui sono privi senza per questo diventare pericolosi.
Alcuni antiossidanti sono contenuti negli alimenti, ad esempio: vitamine (Betacarotene, Alfa-Tocoferolo); minerali (Selenio), altri antiossidanti vengono fabbricati dalle cellule stesse.

UN ESEMPIO DI MEDICINA OLISTICA PER I PARKINSONIANI: LA BIODANZA

Oggi la terapia farmacologica del Parkinson è supportata anche da interventi complementari di Biodanza. In Biodanza si sviluppa la sfera della trascendenza attraverso la conoscenza del proprio mondo interiore e la scoperta di una percezione olistica dell’universo. I risultati sono molto evidenti sul piano fisico perché questa metodologia agisce sia a livello emozionale che psicologico.
La differenza fondamentale tra i metodi riabilitativi tradizionali e la Biodanza sta nel fatto che i primi si occupano di riabilitare la parte malata dell’individuo, lavorando sui sintomi con proposte mirate a correggere la postura o a migliorare la motricità globale.
La Biodanza, invece, stimolando la parte ancora sana del paziente, induce a muoversi in altro modo, creando una forte risposta emozionale e un netto coinvolgimento nell’attività, dando sollievo e motivando la persona.
Realizzare una danza semplice esige il cambiamento degli schemi motori: i vari impulsi di adattamento ad ogni movimento della danza comportano una complessità superiore a quella messa in gioco da semplici esercizi meccanici.
Il contatto affettivo all’interno del gruppo ristabilisce la comunicazione, fortifica la coscienza e la propria identità. In questo modo la fiducia in sé stessi e l’autostima aumentano e con esse la progressiva autonomia nel movimento.

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