NOTIZIE SCIENTIFICHE ANNO 2004
(Notizie selezionate da
http://www.neuro.unibo.it/pill/pillole.htm)

AGONISTI DOPAMINERGICI NEL TRATTAMENTO A LUNGO TERMINE DELLA SINDROME DELLE
GAMBE SENZA RIPOSO
La
sindrome delle gambe senza riposo (RLS) è un disturbo neurologico, presente in
circa il 5-10% della popolazione generale, caratterizzato da una sensazione
interna sgradevole (formicolio, prurito, crampi), localizzata tra il ginocchio e
la caviglia che si presenta nell'ultima parte della serata in concomitanza con
il rilassamento muscolare che precede il sonno.
La sensazione sgradevole trova sollievo solo con il movimento della gamba e, a
volte, costringe ad alzarsi per camminare o mettere il piede su una superficie
fredda.
Questa sintomatologia è associata in circa l’80% dei casi a movimenti periodici
degli arti inferiori che possono causare disturbi del sonno, con possibili
ripercussioni negative, in termini di stanchezza e capacità di concentrazione,
nell’arco della giornata.
L’eziologia della RLS cosiddetta primaria non è stata ancora chiarita e i
trattamenti farmacologici proposti sono fra i più disparati, dai
sedativi-ipnotici (clonazepam, RivotrilÒ),
ad alcuni anticonvulsivanti (gabapentin, NeurontinÒ,
carbamazepina, TegretolÒ)
fino agli agenti dopaminergici, (cabergolina, CabaserÒ,
pramipexolo, MirapexinÒ,
pergolide, NoparÒ,
ropinirolo, RequipÒ)
attualmente considerati i farmaci di prima scelta.
Gran parte degli studi clinici controllati hanno dimostrato l’efficacia a breve
termine degli agonisti dopaminergici nella RLS, ma pochi sono i dati riguardo
l’efficacia e gli eventi avversi nel lungo periodo.
Fra gli effetti sfavorevoli più severi associati all’uso di agenti dopaminergici,
in particolare di levodopa (MadoparÒ
e SinemetÒ)
è da segnalare il fenomeno cosiddetto dell’
”accentuazione” dei sintomi: il bisogno di muoversi e le sensazioni
di fastidio agli arti inferiori si possono manifestare più frequentemente, con
intensità maggiore ed estendersi al pomeriggio o addirittura alla mattina.
Le problematiche della efficacia e tollerabilità della somministrazione a lungo
termine (> 6 mesi, range 7-101 mesi) degli agonisti dopaminergici sono state
valutate in uno studio americano pubblicato di recente (Arch Neurol
2004;61:1393-7) che ha coinvolto 83 pazienti (52 pazienti in terapia con
pramipexolo, 19 con ropinirolo e 12 con pergolide).
Il trattamento si è mantenuto efficace nell’arco del periodo medio dei 6 mesi di
osservazione, ma il dosaggio dei farmaci è stato aumentato significativamente.
Effetti collaterali (sonnolenza diurna, nausea, edema degli arti inferiori, mal
di testa i più comuni) sono stati riportati da circa la metà dei pazienti e nel
12% dei casi hanno richiesto la sospensione del trattamento.
Un’accentuazione moderata dei sintomi, tale da richiedere un’anticipata
somministrazione della dose dei dopaminergici è stata osservata in circa la metà
dei pazienti, mentre nel 20% dei casi è stato necessario aumentare il dosaggio
giornaliero del dopaminergico.
Fra i fattori di rischio per la comparsa dell’aggravamento dei sintomi nell’arco
della giornata, gli autori segnalano una famigliarità positiva per la RLS e la
mancanza di neuropatie ai test elettromiografici.
I meccanismi fisiopatologici sottesi a questo fenomeno non sono noti.
Dati empirici suggeriscono, fra l’altro, che gli agenti dopaminergici a più
breve emivita plasmatica, come la levodopa, sembrano associati ad un più alto
rischio di accentuazione della sintomatologia (Sleep 1996;19:205-13)
rispetto agli agonisti diretti, che possiedono una più lunga emivita
d’eliminazione.