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principi attivi e farmaci
Terapie
alternative e malattia di Parkinson
I radicali
liberi
Un esempio di medicina olistica per i
parkinsoniani: la biodanza

TERAPIE ALTERNATIVE E MALATTIA DI PARKINSON
Che cosa significa realmente “medicina alternativa”?
Con l'espressione medicina alternativa si indicano comunemente tutte
le terapie dissimili dalla medicina scientifica occidentale.
Le medicine alternative si riferiscono spesso a metodi orientali
aventi tradizione cinese, giapponese e indiana (Ayurveda) che si
basano sulla profonda conoscenza del corpo e della sua relazione con
la mente e con lo spirito.
Tra queste terapie le più comuni sono: l'agopuntura, la fitoterapia,
l’omeopatia, le terapie manuali (massaggi, Reiki), le terapie
spirituali, la naturopatia, gli esercizi mente-corpo (yoga, Tai-Chi),
l’utilizzo di integratori a base di enzimi e di vitamine.
I termini di “medicina integrativa”, “olistica” o “complementare”
sono da preferire rispetto al termine di medicina “alternativa”
poiché implicano terapie che si aggiungono o si combinano con la
medicina occidentale (farmaci dopaminergici, chirurgia del cervello
e terapie riabilitative) nell’ambito di un progetto individuale
rivolto alla persona con malattia di Parkinson.
Quali erbe medicinali possono aiutare il malato di
Parkinson?
La Mucuna Pruriens è una pianta tradizionale utilizzata
dall’Ayurveda che contiene la levodopa che, come noto, è un
amminoacido precursore della dopamina. L’assunzione di questa pianta
può quindi aiutare a ridurre taluni sintomi della malattia di
Parkinson.
Le erbe medicinali e gli integratori da banco come le vitamine, gli
enzimi e gli amminoacidi non sono però sufficientemente sottoposti a
farmacovigilanza.
Ciò significa che la qualità, la purezza e il contenuto di questi
farmaci dipendono dall'azienda produttrice che, come consumatori,
sarebbe opportuno contattare chiedendo informazioni circa la purezza
e la sicurezza del prodotto nonché consultare, prima di assumere il
farmaco, un professionista autorizzato (erborista, nutrizionista).
Quasi nessun di questi prodotti da banco è stato specificatamente
studiato per il trattamento della malattia di Parkinson. Alcune erbe
medicinali e integratori potrebbero anche interagire con i farmaci
antiparkinson prescritti oppure causare indesiderati effetti
collaterali.
I malati parkinsoniani dovrebbero assumere il
coenzima Co-Q10?
Il Coenzima Q10 è un componente necessario per la produzione di
energia e per la respirazione cellulare. Ogni cellula nel corpo
contiene CoQ10 che è concentrato nei mitocondri, la zona delle
cellule nella quale è prodotta l'energia.
La carenza di CoQ10 si evidenzia negli anziani e nelle affezioni
coronariche, nella soppressione immunitaria e nelle affezioni
periodontali.
L’integrazione orale con CoQ10 ha dimostrato di invertire i sintomi
causati da queste patologie e di aumentare i livelli di energia.
Il CoQ10 non è al momento attuale un farmaco approvato dalle
autorità sanitarie per il trattamento della malattia di Parkinson ma
una serie di osservazioni e considerazioni lo porrebbe come un
ottimo candidato per una efficace neuroprotezione nella malattia di
Parkinson in quanto:
1) il CoQ10 è un componente intrinseco della catena respiratoria
mitocondriale;
2) l’attività del complesso I della catena respiratoria è
selettivamente ridotta nella Sostanza Nera dei soggetti
parkinsoniani;
3) il CoQ10 è ridotto nei mitocondri e nel siero dei soggetti
parkinsoniani;
4) la somministrazione orale del CoQ10 nei ratti ha determinato un
aumento del contenuto dello stesso enzima nei mitocondri cerebrali.
E’ stato condotto uno studio in doppio cieco randomizzato su quattro
gruppi di pazienti, tutti in fase iniziale di malattia.
Ogni gruppo di 20 malati ciascuno ha ricevuto uno dei seguenti
diversi trattamenti: CoQ10 300 mg, 600 mg, 1200 mg oppure placebo.
La prova ha avuto una durata di 16 mesi. La valutazione del grado di
malattia eseguita mediante l’UPDRS* ha dimostrato che il
gruppo di soggetti che aveva ricevuto la dose di 1200 mg/die di
CoQ10 era quello che aveva avuto un declino inferiore. Non era stata
invece rilevata alcuna differenza fra il gruppo placebo ed i gruppi
che assumevano dosaggi più bassi di CoQ10. Si potrebbe quindi
arguire che il dosaggio più elevato avesse determinato un
rallentamento nella progressione della malattia esercitando quindi
un effetto neuroprotettivo. Tuttavia, si è trattato di uno studio
limitato e, anche se è stato molto indicativo, non è definitivo. In
conclusione, sono necessari ulteriori studi per poter suggerire il
CoQ10 come farmaco da utilizzare normalmente nella terapia della
malattia di Parkinson.
E’ stato, inoltre, osservato nei pazienti parkinsoniani partecipanti
allo studio che il CoQ10 non ha causato effetti indesiderati.
Quali vitamine dovrebbero assumere i pazienti
affetti da Parkinson?
Non è stato fino ad ora dimostrato che specifiche vitamine aiutano a
ridurre i sintomi della malattia di Parkinson. E’ stato teorizzato
che lo stress ossidativo causato dai radicali liberi possa svolgere
un ruolo nella patogenesi del morbo di Parkinson. L’organismo
utilizza gli antiossidanti, come la vitamina C (500-2000 mg/giorno),
per inattivare i radicali liberi. Questa è quindi una vitamina la
cui assunzione potrebbe essere opportunamente valutata, anche se non
è certa la sua reale efficacia.
E’ utile la fisiokinesiterapia?
E’ particolarmente raccomandata l’effettuazione di esercizi fisici
di ogni tipo con esclusione di quelli che aumentano il rischio
caduta.
Gli esercizi fisici aiutano ad incrementare la resistenza fisica e
la massa muscolare, a migliorare il trasporto di ossigeno al
cervello, al cuore ed ai muscoli, a migliorare la mobilità, la
coordinazione, l'equilibrio e la flessibilità.
Le tecniche come lo yoga e il Tai-Chi guidano alla ricerca di un
benefico equilibrio psico-fisico e migliorano l’equilibrio e la
mobilità delle persone affette dalla malattia di Parkinson.
Lo Yoga riguarda in particolare il corpo e la mente. Comprende varie
pratiche: posizioni del corpo, controllo ed espansione del respiro,
concentrazione, meditazione, tecniche di rilassamento. Le varie
posizioni favoriscono l’interazione fra le attitudini del corpo e il
sistema nervoso il cui buon funzionamento porta salute all’intero
organismo.
Il Tai-Chi inizia con lo studio dei movimenti eseguiti in "forma
lenta". La pratica attenta e costante di questa tecnica, grazie alla
sua morbidezza, alla circolarità e alla lentezza con cui è eseguita,
rende il corpo più agile e armonioso, migliora la postura ed ha un
effetto benefico sul sistema nervoso e sulla circolazione.
La creatina può aumentare la resistenza
fisica?
La creatina è un prodotto da banco che rifornisce di fosforo le
cellule muscolari le quali possono produrre più ATP, la fonte
principale di energia di tutte le cellule.
La dose giornaliera suggerita di creatina è di un cucchiaino da tè
mescolato con un liquido. Le persone che assumono creatina si
sentono più forti e notano spesso un aumento della massa muscolare.
Alcuni studi clinici segnalano che la somministrazione quotidiana di
creatina migliora il pensiero e la memoria. Sulla base di studi
pilota, la creatina sembra possa essere utile nei pazienti
parkinsoniani. Tuttavia, non è stato dimostrato che questo farmaco
sia efficace nella malattia di Parkinson.
Prima di assumere creatina, si consiglia di controllare con il
medico la sicurezza di questo farmaco in base alle proprie
condizioni di salute, in particolare se sussistono problemi renali.
Quale terapia olistica seguire?
Olistico significa "nella sua interezza". Quando accostiamo il
termine di olistico alla parola terapia, intendiamo una forma di
cura totale della persona che considera il soggetto nella sua unione
di corpo, mente, emozioni e spirito. Dunque, la caratteristica
principale delle Terapie Olistiche è quella di mettere su un unico
piano gli aspetti fisici, mentali, emotivi e spirituali della
persona che si ha in cura.
CONCLUSIONI
Se si decide di seguire questo percorso terapeutico, i tipi di
terapia olistica sono numerosi occorre quindi trovare quella più
adatta alla propria personalità e alla propria domanda terapeutica,
consultando anche degli esperti.
Praticano terapie olistiche professionisti autorizzati: medici di
medicina orientale, osteopati, naturopati, omeopati, agopunturisti
ed erboristi.
Adattato da un articolo di Jill Mariama- APDA
*Unified
Parkinson’s Disease Rating Scale (UPDRS):
scala di valutazione utilizzata neri protocolli di ricerca. Ad ogni
sintomo o segno è attribuito un punteggio da 0 a 4; sommando i
punteggi si possono ottenere valutazioni parziali relative allo
stato mentale, alle attività quotidiane ed alla funzione motoria,
oppure una valutazione totale.

I RADICALI LIBERI
I radicali liberi sono prodotti di “scarto” che si formano
naturalmente all’interno delle cellule del corpo quando l’ossigeno
viene utilizzato nei processi metabolici per produrre energia
(ossidazione).
Se sono in quantità minima aiutano il sistema immunitario
nell'eliminazione dei germi e nella difesa dai batteri.
Dal punto di vista biochimico, i radicali liberi sono molecole
instabili, atomi con elettroni in numero dispari. Questo li porta a
ricercare un equilibrio appropriandosi dell’elettrone delle altre
molecole con le quali vengono a contatto, molecole che diventano
instabili e che a loro volta ricercano un elettrone e così via,
innescando un meccanismo di instabilità a “catena” che finiscono col
danneggiare irreversibilmente strutture cellulari come le proteine,
i lipidi, e lo stesso DNA. Naturalmente il nostro organismo ha
sviluppato nella sua evoluzione dei metodi di difesa molto complessi
e delicati, ma queste difese non sono sempre efficaci al 100%
nell'eliminare i radicali liberi dall'organismo; esistono infatti
delle situazioni, patologiche e non, in cui la produzione di
radicali liberi aumenta in modo tale che la "barriera" di difese
antiossidanti non è più in grado di neutralizzarli: siamo allora in
presenza di uno Stress Ossidativo.
Questa serie di reazioni può durare da frazioni di secondo ad alcune
ore e può essere ridimensionata o arrestata dalla presenza dei vari
agenti antiossidanti.
Gli agenti antiossidanti, grazie alla loro struttura molecolare,
riportano l’equilibrio chimico nei radicali liberi grazie alla
possibilità di fornire loro gli elettroni di cui sono privi senza
per questo diventare pericolosi.
Alcuni antiossidanti sono contenuti negli alimenti, ad esempio:
vitamine (Betacarotene, Alfa-Tocoferolo); minerali (Selenio), altri
antiossidanti vengono fabbricati dalle cellule stesse.


UN ESEMPIO DI MEDICINA OLISTICA PER I PARKINSONIANI:
LA BIODANZA
Oggi la terapia farmacologica del Parkinson è supportata anche da
interventi complementari di Biodanza. In Biodanza si sviluppa la
sfera della trascendenza attraverso la conoscenza del proprio mondo
interiore e la scoperta di una percezione olistica dell’universo. I
risultati sono molto evidenti sul piano fisico perché questa
metodologia agisce sia a livello emozionale che psicologico.
La differenza fondamentale tra i metodi riabilitativi tradizionali e
la Biodanza sta nel fatto che i primi si occupano di riabilitare la
parte malata dell’individuo, lavorando sui sintomi con proposte
mirate a correggere la postura o a migliorare la motricità globale.
La Biodanza, invece, stimolando la parte ancora sana del paziente,
induce a muoversi in altro modo, creando una forte risposta
emozionale e un netto coinvolgimento nell’attività, dando sollievo e
motivando la persona.
Realizzare una danza semplice esige il cambiamento degli schemi
motori: i vari impulsi di adattamento ad ogni movimento della danza
comportano una complessità superiore a quella messa in gioco da
semplici esercizi meccanici.
Il contatto affettivo all’interno del gruppo ristabilisce la
comunicazione, fortifica la coscienza e la propria identità. In
questo modo la fiducia in sé stessi e l’autostima aumentano e con
esse la progressiva autonomia nel movimento.
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