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Dalle altre pagine:
I problemi non motori
L'insonnia nella malattia di Parkinson
Il disturbo Rem-Behaviour
I disturbi del sonno
Consigli in breve
Dossier sonno: i disturbi del sonno nell'anziano
I disturbi respiratori: l'apnea
Il test dell'addormentamento
Le alterazioni del ritmo sonno-veglia
I farmaci

L’INSONNIA NELLA MALATTIA
DI
PARKINSON
DR. L. PARRINO
Neurologo presso il Centro di Medicina del Sonno
Istituto di Neurologia dell’Università degli Studi di Parma
L’insonnia
è abbastanza frequente nei pazienti affetti dalla malattia di Parkinson ed
è
caratterizzata dalla difficoltà sia di addormentarsi, sia di mantenere il
sonno.
Durante la notte i pazienti lamentano frequenti e prolungati risvegli.
Il morbo di Parkinson causa una riduzione dei movimenti spontanei anche
durante il sonno (acinesia).
A letto, rimanere nella stessa posizione per quattro o cinque ore può
causare dolori diffusi alla schiena ed agli arti.
I pazienti sono, quindi, costretti a svegliarsi per potersi aiutare a
trovare una posizione maggiormente confortevole oppure devono chiamare un
familiare che li aiuti (o un infermiere se ricoverati in ospedale).
Spesso
dicono: “Sono costretto a svegliarmi non perché ne senta il bisogno ma
perché ho la necessità di girarmi nel letto e devo aiutarmi per muovermi”.
Chiedendo aiuto o dandosi aiuto devono interrompere il loro sonno.
Alcuni pazienti parkinsoniani affermano, inoltre, di fare fatica ad
addormentarsi.
Riferiscono di essere agitati ed ansiosi quando devono coricarsi.
In questi casi possono essere aiutati con un blando sedativo (magari da
assumere una sera sì, una sera no).
Una volta che sono rilassati, che sono a letto, magari riescono a passare
una notte discreta.
Talune cause dell’insonnia del paziente parkinsoniano:
-
Alcuni sintomi il tremore, la bradicinesia
e la
rigidità muscolare.
La bradicinesia e la rigidità muscolare possono causare una riduzione dei
normali movimenti corporei notturni, con conseguente discomfort ed un
incremento del numero dei risvegli durante la notte.
Il tremore può
apparire nelle fasi di sonno leggero non-REM (stadi 1 e 2) come pure in
rapporto ai cambiamenti di fase del sonno, soprattutto subito prima o
subito dopo la comparsa di una fase di sonno REM;
- Modificazioni
neurochimiche proprie della malattia.
Nella
malattia di Parkinson sono state riscontrate alterazioni, a causa del
deficit di dopamina, a livello dei sistemi colinergici, noradrenergici e
serotonergici: tutti questi sistemi sono implicati nel controllo e nella
regolazione del sonno;
- Ipersensibilità alla levodopa.
In alcune persone la levodopa ha un effetto
di amfetamina, “le fa diventare agitate”.
C’è da tenere presente che mentre a basse dosi la levodopa ed i farmaci
dopaminoagonisti favoriscono e stabilizzano il sonno, a dosi più alte
aumentano la latenza di addormentamento e frammentano il sonno soprattutto
nella prima parte della notte;
-
L’uso combinato di farmaci antiparkinson
(levodopa e selegilina).
Se il paziente è in terapia con selegilina (Jumex), l’ultima dose non
dovrebbe essere assunta dopo mezzogiorno al fine di evitare l’insonnia
connessa ai suoi metaboliti amfetaminici.
Se ciò viene già fatto senza
effetto favorevole, si dovrà considerare la sua completa sospensione.
Anche l’amantadina (Mantadan) può produrre insonnia per i suoi effetti
stimolanti e in questo caso dovrebbe essere considerata una riduzione
della dose oppure la sua sospensione;
- Patologie associate alla malattia di Parkinson: la depressione.
Taluni
pazienti dicono “non faccio fatica a addormentarmi però mi sveglio presto
il mattino”. A volte, una forma di depressione può causare disturbi del
sonno (depressione mascherata). La situazione può, però, migliorare
attraverso l’uso di farmaci antidepressivi che non peggiorano la malattia
di base (l’amitriptilina o la nortriptilina da 10 a 25 mg al momento di
coricarsi).
Alcune altre patologie:
la
sindrome del russamento e delle apnee nel sonno; la sindrome delle
gambe senza riposo; il periodico movimento
degli arti durante il sonno, generalmente degli arti inferiori; lo stimolo
impellente ad urinare (nicturia);
- Confusione, allucinazioni, incubi.
I pazienti si svegliano nella notte con una
paura terribile che qualcuno faccia loro del male, hanno fatto un brutto
sogno.
Sogni vividi: vedono persone che non ci sono più con una lucidità
impressionante, ne raccontano anche i particolari.
Non bisogna mai
sottovalutare questi disturbi. Si può dire al paziente: “Stia tranquillo,
questo è un disturbo secondario che non è pericoloso per la salute ed è
possibile intervenire con un’adeguata terapia”;
- Distonie, crampi dolorosi che si manifestano più spesso nelle prime ore
mattutine.
I farmaci anticolinergici possono migliorare o alleviare questi disturbi;
- L’ora di somministrazione della levodopa non è adeguata per il paziente.
Il paziente può, ad esempio, accorgersi che prendendo la levodopa prima
delle 19,00 dorme meglio la notte.
Sono aspetti importanti da segnalare
allo specialista.
Il controllo della qualità del sonno è un aspetto molto
importante nella cura delle persone con malattia di Parkinson perché, se
si dorme male la notte, durante il giorno si possono poi avere delle
ricadute di sonnolenza.
C’è, inoltre, da considerare che taluni farmaci
antiparkinson (ad esempio: Pramipexolo, Ropinirolo) possono a loro volta
dare sonnolenza durante le ore di veglia.
Le persone quindi che dormono male di notte possono anche avere, sulla
spinta dei farmaci antiparkinson, una sonnolenza diurna che è ritenuta
inaccettabile rispetto ad una giornata di vita produttiva.
E’ molto utile,
in questi casi, la tenuta di un diario quotidiano del sonno per
controllare che sussista un buon equilibrio tra il sonno della persona e
l’ora di assunzione dei farmaci antiparkinson.
TERAPIA
Di fronte a un disturbo del sonno, anche nel soggetto con malattia di
Parkinson, occorre innanzitutto verificare se il soggetto rispetta tutte
quelle buone abitudini (astensione dal fumo, dal caffè e dall’alcool
perlomeno nelle ore serali, regolarità degli orari del sonno, ecc.) che
vanno sotto il nome di Norme di Igiene del Sonno e che, se vengono
regolarmente trasgredite, possono causare disturbi del ciclo sonno/veglia,
tra cui l’insonnia.
Un’attenta calibrazione della terapia antiparkinson in merito al dosaggio
e ai tempi di somministrazione dei farmaci, può influire positivamente su
qualità e quantità del sonno notturno.
In generale, l’uso a lungo termine degli ipnotici non è raccomandato per
la possibile comparsa di dipendenza fisica e di effetti collaterali di
tipo cognitivo.
Se si
ravvede, tuttavia, la necessità di usare specificatamente farmaci
ipnotici, sono da preferire quelli a più breve durata di azione,
meglio di
tipo non benzodiazepinico, quali le imidazopiridine e i ciclopirro-lonici.
In conclusione, i disturbi del sonno sono di frequente
riscontro nella malattia di Parkinson e possono essere in rapporto a
diversi fattori. Essi non vanno certamente sottovalutati anche perché la
loro risoluzione permette un globale miglioramento della qualità di vita
dei pazienti parkinsoniani.

IL DISTURBO REM-BEHAVIOUR
Spesso i
coniugi dei pazienti con morbo di Parkinson riferiscono che di notte i
pazienti vanno incontro ad episodi di “agitazione” durante i quali
parlano, gridano e gesticolano talora in modo brusco.
E’ un
disturbo che si presenta improvvisamente nel sonno REM (dalla sigla
anglosassone Rapid eyes movements “movimenti oculari
rapidi”) durante il quale si manifestano generalmente i sogni. Il soggetto
parla ed emette urla, si muove bruscamente così che può cadere dal letto o
ferire il compagno di letto, compie talora movimenti di difesa da
un’aggressione; al risveglio dall’episodio spesso riferisce che stava
sognando.
Tali
episodi, che vanno nettamente distinti dai sogni terrificanti e dal pavor
notturno, si verificano principalmente nella seconda parte della notte ma
possono manifestarsi anche a breve distanza dall’addormentamento.
Normalmente, durante il sonno REM, il tono dei muscoli è molto rilassato o
completamente abolito, per cui il soggetto, anche se sogna, non può
interagire con ciò che sta sognando.
Nel disturbo
REM-Behaviour, per una disfunzione a livello di particolari strutture del
Sistema Nervoso Centrale, il tono dei muscoli non è inibito e il paziente
prende come ad “interagire” con le azioni ed emozioni del sogno, pur
continuando sostanzialmente a dormire durante l’episodio. Il REM-Behaviour
è un disturbo di frequente riscontro nel morbo di Parkinson.
Dati recenti
della letteratura avvalorano sempre più l’ipotesi che tale disturbo possa
precedere, talora anche di molti anni, la malattia di Parkinson,
presentandosi inizialmente come un disturbo isolato.
Di fronte al
disturbo REM-Behaviour, basse dosi di una particolare benzodiazepina, il
clonazepam (da 0,25 a 1,0 milligrammi per notte), somministrata la sera al
momento di coricarsi, hanno dimostrato di avere un’ottima efficacia nel
controllare il disturbo.
DR.
CLAUDIO PACCHETTI
Istituto Neurologico “C. Mondino”- Pavia


I
DISTURBI
DEL SONNO

Le
cause dei disturbi del sonno dovuti per lo più alla malattia di Parkinson
sono:
- l'acinesia notturna che impedisce al paziente di muoversi agevolmente
nel letto e di trovare la giusta posizione per dormire;
- le discinesie e le distonie spesso accompagnate da crampi dolorosi alle
gambe;
- i disturbi della vescica, impellente bisogno di urinare, spesso
doloroso; l'incontinenza;
- dolori diffusi alla schiena e agli arti appaiono più frequentemente di
notte che di giorno, in parte dovuti alla rigidità;
- allucinazioni (per lo più visibili), incubi e confusione;
- paure e pensieri, per esempio in caso di depressione, possono impedire
di addormentarsi o portare ad un risveglio mattutino precoce;
- respirazione irregolare: breve e veloce a causa dell'acinesia. Anche
durante il sonno si sono costatati disturbi della respirazione. Fino ad
1/5 dei malati di Parkinson osservati soffrirebbe della sindrome di apnea
del sonno. Non esistono, tuttavia, studi che dimostrino il collegamento di
tale sindrome con la durata o la gravità della malattia di Parkinson o
con l'acinesia.
Il consumo di alcool prima di andare a letto può peggiorare notevolmente
una leggera sindrome di apnea del sonno.
TERAPIA
Esistono, per fortuna, diverse possibilità terapeutiche, in parte molto
efficaci, per favorire un buon sonno anche per i pazienti parkinsoniani.
L'obiettivo è quello di ridurre l'acinesia notturna.
In queste situazioni può essere utile la somministrazione al momento di
coricarsi di levodopa in una preparazione a rilascio controllato (Sinemet
CR, Madopar HBS) eventualmente combinata con un inibitore delle COMT (entacapone:
COMTAN) oppure anche con un farmaco dopamino-agonista con una prolungata
emivita. Studi recenti riguardanti la Cabergolina, farmaco
dopamino-agonista che ha una lunga permanenza nell'organismo (circa 65
ore), hanno dimostrato che questo farmaco migliora i sintomi motori
notturni e conseguentemente migliora la qualità del sonno. La Cabergolina
sembra quindi avere maggiori vantaggi rispetto ai preparati L-Dopa retard.
L'assunzione di tale farmaco prima di coricarsi nonché l'incremento
progressivo del dosaggio dovrà peraltro essere valutato dal medico
insieme al paziente. Varrebbe, quindi, eventualmente la pena di assumere
un simile farmaco durante la notte. Ciò può portare anche una minore
comparsa dei crampi ai polpacci e delle distonie dolorose del piede ad
insorgenza mattutina.
Se l'insonnia è causata dai movimenti involontari (discinesie) la terapia
con Levodopa dovrà essere ridotta. Nel caso in cui i pazienti sono in
terapia con selegilina (Jumex), l'ultima dose non dovrebbe essere assunta
dopo mezzogiorno per evitare l'insonnia connessa ai suoi metaboliti
amfetaminici. Se ciò è già fatto si dovrà considerare la sua completa
sospensione. Anche l'amantadina (Mantadan) può produrre insonnia per i
suoi effetti stimolanti anche in questo caso dovrebbero essere considerate
una riduzione della dose o la sua sospensione.
Un bagno caldo o una passeggiata serale prima di coricarsi sono mezzi
semplici ma all'occasione efficaci.
Una importante misura preventiva contro le frequenti minzioni notturne che
però viene regolarmente dimenticata, è quella di non bere almeno
mezz'ora prima di coricarsi.
La causa dello stimolo ad urinare e dell'incontinenza dei malati di
Parkinson è legata all'iperattività del muscolo della vescica.
La malattia di Parkinson colpisce generalmente persone anziane che possono
facilmente presentare problematiche della minzione legate alla stessa età
(iperplasia della prostata). Prima di iniziare la terapia prevista, è
necessario effettuare una analisi approfondita del disturbo, rivolgendosi
eventualmente ad un urologo. Escludendo altre possibili cause, specifici
farmaci possono calmare la vescica irritata: gli anticolinergici ad azione
periferica: Ditropan, Detrusitol (1 mg-2 mg) o i farmaci miolitici (Genurin,
Cistalgan).
Niente da eccepire per quanto riguarda gli analgesici (antireumatici,
preferibilmente in formula retard) se sono ben sopportati.
In caso di confusione o allucinazioni, occorre prima di tutto rivalutare
il dosaggio dei farmaci antiparkinson (per esempio: ridurre le dosi per la
notte). Se ciò è impossibile, come in caso di maggiore rigidità che a
sua volta accentua i disturbi del sonno, è opportuno che siano
somministrati speciali neurolettici atipici (clozapina).
La depressione può essere curata molto bene anche nei malati
parkinsoniani con la somministrazione di farmaci antidepressivi. Sono
infatti disponibili in commercio farmaci antidepressivi senza effetti
collaterali colinergici che non peggiorano la malattia di base, calmano un
po' e, se presi la sera, conciliano il sonno. Le scelte più comuni
includono l'amitriptilina o la nortriptilina, da 10 a 25 mg al momento di
coricarsi.
L'uso di farmaci sedativi-ipnoinducenti (tra cui clonazepam 0.5-1 mg,
Diazepam 1-5 mg, Temazepam 15-30 mg, particolarmente se a breve durata di
azione, può essere una delle opzioni nel trattamento dell'insonnia
idiopatica, intesa come disturbo primario del sonno non legato alla
malattia di Parkinson.


CONSIGLI IN BREVE
MALATTIA DI PARKINSON
Le cause dei disturbi del sonno:
- acinesia notturna
- distonie, crampi ai polpacci
- stimolo impellente ad urinare, incontinenza
- dolori, rigidità
- confusione, allucinazioni, incubi
- paure, depressione.
Non dimenticare: i disturbi sono spesso indipendenti dalla malattia di
Parkinson.
PARKINSON
E DISTURBI DEL SONNO: COSA FARE?
Prevenzione:
- prima di andare a letto non bere
- niente alcool la sera tardi
- eventualmente un bagno caldo, una passeggiata serale (movimento)
.
TERAPIA
- per la notte, in caso di acinesia notturna, somministrazione di Levodopa a
rilascio prolungato (Sinemet CR, Madopar HBS) associato eventualmente ad un
farmaco dopamino-agonista a lunga durata di azione ("long-acting");
- farmaci che controllano l'iperattività della vescica;
- analgesici in caso di dolori articolari;
- in caso di confusione o di allucinazioni rivalutare il dosaggio dei
farmaci antiparkinson, prescrivere farmaci neurolettici atipici (ad
esempio, clozapina);
- antidepressivi in caso di depressione
;
- usare con precauzione i sedativi (hanno effetto anche il giorno dopo).
CO ME DEVE ESSERE IL
LETTO
- è consigliabile un materasso duro, potete muovervi meglio.
- un coprimaterasso di lana di pecora dà
più calore di un normale
mollettone.
- per coprirvi potete usare una coperta leggera che vi facilita nel
girarvi, per esempio una trapunta di seta naturale o di piuma d'oca.
- un ulteriore aiuto: mettetevi dei calzini, il maggior attrito dei piedi
contro il materasso vi potrà aiutare a spingere con maggio forza
aiutandovi nel movimento;
- biancheria scivolosa (lenzuola e pigiama di seta) per potervi girare
meglio.
- contro il sudore eccessivo: cuscini di miglio o di spelata. Cuscini di
erbe possono favorire il sonno.
Da
"PARKINSON"
Notiziario della Associazione Svizzera del Morbo di Parkinson


DOSSIER
SONNO: I DISTURBI DEL SONNO NELL'ANZIANO
Negli
anni '80 è stata effettuata un'indagine sui disturbi del sonno da parte
del Centro di Medicina del sonno di Parma che ha interessato la
popolazione residente nella Repubblica di San Marino, prescelta per le sue
caratteristiche di omogeneità che ne facilitavano il controllo
epidemiologico. I risultati di questa indagine (poi confermati anche da
studiosi di altre parti del mondo) hanno rilevato che tali disturbi
colpiscono in media il 13.4% della popolazione adulta e, a mano a mano che
passano gli anni, questa percentuale tende a salire.
Da giovane è molto più facile dormire bene: sotto i 20 anni solo l'1-2
per cento di persone soffre di insonnia; a 40 anni gli insonni sono già
il 20%.
Fino a 40-45 anni sia gli individui di sesso maschile, che femminile
presentano lo stesso tipo di disturbo. Dopo i 45 anni, nelle donne la
percentuale di chi dorme male raddoppia, mentre negli uomini il disturbo
tende a crescere con l'aumentare dell'età ma in maniera leggermente più
bassa.
Secondo alcuni, dopo i 45 anni, le donne presentano questa maggiore
fragilità nel sonno a causa di una serie di disturbi legati oltre che
alla menopausa ad una vera e propria crisi esistenziale, la cosiddetta
"sindrome del nido vuoto". I figli, ormai autosufficienti, si
allontanano dalla famiglia. Le donne vivono questi cambiamenti all'interno
della famiglia come un dramma personale. Lo stress che ne consegue si può
manifestare nel disturbo del sonno.
IL
SONNO DEGLI ANZIANI
Si ritiene, comunemente, che le persone anziane dormano di meno. In realtà,
tendono a ridurre la quantità del sonno notturno con frequenti risvegli
che poi recuperano durante le ore del giorno.
Attraverso la registrazione del sonno di queste persone si può osservare
che, nell'arco delle 24 ore, il tempo totale di sonno è uguale a quello
dell'adulto giovane di 20-30 anni. L'anziano tende, quindi, a diluire le
ore di sonno nelle 24 ore.
Ciò accade perché, con il passare degli anni (da zero anni a 100 anni),
c'è una riduzione marcata dello stadio quarto del sonno (4 NON REM)
corrispondente alla produzione di sonno più profondo, più riposante, più
stabile, più ricco. Con tale riduzione, il sonno delle persone anziane
diviene più superficiale, più fragile.
LE
TURBOLENZE
Durante la notte esistono nel sonno delle turbolenze. E' come se, nel
nostro cervello, le onde di attività cerebrale si trasformassero in un
mare agitato.
Negli anziani questa turbolenza aumenta. E' come se, durante la notte,
l'attività cerebrale di una persona anziana avesse voglia di tempesta. Più
tempesta c'è, più instabilità c'è nel cervello.
E' perciò più facile che la persona avverta i rumori di fondo che la
circondano e che abbia dei bruschi risvegli notturni.
A volte, nell'anziano, queste turbolenze potrebbero essere causate non
solamente dall'invecchiamento del cervello, ma anche da altri disturbi di
origine organica (come il morbo di Parkinson) oppure psichica (dispiaceri,
ansia, depressione, stress, preoccupazioni). Alcuni anziani, ad esempio,
soffrono di prostata e sono costretti durante la notte ad alzarsi spesso
per andare in bagno. In questo caso è una turbolenza legata alla
funzionalità del corpo il quale trasmette specifiche informazioni al
cervello che obbliga l'individuo a svegliarsi.
Durante la notte c'è una specie di controllo generale da parte del
cervello. Il cervello non è isolato rispetto al corpo. E' sempre presente
ed è in grado di tenere sotto controllo le funzioni a cui presiede.
Un'eccessiva turbolenza può, però, divenire un pericolo per la stabilità
del cervello che, durante la notte, è come se fosse disturbato da un
vento continuo.
Mediante l'encefalogramma è possibile calcolare la percentuale di queste
turbolenze (10%-50%). Solitamente, se tale percentuale raggiunge circa il
60% significa che la persona ha dormito molto male.
Queste turbolenze celebrali, nel momento in cui divengono importanti, non
hanno solamente un'influenza sul cervello ma mostrano di avere delle
conseguenze su altre funzioni del corpo (ad esempio: sulla frequenza
cardiaca, sulla pressione arteriosa, sull'ossigenazione del sangue per la
respirazione).
Nell'anziano, alcune patologie possono avere un influsso negativo sul
sonno.
I
DISTURBI MOTORI
In corrispondenza di queste turbolenze a livello cerebrale, si possono
verificare nell'anziano disturbi motori con scosse ai muscoli, soprattutto
a quelli delle gambe. Trattasi della sindrome delle gambe senza riposo.
Molte persone si presentano al Centro del sonno dicendo: "Mio marito
(o mia moglie), durante la notte, mentre dorme, tira calci, ha delle
scosse alle gambe".
Le persone che soffrono di questa patologia fanno fatica ad andare a
letto, hanno una smania alle gambe, non riescono a tenerle ferme. Si
devono alzare anche quando sono pronti per andare a dormire, devono
camminare, si sfregano le gambe, si mettono a sedere, poi si alzano di
nuovo nel tentativo di attenuare il fastidio. E' un cerimoniale che può
durare mezz'ora, anche tre quarti d'ora.
Poi magari, con fatica, riescono a prendere sonno, però, non è finita lì.
Quella smania che avevano prima di dormire si perpetua anche durante la
notte. Inconsapevolmente, durante la notte, possono avere scosse ritmiche
alle gambe anche a centinaia. La mattina si svegliano completamente
distrutte.
Una varietà di tale sindrome, di cui soffrono anche alcuni pazienti
parkinsoniani, è rappresentata dalle contrazioni muscolari agli arti
inferiori (crampi) che si ripetono ogni 20-30 secondi, protraendosi per
lunghi periodi della notte.
Esistono farmaci che possono curare e migliorare questi disturbi (le
benzodiazepine che hanno un effetto calmante sul sistema nervoso centrale,
non sopprimono del tutto il disturbo ma sono in grado di indurre e di
stabilizzare il sonno; la levodopa e gli agonisti-dopaminergici).
I
DISTURBI RESPIRATORI:
L'APNEA
Un
altro disturbo del sonno che può manifestarsi in corrispondenza di queste
turbolenze notturne, è il fenomeno dell'apnea.
Le apnee sono delle interruzioni della respirazione e rendono il sonno
frammentato e meno riposante.
Da coricati, in condizioni normali, l'aria passa attraverso le vie aeree
superiori: naso, bocca, faringe; non dovrebbe esserci quindi né il
russamento e neanche l'apnea.
Un restringimento della via aerea causa una difficoltà nel passaggio
dell'aria.
L'aria è quindi costretta ad attraversare un passaggio ristretto e lo fa
a velocità maggiore provocando dei vortici che determinano vibrazioni
rumorose del palato molle, dove si trova l'ugola. Si ha, allora, il
russamento o quando tale passaggio si chiude del tutto si ha l'apnea.
Per le persone che soffrono di apnea, una volta addormentati, la
respirazione diviene problematica. Le loro notti sono costellate da
continui arresti e ripartenze degli atti respiratori.
Le apnee si manifestano in entrambi i sessi con una certa predominanza
negli uomini.
Più a rischio sono gli individui in sovrappeso e gli obesi (il tessuto
adiposo causa un restringimento delle vie aeree). Un rilassamento molto
pronunciato dei muscoli, dovuto ad una eccessiva stanchezza oppure
all'avere bevuto dell'alcool, può creare anche questo restringimento
delle vie aeree.
C'è peraltro una quota di pazienti che, benché non sia in sovrappeso,
presenta delle caratteristiche anatomiche che rendono difficoltoso il
passaggio dell'aria (subostruzione nasale, lingua troppo voluminosa,
mandibola troppo piccola, tonsille ingrossate...).
Nei casi di apnea, per riprendere a respirare, è necessario che si
risveglino le strutture cerebrali che guidano la respirazione.
Il cervello, infatti, interviene immediatamente per interrompere l'apnea
prima che sia troppo tardi, riaprendo le vie aeree. La persona si sveglia,
poi di nuovo si addormenta, va in apnea e poi di nuovo, attraverso
l'intervento del cervello, riprende a respirare.
Chi soffre di apnea notturna dorme male e spesso non si rende conto di
questo disturbo Al mattino è distrutto ed è soggetto, durante il giorno,
a sonnolenza.
Grazie ad una apparecchiatura portatile, tipo Holter, è possibile
studiare i pazienti a domicilio e valutare tale tipo di disturbo. Questa
patologia, se non è curata, a lungo andare, può causare complicanze a
carico dell'apparato cardiocircolatorio: ipertensione arteriosa, aritmie,
lesioni vascolari acute a livello cardiaco e cerebrale.
L'apnea è un fenomeno fisiologico se il numero delle volte in cui si
manifesta rimane contenuto. Per parlare di malattia occorre che si
verifichino almeno 50 apnee per notte. In questo caso occorre segnalare il
disturbo al medico ed eventualmente effettuare ulteriori indagini al
Centro del sonno.
In questi casi i possibili rimedi possono consistere:
- nel dimagrimento del paziente in sovrappeso;
- nell'utilizzo, nei casi più lievi, di protesi odontoiatriche che
facciano avanzare la mascella in modo da favorire il passaggio di aria;
- nell'uso di una mascherina collegata ad un microcompressore che consente
di aumentare la pressione dell'aria inspirata;
- nel ricorso (nei casi in cui sia compromessa la qualità di vita) ad
interventi chirurgici per eliminare l'ostruzione delle vie respiratorie.
IL
TEST DELL'ADDORMENTAMENTO
Non
si può studiare il sonno solamente di notte. E' importante, infatti,
capire se l'aver dormito bene o male di notte ha delle conseguenze sulla
capacità di performance durante il giorno. Attraverso "il test delle
latenze multiple del sonno" viene misurata, da un punto di vista
quantitativo, la tendenza all'addormentamento. Durante il test, effettuato
di solito presso Centri del sonno, si invita la persona a addormentarsi in
orari diversi della giornata (alle dieci, alle dodici, alle quattordici,
alle sedici e alle diciotto) in una stanza chiusa, senza rumore, senza
luce. L'obiettivo è di misurare il tempo che impiega a addormentarsi. Un
valore di addormentamento inferiore ai cinque minuti segnala una eccessiva
sonnolenza diurna. E' stata effettuata un'indagine per stabilire la
tendenza a addormentarsi di diverse categorie di individui. Gli anziani
hanno la tendenza, alle ore dieci, a addormentarsi non prima di quindici
minuti, mentre tra le ore 14 e le 16 vi impiegano meno di dieci minuti.
Coloro che sono affetti dalla sindrome di apnea si addormentano in meno di
4/5 minuti. Durante la notte, queste persone, hanno avuto centinaia e
centinaia di apnee e centinaia e centinaia di risvegli ed hanno perciò un
estremo bisogno di sonno.

LE
ALTERAZIONI DEL RITMO SONNO-VEGLIA
In
ognuno di noi c'è una specie di orologio biologico che regola quando
dobbiamo rimanere svegli e quando andare a dormire. Il fatto che sia più
facile addormentarsi al buio non è affatto casuale ma è collegato al
rilascio di alcuni neurotrasmettitori e ormoni (come la melatonina) che
quando cala la luce vanno ad influenzare il nostro orologio biologico. Il
nostro cervello è predisposto a addormentarsi nelle ore notturne. In
teoria, il tempo migliore per dormire sarebbe tra le 23 e le 7.
C'è, inoltre, una tendenza naturale del cervello a volersi riposare tra
le ore 14 e le 16 (circa).
La deprivazione di sonno causa sonnolenza. Non dimentichiamo le morti del
sabato sera, spesso attribuite all'uso di alcool e a stupefacenti. Questi
sono fattori accessori. Nella stragrande maggioranza sono dovute al
classico colpo di sonno.
Le alterazioni del ritmo sonno-veglia sono condizioni per cui in un
individuo, sia per ragioni esterne sia per una alterazione del proprio
orologio biologico interno, il sonno e la veglia non appaiono più
allineati con il normale ritmo buio-luce (ad esempio; un viaggio aereo
intercontinentale, cambiamenti nelle abitudini lavorative con turni di
notte).
ALLODOLE
E GUFI
Le alterazioni del sonno che non rispettano più il ciclo giorno-notte,
possono causare in alcune persone la sindrome del sonno posticipato oppure
anticipato.
La sindrome del sonno posticipato è frequente nei giovani abituati ad
andare a letto tardi. Queste persone, i cosiddetti gufi, riescono a
addormentarsi solamente nelle prime ore del mattino.
Un rimedio a questo problema è la cronoterapia che consiste nel
posticipare di qualche ora, giorno, dopo giorno, l'orario dell'addormentamento
per riallineare il ritmo biologico dell'individuo con il normale ciclo
giorno-notte.
Il disturbo contrario è la sindrome del sonno anticipato. Quando c'è un
anticipo di fase del sonno, si è troppo allodole. Il problema interessa,
di solito, persone di media età o anziane che sentono il bisogno di
addormentarsi molto presto la sera.
Questo problema di essere più gufo o più allodola può creare degli
inconvenienti anche nella vita sociale con conseguenze nei rapporti
interpersonali (ad esempio, siamo abituati ad andare a dormire alle ore
19.00 e si deve andare a far visita la sera ad un amico), nel lavoro,
nella sicurezza stradale e in numerosi altri campi.
ALTRI
DISTURBI
Altri disturbi del sonno sono le parasonnie, cioè episodi rapidi e
improvvisi che si verificano durante il sonno di origine neurologica tra
cui il sonnambulismo (la persona si alza e cammina), il terrore notturno
(al risveglio la persona riferisce episodi onirici in modo vivido e
dettagliato di contenuto spiacevole).
CONSIGLI
Alcuni accorgimenti per regolare il ritmo del sonno:
- tenere accuratamente un diario del sonno. Attraverso la tenuta di un
diario è possibile controllare la tendenza dell'individuo a stare sveglio
oppure a addormentarsi nelle 24 ore. Nel diario i pazienti possono
indicare, in nero, le ore che trascorrono addormentati, lasciare in bianco
le ore in cui rimangono svegli e segnare in grigio, con una matita, le ore
in cui hanno un po' di sonnolenza.
Attualmente, attraverso una nuova strumentazione che misura il movimento e
che il paziente deve tenere su di sé 24 ore al giorno per un periodo di
15-20 giorni, è possibile controllare quando la persona dorme: se dorme
di giorno oppure di notte. Se la persona sta dormendo, il movimento è
zero, se la persona è sveglia, anche se parla, viene registrato il
movimento;
- è bene mantenere dei cerimoniali, dei riti che abituano il cervello a
sincronizzarsi a determinati orari (rispettare orari regolari per inizio
sonno, per il risveglio, per i pasti...);
- assecondare le ore favorevoli al sonno e evitare di addormentarsi nelle
ore proibite al sonno.
E' preferibile andare a dormire alle ore 23.00 e svegliarsi alle 7-8 del
mattino, fare un pisolino dalle 14 alle 16.00. Se il pisolino è invece
dalle ore 6 alle 8, la persona è fuori fase. Sta dormendo quando non
dovrebbe dormire;
- esporsi alla luce per mantenere "sveglio" il cervello
(fototerapia), accendere anche la luce. La luce aiuta a rispettare il
normale ciclo giorno-notte, mantenendo regolare il profilo del
sonno.

I
FARMACI
La
filosofia da seguire: cercare di assumere farmaci il meno possibile.
Preferibilmente, utilizzare prodotti sempre più naturali che possono
regolare il sonno senza creare effetti collaterali (valeriana, passiflora,
escolzia, ecc...).
La vitamina B12, assunta ad alti dosi (30 mg. al giorno) e sotto controllo
medico, sembra essere un farmaco che aiuta a rendere più regolare il
ritmo del sonno.
La melatonina, disponibile sottoforma di farmaco, è un ormone che è
prodotto dalla ghiandola pineale, principalmente, nelle ore notturne. E'
in grado di indurre il sonno indipendentemente dall'orario, regolando il
ritmo sonno-veglia con pochi e rari effetti collaterali. Se assunta in
certe ore della giornata è in grado di anticipare l'inizio del sonno
diventando più allodole; se assunta in altre ore della giornata può
posticipare l'inizio del sonno e si è più gufi.
I farmaci più utilizzati da chi non riesce a prendere sonno sono le
benzodiazepine, aventi una azione sedativa (Ansiolin, Valium-2, Serpax,
Transene, Lorans, Tavor, Lexotan, En).
L'uso prolungato di benzodiazepine (2-3 mesi) può dar luogo al fenomeno
della tolleranza (con il tempo la stessa dose di farmaco tende a dare un
effetto sempre minore) e quindi si ha la necessità di aumentare il
dosaggio. Questi farmaci provocano inoltre dipendenza (l'organismo si
abitua a quella sostanza e non può farne più a meno) con possibili crisi
di astinenza ad una loro brusca sospensione. Ecco perché sono preferibili
cicli di trattamento brevi (meglio se non superano mai le quattro
settimane) oppure intermittenti (alternare un mese di cura e uno di
sospensione). La sospensione della cura va sempre effettuata sotto
controllo medico riducendo le dosi del farmaco gradualmente.
Questa
poesia è un augurio che possiate dormire sempre in modo ottimale:
Ora
che il sonno mi ha reso stanco
attendo di accogliere la notte stellata
come un bambino affaticato
lasciate ogni impegno, o mani
scordate tutti gli affanni, o ciglia
ora che i miei sensi bramano di mettersi in sonno
e la mia anima finalmente libera
veleggerà nel magico vento della notte
per vivere un'esistenza mille volte più intensa.
Da un incontro con i malati tenuto dal
Dr. PARRINO
Neurologo presso il Centro di Medicina del Sonno
- Istituto di Neurologia dell'Università degli Studi di Parma
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