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Dalle altre pagine
Il ruolo del
neurologo nella terapia chirurgica della malattia di Parkinson
Impianto
di stimolazione
Centri di riferimento
Aspetti gestionali e psicologici
della DBS
La stimolazione cerebrale profonda
del subtalamo (DBS)
La neurochirurgia nella malattia di
Parkinson
Domande al Dr. Andrea Landi

LA STIMOLAZIONE CEREBRALE PROFONDA DEL SUBTALAMO (DBS)
L’esperienza del gruppo DBS Policlinico San
Paolo
Dr. Filippo Tamma
Responsabile Centro Parkinson - Ospedale San Paolo, Milano
La
terapia chirurgica rap-presenta da oltre 60 anni una delle opzioni
del trat-tamento della malattia di Parkinson.
Al momento l’intervento più comune ed efficace è la stimolazione
cerebrale profonda (DBS) del nu-cleo subtalamico, che è stata
eseguita per la prima volta nel 1993 dall’équipe di Grenoble.
Con la DBS quali benefici si possono avere?
La DBS è dedicata a quei pazienti che sono in una fase avanzata di
malattia: controlla bene i sintomi della malattia di Parkinson;
riesce ad annullare o per lo meno a limitare le fluttuazioni
motorie (cioè l’alternarsi dei momenti di blocco motorio e di
buona motilità, fenomeno on/ off); consente di ridurre la terapia
farmacologica e quindi gli effetti collaterali ad essa connessi;
migliora la qualità del sonno.
L’obiettivo principale è quello di ridare autonomia al paziente
che è condizionato dalla malattia nel suo vivere quotidiano.
Non stiamo parlando di terapia neuroprotettiva, nè restorativa: la
DBS è un intervento chirurgico molto efficace che però non porta
alla guarigione della malattia di Parkinson. È un intervento di
chirurgia funzionale, cioè non viene provocata alcuna alterazione
dei tessuti cerebrali tanto che, spegnendo l’apparecchio, i
sintomi ricompaiono. L’osservazione che diversi pazienti operati
con successo sembrano rimanere stabili per diversi anni, ha fatto
ipotizzare che la DBS porti ad un rallentamento della progressione
della malattia; è importante sottolineare che non esistono dati
scientifici a sostegno di questa ipotesi, ma resta la sensazione
che i pazienti operati non peggiorano quanto sarebbe accaduto se
non fossero stati operati.
Il candidato ideale
I
pazienti giovani rispondono meglio alla DBS, e il limite superiore
di età è generalmente fissato tra i 65 e i 70 anni. Nel nostro
Centro abbiamo avuto ottimi risultati anche con persone di età
avanzata (intorno ai 70 anni) e in generale l’età biologica è più
importante dell’età anagrafica; in questi casi è però necessario
che gli altri criteri d’inclusione (comorbidità, aspetti
neuropsicologici, capacità di collaborare e motivazione) siano
rigoro-samente rispettati. All’inizio della storia della DBS, gli
ottimi risultati motori hanno monopolizzato l’interesse dei
neurologi e dei pazienti. Subito dopo sono state studiate le
conseguenze sulle capacità cognitive: le diverse pubblicazioni
sull’argomento, nonché la nostra esperienza personale, hanno
dimostrato che la DBS è sostanzialmente neutrale sul piano
neuropsicologico, ove venga effettuata correttamente. Più
complicata è la valutazione degli effetti sul piano
comportamentale e sociale. L’analisi dei risultati pubblicati dai
vari Centri indica che dopo la DBS del subtalamo vi è un
miglioramento di depressione, ansia, qualità della vita quando si
considerino i pazienti come gruppi; peraltro sono stati da più
parti segnalati casi isolati di depressione (fino al suicidio),
apatia, ansia e peggioramento della qualità di vita nonostante
buoni risultati motori.
Se andiamo a esaminare attentamente questi casi, quasi sempre si
rileva che tali pazienti avevano problemi psichici già prima
dell’intervento: in sostanza nella maggior parte dei casi si
tratta di errori nella selezione.
Diventa cruciale quindi lo screening pre-operatorio del candidato:
deve essere una persona motivata, che ha voglia di correre qualche
rischio pur di migliorare le sue condizioni di vita (e quelle dei
familiari), deve avere nei confronti della malattia un
atteggiamento combattivo e costruttivo, non passivo e fatalista,
deve essere pronto a valutare serenamente gli effetti della DBS,
anche quando non siano, come pure è possibile, eccellenti.
Semplificando, si può identificare la figura del candidato ideale
sul piano psichico, con quella dell’ottimista che vede “mezzo
pieno” il bicchiere riempito solo a metà.
Limiti della DBS del subtalamo
La
valutazione di un paziente operato con DBS non può prescindere dal
confronto con le sue condizioni pre-operatorie: in linea generale
la DBS del subtalamo è in grado di riprodurre l’effetto della
levodopa, stabilizzandolo sulle 24 ore. Ciò significa che
l’osservazione del paziente in on prima dell’intervento potrà dare
una previsione di quanto ottenibile con la DBS, e d’altra parte se
un paziente non cammina bene al meglio dell’effetto della levodopa
prima dell’intervento, non camminerà bene anche dopo. In altre
parole ciò che è stato perso nel corso della progressione di
malattia, non potrà essere restituito dalla DBS. Nella nostra
esperienza, abbiamo anche osservato che l'effetto della DBS sul
subtalamo riduce la difficoltà ad iniziare il cammino (start
hesitation): con l’accensione dall’esterno dello stimolatore, il
paziente, dopo alcuni minuti, non presenta più nessun problema del
cammino. Questo è possibile quando il disturbo del cammino del
paziente risponde alla levodopa e, quindi, risponderà anche alla
terapia chirurgica.
Dopo la DBS possono persistere alcuni problemi
motori:
- persistenza del freezing e della start hesitation
- regressione non completa delle fluttuazioni motorie (anche se
notevolmente ridotte)
- parziale persistenza delle discinesie
- distonie di fase on, controllabili con la modifica dei parametri
di stimolazione o con la tossina botulinica.
Conclusioni
L’obiettivo principale della DBS è il miglioramento della qualità
di vita dei malati parkinsoniani.
Cosa il paziente può aspettarsi
dall’intervento: il controllo più o meno completo dei
sintomi (tremore, lentezza, rigidità); la scomparsa delle
fluttuazioni motorie, e cioè che il momento migliore della sua
giornata (fase on) si prolunghi per 24 ore al giorno; la riduzione
della dose dei farmaci assunti; la scomparsa dei dolori legati al
Parkinson; una buona qualità del sonno; la riconquista della
propria indipendenza; il miglioramento della qualità della vita.
Cosa il paziente non deve aspettarsi:
la guarigione dal Parkinson; di recuperare funzioni motorie non
più presenti al momento dell’intervento; di affrancarsi da ogni
problema legato al Parkinson.

LA NEUROCHIRURGIA NELLA MALATTIA DI PARKINSON
Sta nascendo uno spiccato interesse per la terapia
chirurgica (stimolazione cerebrale profonda DBS) come
trattamento terapeutico della malattia di Parkinson.
Riportiamo l' esperienza del Dr. Andrea Landi che è
neurochirurgo presso l’Ospedale San Gerardo di Monza e che
effettua interventi di stimolazione cerebrale profonda a malati
affetti da morbo di Parkinson.
INDICAZIONI E RISULTATI DEL TRATTAMENTO
CHIRURGICO DELLA MALATTIA DI PARKINSON
DR.
ANDREA LANDI
Neurochirurgo - Ospedale San Gerardo di Monza
I disturbi del movimento, e fra questi la malattia di Parkinson,
possono essere trattati chirurgicamente qualora la terapia
farmacologica non sia più in grado di controllare adeguatamente
la sintomatologia. In epoca precedente all’introduzione in
terapia della L-DOPA, il trattamento chirurgico era
frequentemente adottato in questi pazienti.
Recentemente, a causa della comparsa di effetti collaterali
(massimamente le discinesie) correlati ad assunzione cronica di
L-DOPA e DOPA agonisti, nonché per la necessità di trattare
pazienti non più responsivi ai farmaci, la chirurgia dei
disturbi del movimento riscuote nuovo interesse.
Il trattamento chirurgico si basa sulla modulazione funzionale
delle complesse vie nervose dei gangli della base, che sono
implicate nel controllo del movimento.
E’ possibile ridurre chirurgicamente l’iperatttività di alcuni
nuclei posti lungo queste vie, il cui eccesso di attività è
causa dei principali sintomi della malattia di Parkinson. In
particolare, i bersagli più frequentemente prescelti per il
trattamento chirurgico sono il nucleo subtalamico di Luys ed il
Globo pallido interno.
Studi sperimentali hanno infatti dimostrato che la loro
iperattività sostiene i disturbi del movimento, in particolare
l’ipertono, la bradicinesia, il tremore e le discinesie.
Nella Malattia di Parkinson si verifica la perdita delle cellule
che, nella Sostanza Nera, producono Dopamina, una sostanza
chimica essenziale per controllare il movimento.
La carenza di Dopamina sembra essere la causa dell’iperattività
del circuito ganglio-basale: il nucleo Subtalamico è un punto
importante di integrazione dei segnali di tale circuito, mentre
il Globo pallido interno è la via di uscita dei segnali verso la
corteccia motoria; ecco perché la loro inattivazione riduce i
sintomi della malattia. Tale inattivazione viene ottenuta
chirurgicamente mediante interventi di lesione o di
stimolazione.
Le lesioni consistono in limitate coagulazioni dei bersagli
prescelti: tali intervento sono irreversibili, possono
presentare complicanze in caso di lesioni eccessivamente estese
e non possono essere eseguiti bilateralmente: i possono cioè
controllare i disturbi solo di un lato del corpo.
Gli interventi di stimolazione non comportano una lesione al
tessuto cerebrale, sono reversibili in caso di insuccesso,
possono essere condotti bilateralmente e, soprattutto, la
stimolazione può essere modificata nel tempo, consentendo un
migliore controllo dei sintomi.
La metodologia chirurgica con cui vengono attuati questi
interventi è denominata stereotassi, una tecnica
neuro-chirurgica che permette di localizzare, con estrema
precisione, una qualsiasi struttura all'interno della scatola
cranica.
Quando vogliamo andare a stimolare, o a distruggere, un nucleo
dei gangli della base abbiamo la necessità di essere
estremamente precisi.
Questa tecnica ci permette di esserlo.
Gli strumenti
Il casco
stereotassico è lo strumento che viene applicato alla testa del
paziente e che permette di verificare, all'interno della testa
del paziente, tutta una serie di coordinate geometriche con
precisione millimetrica in modo da poter raggiungere, da un
qualsiasi punto della volta cranica, il bersaglio, così
identificato.
Il casco stereotassico è munito di un anello che viene fissato,
in anestesia locale, alla testa del paziente, con quattro
piccole viti.
All’anello viene poi applicato un arco che può portare vari
strumenti, ad esempio l'elettrodo stimolatore, ed ha la funzione
di far avanzare lentamente, tramite una vite micrometrica, tali
strumenti all'interno dell'encefalo del paziente, fino al
bersaglio
stabilito.
Le caratteristiche di questa metodologia
La stereotassi è una metodica in uso in neurochirurgia già da
diversi anni ma che ha avuto in questi ultimi tempi un nuovo
vigore, soprattutto, con la recente ripresa di interesse per la
chirurgia nella malattia di Parkinson.
Le caratteristiche sono: la precisione millimetrica, la
possibilità di fare un planning pre-operatorio, la
micro-invasività.
Normalmente si procede così: prima dell’intervento il
neurochirurgo studia il paziente. La storia clinica del
paziente, la valutazione neurologica, lo studio neuropsicologico,
i tests di risposta alla L-DOPA o all’apomorfina, la Risonanza
magnetica e la SPECT cerebrale forniscono dati importanti nella
valutazione dei possibili beneficio ottenibili con la chirurgia.
L'intervento: i sistemi di
controllo e di verifica pre-operatoria e intraoperatoria
Una volta posizionato il casco stereotassico, il paziente viene
sottoposto a Risonanza magnetica in condizioni stereotassiche
per verificare geometricamente la sede del bersaglio da
trattare.
Successivamente si fanno verifiche tridimensionali con
sistemi di simulazione di immagini al computer e con un sistema
di simulazione reale, chiamato “phantom”; verificata la
precisione della localizzazione del bersaglio si procede
all’intervento vero e proprio.
L'invasione a carico dei tessuti è la minima possibile (mini-invasività).
Si tratta, semplicemente, di eseguire un taglio sulla cute, un
piccolo foro a livello della teca ossea e di penetrare, con
degli strumenti estremamente sottili, all'interno dell'encefalo
in modo da ridurre, al minimo necessario, il danneggiamento del
tessuto encefalico.
L’incidenza di complicanze è estremamente basso rispetto alle
comuni procedure neuro-chirurgiche, ma anche rispetto a
qualunque altra procedura chirurgica. Con queste metodologie, la
percentuale di complicanze maggiori si attesta intorno allo
0,2%-0,5%.
Una volta posizionati gli elettrodi all'interno dell'encefalo,
possiamo verificare ulteriormente se tutto quello che si sta
facendo è giusto attraverso dei sistemi di localizzazione
funzionale: si effettuano, cioè, delle stimolazioni e delle
registrazioni dell'attività cerebrale.
Per esemplificare, stimolando il nucleo subtalamico di un
paziente che ha ipertono, l'ipertono diminuisce dalla parte
controlaterale del corpo.
Se stimoliamo il nucleo subtalamico di destra, l'ipertono
diminuisce a sinistra.
Questo lo possiamo osservare già durante l'intervento chirurgico
e ciò, ovviamente, rappresenta un dato in più, che ci conferma
se stiamo stimolando il punto giusto.
Non solo. Poiché gli effetti sono diversi e graduali, noi
potremmo fare una mappa dell'area cerebrale raggiunta e
individuare il punto in cui la stimolazione dà l'effetto
migliore. Lì, lasceremo l'elettrodo definitivo in caso di
stimolazione oppure, nel caso di un trattamento chirurgico
lesionale, lì effettueremo la lesione.
Un altro sistema è la registrazione extracellulare che dà delle
informazioni complementari che sono sicuramente importanti.
La storia
Prima della stimolazione cronica profonda (Deep Brain
Stimulation o DBS), l'unica possibilità chirurgica per trattare
i disturbi del movimento era rappresentata dagli
interventi lesionali.
Tali interventi consistevano nell'interrompere, a livello
di una via nucleo basale oppure a livello di un nucleo il
circuito patologico che si era venuto ad instaurare e che
sosteneva i sintomi della malattia.
Questi interventi nell'era pre-Ldopa erano molto praticati.
E' arrivata, poi, la terapia farmacologica con Ldopa,
chiaramente efficace e, quindi, la frequenza di questi
interventi è crollata.
Attualmente, con la tecnica della neurostimolazione, si torna a
parlare di neurochirurgia per il morbo di Parkinson.
Gli interventi lesionali
La metodologia degli interventi lesionali consiste nella
distruzione del bersaglio da trattare avvalendosi di varie
tecniche, ad esempio della termocoagulazione. Viene,
praticamente, bruciato un certo volume di encefalo,
distruggendolo e, quindi, vengono interrotti i circuiti
neuronali implicati nella genesi dei principali disturbi della
malattia. Si parla di Talamotomia o di Pallidotomia a seconda
dei bersagli trattati.
Una tecnica di lesione alternativa è la radiochirurgia
stereotassica con il metodo "Gamma- Knife" (utilizzata ancora
oggi, soprattutto, all'estero).
Le sedi degli interventi
Le sedi degli interventi lesionali sono due: il
nucleo VIM del talamo intermedio e il globo pallido interno.
Talamotomia
Le principali indicazioni al trattamento lesionale del nucleo
VIM del talamo intermedio sono legate soprattutto alla presenza
dei seguenti fattori:
- tremore mono-laterale;
- inefficacia del trattamento farmacologico;
- intolleranza del trattamento farmacologico da parte del
paziente.
L'altro bersaglio candidato per gli interventi lesionali é il
globo pallido interno.
Negli Stati Uniti è un intervento che viene ancora
estensivamente praticato. Pallidotomia
L'indicazione clinica della pallidotomia si basa, oltreché
sull'inefficacia del trattamento farmacologico, sulla presenza
di discinesie, di distonie, di ipertono e di bradicinesia più
che del tremore.
Il nucleo pallido ha un notevole volume. Questo fa sì che sia
più facile raggiungerlo ma, altresì, che sia più difficile
ottenere dei buoni effetti: o lo distruggi tutto, rischiando
degli effetti collaterali severi, oppure si debbono cercare
punti specifici dove la coagulazione oppure, anche, la
stimolazione possono avere degli effetti.
Prima di procedere alla lesione, occorre effettuare
registrazioni, stimolazioni, interventi lunghi e complessi con
un rischio di errore non indifferente.
Se si effettua una coagulazione troppo estesa si può coagulare
la capsula interna dove decorrono le vie motorie. Il paziente
può, quindi, avere una emiparesi. Si può danneggiare il tratto
ottico, che è quel fascio di fibre che porta gli stimoli
luminosi alla corteccia visiva; il paziente può allora
presentare dei disturbi alla vista. Si presenta talora la
necessità di effettuare delle lesioni multiple proprio perché il
volume da lesionare è importante. Se non si raggiunge un certo
volume di lesione possono non esserci effetti positivi per il
paziente.
Le problematiche
Le problematiche degli interventi lesionali sono:
- l'irreversibilità della lesione. Se la lesione viene praticata
nel punto sbagliato oppure viene effettuata in modo troppo
esteso, il paziente avrà dei danni.
Nel tentativo di evitare ciò, il neurochirurgo, allora, può
essere portato a praticare delle lesioni molto limitate. Queste
lesioni limitate però non hanno effetto o, meglio, hanno un
effetto limitato nel tempo. Dopo alcuni mesi il paziente
ripresenta i disturbi originari e, quindi, l'intervento non è
servito.
Sia che si parli di VIM, sia che si parli di globo pallido
interno queste lesioni possono essere solo monolaterali.
La bilateralità di queste lesioni può portare a degli effetti
collaterali importanti.
Di conseguenza, sono candidati a questo tipo di intervento di
lesione monolaterale solo i pazienti che presentano una
sintomatologia predominante solamente da un lato del corpo.
Questo, chiaramente, limita le possibilità di trattamento
chirurgico dei pazienti parkinsoniani.
I vantaggi della stimolazione
cerebrale profonda
Questi problemi sono stati in gran parte superati con l'avvento
della stimolazione profonda cerebrale cronica (DBS).
Mediante dei micro-elettrodi, dei micro-cateteri elettronici,
posizionati in specifici bersagli e che generano stimoli
elettrici ad alta frequenza, è possibile inibire
l'attività delle cellule cerebrali, ottenendo un effetto che,
dal punto di vista funzionale, è simile a quello della lesione.
Invece di distruggere le cellule, le si mettono semplicemente a
tacere.
La stimolazione cerebrale profonda è un procedimento non
lesionale. E', quindi, un procedimento reversibile.
Nel caso in cui la stimolazione non funzionasse, oppure fossero
stati effettuati degli errori di localizzazione ecc...
l'elettrodo potrà essere rimosso e il paziente non avrà subito
alcun danno al tessuto cerebrale.
La DBS, contrariamente alla lesione, può essere praticata anche
bilateralmente.
Si è visto, abbastanza curiosamente, che effettuando la
stimolazione bilaterale, cioè l'inibizione di queste attività
nucleari bilaterali, non intervengano degli effetti collaterali.
Questo è il motivo per cui gli impianti possono essere
effettuati sia bilateralmente, nel nucleo subtalamico, sia
bilateralmente, nel globo pallido interno. E', quindi, possibile
trattare pazienti che presentano una sintomatologia bilaterale.
Stimolazione modulata nel tempo
Con l'andare del tempo, la stimolazione può perdere parte della
sua efficacia.
Si potrà allora intervenire aumentando l'intensità dello
stimolo, aumentando la frequenza, si potrà giocare sui vari
contatti dell'elettrodo installato che sono quattro e, quindi,
si potrà variare anche il volume stimolato.
Si presentano una serie di possibilità tecniche per cui la
stimolazione potrà essere modulata nel tempo e, quindi,
rispondere sempre in modo migliore alle necessità che il
paziente manifesta nel tempo.
Le indicazioni della neurostimolazione
Le indicazioni praticamente sono: disturbi del movimento
collegabili alla malattia di Parkinson: l'ipertono, le
discinesie, la bradicinesia, l'acinesia e il tremore.
Attraverso la stimolazione cerebrale profonda può essere
praticato un trattamento bilaterale, può essere eseguito anche
un trattamento in presenza di un precedente intervento
lesionale.
Gli stessi bersagli utilizzati per le lsioni possono essere
trattati con DBS; in particolare:
- il Vim per il trattamento del
tremore mono e bilaterale in corso di M di Parkinson e per il
trattamento del tremore essenziale.
- il Subtalamo per il trattamento di ipertono,
bradicinesia e tremore, con risultati particolarmente efficaci
su ipertono e bradicinesia.
- Il Globo pallido interno con le
stesse indicazioni del Subtalamo. sembra più efficace nel
trattamento delle discinesie e delle distonie non proprie della
m. di Parkinson (es. distonie infantili).
In sintesi
In pratica, la stimolazione cerebrale profonda si svolge nel
seguente modo:
- utilizzo del casco stereotassico,
- localizzazione stereotassica dell'area da stimolare,
- l'intervento viene effettuato in anestesia locale di modo che
il paziente non senta dolore, ma possa validamente collaborare
con il neurochirurgo e con il neurologi che sono presenti in
sala.
Deve collaborare proprio perché, durante l'intervento, sono
effettuate trials di stimolazioni e di registrazioni
intra-operatorie per localizzare con maggiore esattezza il
bersaglio.
Una volta inseriti gli elettrodi, termina la prima fase
dell'intervento di stimolazione cerebrale profonda. Viene tolto
il casco stereotassico, il paziente viene medicato e portato al
suo letto.
Nei giorni successivi, sono eseguite delle stimolazioni di prova
mediante un computer collegandosi agli elettrodi mediante un
cavetto di estensione extracranico. Se c'è conferma che tutto va
bene, dopo alcuni giorni, vengono tolti questi cavetti e si
procede con la seconda parte dell'intervento, che consiste nel
posizionare il generatore di impulsi a livello sottocutaneo,
sotto la clavicola (in anestesia generale).
I sistemi di localizzazione del
Subtalamo
Attualmente il nucleo subtalamico è il bersaglio di scelta per
il trattamento con DBS del M. di Parkinson scompensato.
L’efficacia della risposta in termini di riduzione dei sintomi e
la possibilità di ridurre sensibilmente i farmaci nel giro di
pochi mesi, lo fanno preferire al globo pallido.
L'ipertono, il tremore e la bradicinesia diminuiscono
soprattutto attraverso la stimolazione del Subtalamo ma anche di
zone vicine al Subtalamo (nucleo anteriore del talamo, zona
incerta, campi di Forel).
Questo può spiegare perché l'elettrodo che lasceremo e che più o
meno estende i suoi effetti nelle zone vicine al target darà dei
buoni risultati nel nostro paziente.
Effetti collaterali
Gli effetti collaterali più frequentemente osservati sono:
contrazioni muscolari involontarie (distonia); movimenti
involontari (discinesia); formicolio alle braccia e alle gambe,
articolazione difettosa delle parole, aumento del freezing della
marcia. Con una accurata regolazione della stimolazione
elettrica e/o modificando il trattamento farmacologico è
possibile controllare la maggior parte degli effetti
collaterali.
Limiti della DBS
I limiti principali della DBS rispetto agli interventi lesionali
sono:
- il
rischio di infezioni che possono parassitare le protesi
-
rotture meccaniche o malfunzionamento elettronico delle protesi
-
spegnimento dello stimolatore se esposto a forti campi
elettromagnetici
-
necessità di sostituire periodicamente il generatore (ogni 5 aa)
- i
costi: l’apparecchiatura necessaria per la DBS è costosa, la
lesione non lo è.

DOMANDE AL DR. ANDREA LANDI

ULTERIORI CHIARIMENTI
Quanto dura un intervento di posizionamento di un elettrodo nel
Subtalamo?
Questo intervento, a secondo dei vari Centri Ospedalieri, può
durare diversamente. Dipende dalle metodologie di mappatura
funzionale che vengono utilizzate. Noi utilizziamo la
stimolazione macroelettrodica e recentemente abbiamo introdotto
anche la semi-micro registrazione extracellulare. L'intervento,
praticamente, si svolge così: al mattino, ore 8.00, si posiziona
il casco stereotassico e si effettua la risonanza magnetica. Si
effettua il reperage stereotassico e verso le ore 11.30 inizia
l'intervento chirurgico vero e proprio, che termina intorno alle
17.00 – 18.00.
La fase chirurgica vera e propria dura circa sei-sette ore
durante le quali il paziente è sveglio poiché deve essere, entro
certi limiti, collaborante. E' un intervento impegnativo
per il paziente anche se non è un intervento doloroso.
Una curiosità. Nella prima
parte dell'intervento il paziente non è in anestesia totale.
No, mai.
Se il paziente ha sintomi di
ipercinesia, di tremore, questi costituiscono un problema per il
neurochirurgo che deve operare, mettere il caso stereotassico?
In caso di violento tremore del capo può essere necessaria una
fugace sedazione in Risonanza magnetica. Nessun problema per la
parte chirurgica, perché il capo del paziente è saldamente
fissato al casco stereotassico.
Nessun problema in caso di pazienti parkinsoniani nei
quali prevalga l'ipocinesia, l'ipertono. I pazienti sono
liberi dai farmaci almeno da ventiquattro ore. In genere,
sono pazienti che sono bloccati e che non hanno neppure
discinesie. Se mai c'è qualche difficoltà a posizionarli
per effettuare la risonanza magnetica.
Anche le distonie dolorose e i crampi possono, fra i vari
sintomi parkinsoniani, avere un beneficio dall'intervento
chirurgico? "Appena ho il blocco motorio, istantaneamente,
appare anche il dolore."
Le distonie dolorose sono un sintomo del morbo di Parkinson che
può beneficiare sicuramente della stimolazione.
Bisogna vedere se, ovviamente, nell'insieme, lei potrebbe essere
candidabile all’intervento. La candidatura di un paziente
all'intervento non passa attraverso l'evidenziazione di un
sintomo. E’ una valutazione globale che costituisce un lavoro
complesso.

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