ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO A SOSTEGNO DEI MALATI DI MORBO DI PARKINSON

 

Mobilizzare il malato

 

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CONSIGLI AL FAMILIARE: 
PER MOBILIZZARE IL MALATO

In che modo posso aiutare mio padre nei momenti più difficili di blocco motorio?

Si nota a volte la tendenza di alcune persone ad intervenire immediatamente in aiuto del loro familiare che vedono in difficoltà.
Tale atteggiamento non è, però, sempre la soluzione più corretta.
Ripetiamo, continuamente, l'importanza di salvaguardare in ogni momento l'autonomia del malato. Spesso, sarebbe sufficiente il ricorso ad alcuni semplici ausili per permettere al malato di far da sé nel disbrigo delle proprie attività quotidiane.
E', però, poco prudente non intervenire quando il malato ha delle evidenti difficoltà motorie. Occorre, in quei particolari momenti, essere sempre attenti e pronti a prestargli l'aiuto necessario, verbale o fisico.
Anche in fase di blocco motorio, effettuando specifiche manovre, è possibile intervenire efficacemente per aiutare il malato a coricarsi, a girarsi, ad alzarsi dal letto oppure a sedersi e ad alzarsi da una sedia.
Nel momento in cui il familiare interviene per muovere il malato deve porsi questo obiettivo: ottenere il miglior risultato con il minimo sforzo. E' quindi opportuno che nel sollevare il malato rispetti alcune regole che raccomandiamo di non dimenticare mai di applicare.
Un movimento non effettuato correttamente può essere più dannoso per chi presta aiuto che per chi riceve aiuto.
Molti dolori alla schiena che lamentano i familiari sono, infatti, causati da una errata esecuzione delle tecniche di sollevamento. Ricordatevi sempre che in una situazione di blocco motorio il malato non è in grado di collaborare mentre cercate di muoverlo, siete voi che dovete aiutare lui. 
Quando mobilizzate il malato tenetevi con i piedi divaricati in modo da aumentare la superficie di appoggio del vostro baricentro: avrete una maggiore stabilità (Fig. 1).
Se, ad esempio, dovete aiutare il malato ad alzarsi da una posizione più bassa rispetto alla vostra divaricate le gambe, piegate le ginocchia ma non piegate la schiena (Figg. 2 e 3).
Avvicinerete, in tal modo, il vostro baricentro alla base di appoggio (pavimento) rendendo le gambe più stabili e più forti a sopportare lo sforzo quando sollevate il malato. Più il movimento sarà veloce meno sovraccaricherete la vostra schiena e più facilmente muoverete il malato.
Cercate inoltre di coordinare i movimenti con quelli del malato. Contare potrà essere utile a sincronizzare i movimenti.

ALCUNE TECNICHE DI SOLLEVAMENTO

Per cambiare la posizione del malato da coricato (Figura a lato)
1. secondo il fianco su cui vogliamo girare il paziente, fletteremo l'arto inferiore destro o sinistro: se, per esempio, il lato scelto è il destro, fletteremo la gamba sinistra affinché il peso dell' arto favorisca, con poco sforzo, la rotazione del corpo verso questo lato;
2. il familiare è in piedi, sul lato destro del letto, con la gamba sinistra leggermente flessa e l'altra piegata con il ginocchio appoggiato sul letto (questa posizione permette a chi muove, di scaricare sugli arti inferiori, anziché sulla colonna vertebrale, il peso della persona che deve essere mossa);
3. con una mano sotto la spalla destra e l'altra sotto il fianco destro del malato, tenendo la schiena ben diritta, il familiare stende la gamba sinistra leggermente flessa per darsi la giusta spinta e, facendosi contemporaneamente forza con il ginocchio appoggiato sul letto, gira il malato verso destra;
4. controllare che la spalla su cui ruota il paziente non sia infossata ma sia in asse con la clavicola (la clavicola è una delle ossa che compongono il complesso articolare della spalla. E' individuabile guardandosi allo specchio: si trova alla base del collo e collega lo sterno alla spalla).

Per passare dalla posizione coricata a quella seduta (Figura a lato)
1. il familiare è in piedi, sul lato destro del letto. Tenendo la schiena ben diritta e ponendo una mano dietro la nuca del malato (oppure attorno alle spalle o sotto l'ascella) e l'altra dietro le ginocchia, solleva il malato che passa dalla posizione supina a quella seduta. 

 

 

Per alzare da seduto il malato (Figura a lato)
1. il familiare, posto di fronte al malato, gli mette le mani sotto le ascelle o sulle scapole inferiori oppure può prenderlo per la cintura dei pantaloni. Contemporaneamente con le proprie ginocchia sostiene e controlla quelle del paziente;
2. il familiare alza in piedi il paziente portando all'indietro il peso del proprio corpo. 

 

 

I PROBLEMI DEI FAMILIARI

Disturbi fisici, disagi psicologici e sociali rappresentano le conseguenze più frequenti riscontrabili nei familiari impegnati in modo continuo e costante nella cura del proprio congiunto affetto dalla malattia di Parkinson. Questi risultati sono emersi da uno studio effettuato in Svizzera che ha coinvolto circa 180 persone.
Dai dati dell'indagine appare immediatamente, fra gli intervistati, la prevalenza del sesso femminile (76%). Secondo i ruoli tradizionali, dedicarsi all'assistenza del proprio familiare ammalato è ritenuta un' attività prevalentemente femminile.
Numerose persone impegnate nell'assistenza di malati o infermi soffrono di problemi di salute. In genere, si tratta di disturbi di tipo muscolo-scheletrico e psichiatrico (insonnia, depressione). Un terzo degli intervistati ritiene che dedicarsi alla cura di un familiare ammalato possa avere anche ripercussioni negative nel rapporto con il rispettivo partner ("non hai mai tempo per me", "non possiamo mai andare in vacanza"...).
Più della metà di queste persone ritiene di stancarsi troppo e di non riuscire a dormire sufficientemente durante la notte.
Il 72% dei familiari che assiste il proprio congiunto, non è in alcun modo remunerato per tale lavoro. Per il 25% degli intervistati, la malattia del familiare ha peggiorato la situazione economica.
Assistere un familiare ammalato è considerato "normale ed ovvio" da parte del 65% degli intervistati ("è un dovere morale"). Il 20% degli intervistati non dimentica che "il matrimonio unisce nella buona e nella cattiva sorte".
Prendersi cura di un familiare è ritenuta un' attività sensata e saggia (70%). L'assistenza al proprio congiunto significa anche "rispettare un valore umano" e questa consapevolezza compensa il sacrificio e le privazioni che ne derivano.
L'espressione "facciamo qualcosa di importante e di utile" è stata confermata dal 90% degli intervistati. L'89% dei familiari vuole evitare che il proprio congiunto sia trasferito in una casa di cura.

Da Notiziario UP

 

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