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I problemi non motori
L’IPERSALIVAZIONE
L’eccessiva
salivazione è un problema che sta affliggendo notevolmente mio marito,
parkinsoniano da circa 15 anni. In che modo questo disturbo così
fastidioso può migliorare?
In
condizioni normali, produciamo circa due litri di saliva il giorno che
deglutiamo spontaneamente.
La scialorrea è una secrezione salivare esagerata che può accompagnarsi,
in alcuni casi, alla perdita della saliva dal cavo orale. E’
generalmente causata dalle alterazioni del sistema nervoso parasimpatico
(che, insieme al simpatico, forma il sistema nervoso vegetativo o autonomo
le cui innervazioni raggiungono anche le ghiandole salivari e ne regolano
il funzionamento).
A causa di queste alterazioni, le ghiandole salivari tendono a produrre
un’eccessiva quantità di saliva che occorre in qualche modo
controbilanciare.
Nel contesto della malattia di Parkinson, la scialorrea che è un disturbo
abbastanza comune, va attribuita in buona misura anche ad un rallentamento
degli atti di deglutizione.
Alcuni farmaci sintomatici che alleviano il mal di testa oppure i dolori
addominali, a base di Atropina, una volta somministrati, possono provocare
secchezza alle fauci. Il loro utilizzo, però, non è consigliabile poiché
possono avere delle interazioni con i farmaci antiparkinson.
Nel caso in cui sia presente questo sintomo sgradevole, si può cercare di
controbilanciarlo inserendo nella terapia antiparkinson farmaci
anticolinergici, preferibilmente quelli ad azione periferica, come la
Propantelina (propantelina bromuro in associazione con l’ansiolitico
bromazepam: nome commerciale Lexil Roche) che riducono questo effetto
bloccando, a livello nervoso, la secrezione delle ghiandole salivari.
Premesso infatti che il sistema nervoso parasimpatico agisce attraverso il
mediatore chimico acetilcolina che trasmette l’eccitazione
(l’informazione) dalle fibre nervose ai vari organi, nella salivazione,
l’acetilcolina stimola, attraverso il recettore, il funzionamento delle
cellule salivari che attivano, quindi, la stessa salivazione.
I farmaci anticolinergici sono, di contro, in grado di contrastare gli
effetti dell’acetilcolina poiché bloccano la sensibilità del recettore
all’azione della stessa acetilcolina.
Farmaci più
semplici nel loro uso, rientranti nella classe dei farmaci antidepressivi
che oltre a migliorare l’umore del paziente, spesso migliorano anche
altri sintomi parkinsoniani come, in questo caso, l’ipersalivazione,
sono:
- l’Amitriptilina (vedi
Laroxyl gocce), un farmaco con proprietà sia anticolinergiche che
sedative, da collocare preferibilmente sotto la lingua o quantomeno nel
cavo orale per cercare di fare assorbire il farmaco a questo livello. In
questo caso, si può sfruttare anche la proprietà antidepressiva dell’Amitriptilina.
- E’ stata osservata,
nella mia esperienza personale, un’azione favorevole anche da parte
della Fluoxetina, il noto Prozac (farmaco ora in fascia A, quindi,
gratuito per il paziente): in questo caso si utilizza anche il suo effetto
antidepressivo e di antipanico.
- Altro farmaco rivelatosi
utile è il Sulglicotide (vedi Gliptide). Le capsule da mg. 200 sono anche
masticabili e, in alternativa, sono disponibili in commercio le bustine
granulari e la sospensione.
Talvolta, se l’ipersalivazione
è insopportabile, si può ricorrere (ma proprio nei casi estremi) anche
alla radioterapia delle ghiandole salivari.
PROF.
MANFREDI SAGINARIO
Specialista e libero docente in Neurologia e Psichiatria- Parma
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