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Dalle
altre pagine:
principi attivi e farmaci
LA TERAPIA CON I DOPAMINOAGONISTI E ANTICOLINERGICI
I farmaci
dopaminoagonisti: premessa
Effetti
collaterali dei dopaminoagonisti ergolinici: Nopar, Cabaser e Parlodel
Modalità
d'uso e effetti collaterali dei dopaminoagonisti
Efficacia comparativa dei dopaminoagonisti
Bromocriptina (Parlodel)
Cabergolina (Cabaser)
Lisuride (Dopergin)
Diidroergocriptina (Daverium)
Pergolide (Nopar)
Ropinirolo (Requip)
Ropinirolo a rilascio prolungato: una compressa al posto
di tre
Pramipexolo (Mirapexin)
Apomorfina (Apofin)
Amantadina (Mantadan)
Farmaci anticolinergici
Dizionario

I FARMACI DOPAMINOAGONISTI
La dimostrazione dell’efficacia antiparkinsoniana dell’apomorfina
precede largamente quella della levodopa, ma questo prototipo dei
dopaminoagonisti trovò impiego per lungo tempo soltanto come emetico* per la
sua eccezionale capacità di indurre nausea e vomito per dosi analoghe alla
dose/soglia antiparkinsoniana di 2 milligrammi per via sottocutanea.
Nel 1974,
in piena era levodopa, Calne et coll. dimostravano l’attività
antiparkinsoniana della bromocriptina (Parlodel) e, negli anni seguenti, sono
stati testati clinicamente nuovi dopaminoagonisti di maggiore efficacia.
Questa classe di farmaci è stata sviluppata, inizialmente, per
il trattamento della malattia di Parkinson avanzata come aggiunta (add on)
e sostituzione parziale della levodopa stessa (30% circa della dose
giornaliera), con il risultato di un contemporaneo miglioramento delle
fluttuazioni motorie e delle discinesie.
In epoca del tutto recente alcuni dopaminoagonisti sono stati
valutati come terapia iniziale in alternativa alla levodopa, evidenziando
complessivamente una maggiore frequenza di effetti collaterali dopaminergici
periferici e centrali ed una efficacia lievemente inferiore, rispetto alla
levodopa, almeno per i primi 2-5 anni di malattia; tuttavia, la frequenza e la
gravità di fluttuazioni/discinesie nei pazienti trattati con dopaminoagonisti
in monoterapia o in associazione con basse dosi di levodopa è inferiore
rispetto alla monoterapia con levodopa.


EFFETTI COLLATERALI DEI DOPAMINOAGONISTI ERGOLINICI
*
NOPAR, CABASER E PARLODEL
E’ noto da tempo che i
dopaminoagonisti ergolinici*, quali bromocriptina (Parlodel), pergolide (Nopar)
e cabergolina (Cabaser), possono causare una degenerazione fibrotica di alcuni
tessuti con possibili gravi conseguenze. I casi segnalati fino a poco tempo fa
riguardavano per lo più il polmone, mentre per i dopaminoagonisti non
ergolinici*, quali ropinirolo (Requip) e pramipexolo (Mirapexin), questo
specifico effetto collaterale non è segnalato.
Negli
ultimi anni sono stati riportati casi di degenerazione fibrotica delle valvole
cardiache (un ispessimento delle valvole cardiache- valvulopatie cardiache) in
pazienti che assumevano pergolide (Nopar), cabergolina
(Cabaser) e anche bromocriptina (Parlodel).
L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha
pubblicato una nota in data 20 dicembre 2004 in cui si afferma che la
pergolide deve essere considerata un dopaminoagonista di seconda scelta,
da utilizzare dopo che sia stato impiegato senza successo un farmaco non ergolinico e
solo dopo aver effettuato un ecocardiogramma.
Chi assume questi farmaci è bene che chieda al suo medico la prescrizione
di una ecografia cardiaca. Potrà continuare ad assumerli se è
tutto normale. Tuttavia, successivamente, si consiglia di effettuare controlli ecografici almeno
ogni sei mesi.
In caso contrario, il farmaco dovrà essere
sostituito per permettere alle lesioni di regredire.


MODALITA’ D’USO ED EFFETTI COLLATERALI
DEI DOPAMINOAGONISTI
Tutti i dopaminoagonisti producono uno spettro di effetti
collaterali mediati dalla stimolazione dei recettori dopaminergici sia a livello
periferico (nausea, vomito, ipotensione ortostatica) che centrale (sonnolenza,
sogni vividi ed allucinazioni). D’altra parte, i dopaminoagonisti presentano
assente o minima propensione a provocare discinesie e distonie (almeno in
pazienti mai esposti alla levodopa). La possibile insorgenza di effetti
collaterali periferici precoci impone la necessità di iniziare la terapia con
basse dosi di dopaminoagonista e di aumentarne gradualmente il dosaggio.
DOMPERIDONE (MOTILIUM, PERIDON)
La co-somministrazione di domperidone (Motilium, Peridon), un
selettivo antagonista dei recettori periferici D2, sprovvisto di attività
centrale in vivo per la sua incapacità di passare la barriera ematoencefalica,
è in grado di ridurre notevolmente gli effetti collaterali periferici e viene
routinariamente impiegato, almeno nei primi mesi di terapia.
Oltre a possedere
un effetto antiemetico per diretta azione sul centro del vomito, il domperidone
stimola lo svuotamento gastrico ed è in grado di aumentare lievemente la
pressione arteriosa.
Questo farmaco trova quindi un’estesa applicazione nel
trattamento della malattia di Parkinson, sia come antagonista degli effetti
periferici dopaminergici della levodopa, soprattutto in associazione con i
dopaminoagonisti, che per l’ipotensione ortostatica.
La co-somministrazione del domperidone con i dopaminoagonisti,
introdotta nel 1979, dovrebbe essere considerata alla stessa stregua di quella
di levodopa/carbidopa e di levodopa/benserazide, almeno nelle fasi iniziali del
trattamento.
Questa terapia consente, infatti, di raggiungere più rapidamente
la dose efficace del dopaminoagonista con minori effetti collaterali e rischi
per il paziente.
Generalmente 4-6 giorni di trattamento con domperidone 60 mg/die,
ripartiti in tre dosi, precedono l’inizio della terapia con i dopaminoagonisti;
una volta iniziata la somministrazione del dopaminoagonista, in caso di effetti
collaterali dopaminergici, è possibile aumentare la dose giornaliera di
domperidone a 90 mg/die. Raggiunta la dose efficace del dopaminoagonista, dopo
1-2 mesi la somministrazione di domperidone può essere progressivamente ridotta
fino alla sospensione totale: soltanto pochi pazienti hanno generalmente la
necessità di continuare la terapia con domperidone/dopaminoagonista per un
periodo superiore a 3-6 mesi.
ALTRI EFFETTI COLLATERALI
I dopaminoagonisti presentano anche altri effetti collaterali
quali edemi agli arti inferiori ed eritromelalgia*; molto rare, ma
potenzialmente gravi, sono le sindromi fibrotiche a localizzazione
cardiopolmonare e retroperitoneale, che iniziano con un versamento delle sierose
e che sono provocate quasi esclusivamente dai dopaminoagonisti derivati
ergolinici*.
Benché fosse da tempo ben nota la capacità dei
dopaminoagonisti e della levodopa di indurre sonnolenza e sedazione, solo da
pochi anni è stata evidenziata la non frequente possibilità che la terapia
dopaminergica possa indurre attacchi di sonno (episodi di sonnolenza
irresistibile che compaiono senza alcun preavviso o con prodromi* modesti e tali
da non consentire efficaci contromisure; generalmente il paziente non conserva
memoria degli eventi immediatamente precedenti il colpo di sonno), talora alla
guida con conseguente rischio di incidenti stradali.
L’osservazione iniziale
è stata effettuata in uno studio comprendente 8 pazienti, 7 dei quali in
terapia con pramipexolo (Mirapexin) ed uno con ropinirolo (Requip); osservazioni
successive, fino alla metà del 2001, sono state raccolte in un recente review*,
tali osservazioni coinvolgono un numero complessivo di 96 pazienti con una
distribuzione per trattamento (38 ropinirolo, 32 pramipexolo, 13 bromocriptina,
23 lisuride o piribedil*, 5 pergolide, 2 apomorfina, 1 cabergolina, 8 levodopa
in monoterapia) che autorizza a ipotizzare un effetto generale della terapia
dopaminergica.
L’EMEA, agenzia europea per la valutazione dei farmaci, si è
ufficialmente pronunciata sul problema con una nota del 28 febbraio 2002 (CPMP/578/02),
sostenendo che almeno apparentemente gli attacchi di sonno sono stati più
frequentemente riportati con pramipexolo e ropinirolo.
Alcuni studi prospettici
hanno valutato mediante questionario e/o la scala di Epworth la sonnolenza
diurna e la presenza di eventuali attacchi di sonno in ampi gruppi di pazienti
effettuando controlli per un totale di 1906 parkinsoniani.
Costante, in questi
studi, il reperto di una eccessiva sonnolenza diurna nei parkinsoniani rispetto
ai controlli, apparentemente indipendente dal tipo di trattamento dopaminergico.
E’ stata tuttavia rilevata una certa variabilità nella prevalenza di attacchi
di sonno nei vari studi (da 3.8% a 30.5%).
Secondo l’ipotesi prevalente, la
malattia per sé, in associazione alla terapia dopaminergica, determinerebbe
un’alterazione della struttura del sonno notturno con conseguente sonnolenza
diurna e talora attacchi di sonno; altre ipotesi attribuiscono alla malattia la
responsabilità prevalente dei disturbi del sonno e della vigilanza.
Al di là
della completa comprensione del fenomeno, è certo che i dati riportati rendono
necessaria almeno un’indagine anamnestica* sulla presenza o meno di sonnolenza
diurna o di veri e propri colpi di sonno nei pazienti con più lunga storia di
malattia: l’entità del disturbo detterà le scelte diagnostiche (poligrafia)
e terapeutiche successive (riduzione della dose, sostituzione del
dopaminoagonista).


EFFICACIA
COMPARATIVA DEI DOPAMINOAGONISTI
A tutt’oggi non esistono studi comparativi sull’efficacia
terapeutica dei dopaminoagonisti di più recente introduzione: pergolide (Nopar),
ropinirolo (Requip), pramipexolo (Mirapexin), e cabergolina (Cabaser), che sono
stati generalmente esaminati confrontandoli con la bromocriptina (Parlodel),
rispetto alla quale mostrano una maggiore efficacia, sia in fase iniziale che in
fase avanzata.
La sostituzione di un dopaminoagonista con un altro agonista,
talora necessaria per mancanza d’efficacia o per insorgenza di effetti
collaterali, può essere eseguita con modalità temporali diverse (sostituzione
immediata o lenta), tenendo conto di valori di equivalenza ricavati talora
indirettamente dalla letteratura, Un unico studio, designato a questo scopo, ha
evidenziato l’assoluta sicurezza della sostituzione immediata (1 giorno)
rispetto a quella lenta (8 settimane) per il pramipexolo rispetto alla
bromocriptina o pergolide.
DOSI EQUIVALENTI DI
DOPAMINOAGONISTI
|
|
DOPAMINOAGONISTI
|
DOSI EQUIVALENTI (MG)
|
|
Apomorfina
|
2
|
|
Bromocriptina
|
10
|
|
Cabergolina
|
1,5-2
|
|
Pergolide
|
1
|
|
Pramipexolo |
1
|
|
Ropinirolo
|
5
|


BROMOCRIPTINA
(PARLODEL)
ATTENZIONE
Negli ultimi anni sono stati
riportati casi di degenerazione fibrotica delle valvole cardiache (valvulopatie
cardiache) in pazienti che assumevano pergolide (Nopar), cabergolina (Cabaser) e
anche bromocriptina (Parlodel).
Chi assume questi farmaci è bene che chieda al suo medico la prescrizione
di una ecografia cardiaca. Se è tutto normale potrà continuare ad assumerli.
Tuttavia, si consiglia di effettuare controlli ecografici
almeno semestralmente.
In caso contrario, il farmaco dovrà essere sostituito per
permettere alle lesioni di regredire.
La bromocriptina è un derivato ergot, agonista D2,
parziale antagonista D1, emivita plasmatica 6 ore e biodisponibilità 8%.
Studi in monoterapia nella malattia iniziale
Due
strategie sono state confrontate nel tempo: l’impiego di basse dosi (10-30 mg/die)
con incremento lento del dosaggio che prevedeva una dose di partenza di 1 mg/die,
e quello di dosi elevate (36-50 mg) con incremento rapido e contemporaneamente
impiego di domperidone per ridurre l’effetto emetico. La strategia ad alto
dosaggio si è dimostrata più efficace rispetto a quella a basso dosaggio, in
relazione alla maggiore ritenzione dei pazienti al follow-up a 3-5 anni.
Studi in associazione alla levodopa nella malattia avanzata
Oltre
a numerosi studi in aperto, alcuni studi controllati o randomizzati* hanno
valutato la bromocriptina rispetto alla pergolide, ropinirolo, lisuride,
cabergolina e tolcapone. L’efficacia è risultata sovrapponibile o minore per
la bromocriptina.
Studi sull’associazione precoce
In
questi studi, generalmente in aperto, la levodopa veniva aggiunta alla
bromocriptina dopo un periodo variabile (in genere di pochi mesi) di monoterapia
con bromocriptina. I dati ottenuti indicano una buona efficacia con ridotta
incidenza di discinesie/fluttuazioni. Gli effetti collaterali osservati nei vari
studi sono quelli di tipo dopaminergico centrali (psicosi) e periferici (emesi,
edema agli arti inferiori, ipotensione ortostatica); molto rari e riportati come
case report, fibrosi retroperitoneale e versamento pleurico o pericardico.
EFFICACIA
DELLA BROMOCRIPTINA:
Efficace nella malattia avanzata in associazione alla
levodopa; probabilmente efficace in monoterapia nella malattia iniziale.
PREPARATI
COMMERCIALI:
Parlodel
2,5 mg cps (Novartis Farma)
Parlodel
5 mg cps (Novartis Farma)
Parlodel
10 mg cps (Novartis Farma)
DOSAGGIO: dose media efficace 15-39 mg/die (o più).

CABERGOLINA
(CABASER)
ATTENZIONE
Negli ultimi anni sono stati
riportati casi di degenerazione fibrotica delle valvole cardiache (valvulopatie
cardiache) in pazienti che assumevano pergolide (Nopar), cabergolina (Cabaser) e
anche bromocriptina (Parlodel).
Chi assume questi farmaci è bene che chieda al suo medico la prescrizione
di una ecografia cardiaca.
Se è tutto normale potrà continuare ad assumerli. Tuttavia, si consiglia di
effettuare controlli ecografici
almeno semestralmente.
In caso contrario, il farmaco dovrà essere sostituito per
permettere alle lesioni di regredire.
La
cabergolina è un derivato ergot, agonista D1/D2, emivita plasmatica 63/68 ore,
biodisponibilità 60%.
Studi in monoterapia nella malattia iniziale
Uno
studio in doppio cieco e su larga scala della durata di cinque anni, pubblicato
come interim ad 1 anno e in forma preliminare con i dati definitivi a 5 anni, ha
confermato l’efficacia e la tollerabilità della cabergolina alla dose massima
di 4 mg/die rispetto alla levodopa alla dose massima di 600 mg/die.
Dopo 5 anni
il 64% dei pazienti trattati inizialmente con cabergolina avevano necessità di
aggiunta di levodopa, mentre tale percentuale si riduceva al 47% nel gruppo
randomizzato alla monoterapia iniziale con levodopa.
La dose media di levodopa a
fine studio era di 431 mg/die nel gruppo cabergolina e 783 mg/die nel gruppo di
levopoda.
Mentre nel corso del primo anno il miglioramento dello score motorio
era sovrapponibile nei due gruppi, a cinque anni il gruppo trattato con cabergolina mostrava un miglioramento motorio inferiore ma nel contempo una
minore frequenza di complicanze motorie valutate come fluttuazioni o discinesie,
rispetto al gruppo in monoterapia con levodopa.
Studi in associazione alla levodopa nella malattia avanzata
Sono
stati pubblicati due studi controllati rispetto al placebo, uno a breve termine
e su di un gruppo di 37 pazienti mostrava a favore di cabergolina una riduzione
significativa della durata dell’off*,
l’altro a medio termine (6 mesi) e su un gruppo di 188 pazienti, una riduzione
della dose di levodopa ed un aumento del tempo in on*
oltre ad un miglioramento della parte II e III della UPDRS*.
Un unico studio
controllato ha valutato l’efficacia comparativa di cabergolina rispetto a
bromocriptina in 48 pazienti con fluttuazioni e discinesie e con un follow up
medio di 9 mesi; nessuna differenza significativa emergeva fra i due farmaci
relativamente ad efficacia e a tollerabilità.
EFFICACIA
DELLA CABERGOLINA:
Efficace nella malattia iniziale in monoterapia e nella
fase avanzata in associazione alla levodopa.
PREPARATI
COMMERCIALI:
Cabaser 1 mg cpr (Pharmacia &Upjohn)
Cabaser 2 mg cpr (Pharmacia &Upjohn)
DOSAGGIO:
2-6 mg/die (dose media efficace 4 mg/die).

LISURIDE
(DOPERGIN)
La
lisuride è un derivato ergot, agonista D1/D2, emivita plasmatica 1-7 ore,
biodisponibilità 20%.
Pochi
studi in aperto suggeriscono l’efficacia in monoterapia nei pazienti de-novo.
Egualmente pochi, ma controllati e con risultati favorevoli di efficacia e
tollerabilità, sono studi riguardanti la lisuride in associazione alla levodopa.
EFFICACIA
DELLA LISURIDE:
Probabilmente efficace in monoterapia; efficace come add
on.
PREPARATI COMMERCIALI:
Dopergin
0.2 mg cpr (Farmades)
Dopergin
0.5 mg cpr (Farmades)
Dopergin
1mg cpr (Farmades)
DOSAGGIO:
0,6-5 mg/die (dose media efficace 1-2 mg/die).


DIIDROERGOCRIPTINA
(DAVERIUM)
La
diidroergocriptina è un derivato ergot, emivita plasmatica 12 ore,
biodisponibilità 20%. Pochi studi in aperto sia come monoterapia che come
aggiunta alla levodopa. Un unico studio controllato della durata di 3 mesi ha
valutato con risultati favorevoli l’efficacia della diidroergocriptina
rispetto alla lisuride, come aggiunta a preesistente terapia con levodopa, in 68
pazienti con malattia avanzata. In un recente studio multicentrico controllato
rispetto a placebo, della durata di 6 mesi, è stata evidenziata l’efficacia
di tale farmaco anche in monoterapia in 123 parkinsoniani de-novo.
EFFICACIA
DELLA DIIDROERGOCRIPTINA:
Probabilmente efficace sia in monoterapia, che
come add on.
PREPARATI
COMMERCIALI:
Daverium 20 mg cpr (Monsanto)
DOSAGGIO:
10-120 mg/die (dose media efficace 60 mg/die).

PERGOLIDE
(NOPAR)
ATTENZIONE
Negli ultimi anni sono stati
riportati casi di degenerazione fibrotica delle valvole cardiache (valvulopatie
cardiache) in pazienti che assumevano pergolide (Nopar), cabergolina (Cabaser) e
anche bromocriptina (Parlodel).
Per questo motivo, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha pubblicato una nota
del 20 dicembre 2004 in cui si affermava che la pergolide deve essere
considerata un dopaminoagonista di seconda scelta, da utilizzare dopo che sia
stato impiegato senza successo un dopaminoagonista non ergolinico (Requip,
Mirapexin) e solo dopo aver effettuato
un ecocardiogramma.
In particolare, le modifiche apportate al foglietto illustrativo del
NOPAR sono sintetizzate nei punti seguenti:
* la pergolide deve essere utilizzata come
farmaco di seconda scelta, dopo che sia stato usato senza successo un dopaminoagonista non derivato dall’ergot;
* la dose di pergolide non deve superare i 5 mg/die;
*pergolide è controindicata in tutti i pazienti con anamnesi positiva per
fibrosi a carico di qualunque tessuto corporeo;
*prima d’iniziare un trattamento con pergolide è necessario effettuare un
ecocar-diogramma e nel corso del trattamento deve essere effettuato un
controllo ecocar-diografico periodico ( a 3-6 mesi dall’inizio del trattamento
e successivamente ogni 6-12 mesi);
* se viene rilevata l’insorgenza d’ispessimento dei lembi valvolari,
restrizione valvolare, restrizione-stenosi valvolare mista o l’insorgenza o
peggioramento di un riflusso valvolare, pergolide deve essere sospesa;
* i benefici ottenibili dal trattamento devono essere regolarmente
riconsiderati in funzione del rischio di reazioni fibrotiche e valvulopatia.
DESCRIZIONE DEL FARMACO (pergolide)
La
pergolide è un derivato ergot, agonista D1/D2, emivita plasmatica 15-27 ore,
biodisponibilità 20%.
Studi in monoterapia
Due
studi pubblicati, uno in aperto randomizzato e l’altro controllato, hanno
evidenziato efficacia a breve termine (6 mesi) rispetto alla levodopa e placebo
rispettivamente. E’ stato pubblicato solo come abstract uno studio a lungo
termine (3 anni) in cui pergolide è stato comparato con levodopa, con risultati
di efficacia e di ritenzione al termine dello studio del tutto sovrapponibili.
Studi in associazione alla levodopa nella malattia avanzata
La
pergolide presenta il maggior numero di studi controllati in questo tipo di
strategia; per dosi medie di 3 mg/die la levodopa può essere ridotta del 35%
circa, con miglioramento clinico del 30%. In uno studio in aperto Jankovic ha
indicato una persistenza del miglioramento a 2 anni. Gli effetti collaterali
sono di tipo dopaminergico centrale e periferico; rari i casi di fibrosi
retroperitoneale e pleuropericardica.
EFFICACIA
DELLA PERGOLIDE:
Efficace nella malattia iniziale in monoterapia e nella
malattia avanzata in associazione alla levodopa.
PREPARATI
COMMERCIALI:
Nopar 0.05 mg cpr (Eli Lilly)
Nopar 0.25 mg cpr (Eli Lilly)
Nopar 1 mg cpr (Eli Lilly)
DOSAGGIO:
1,5-4,5 mg/die (dose media efficace 3 mg/die).

ROPINIROLO
(REQUIP)
Il
ropinirolo è un dopaminoagonista non ergolinico, agonista D2 (D3 preferring),
emivita plasmatica 3-10 ore, biodisponibilità 50%.
E’
stato studiato in modo controllato e su larga scala in pazienti de-novo ed in
pazienti già in trattamento con levodopa con risultati favorevoli.
Un’analisi
più approfondita merita uno studio di particolare rilievo su pazienti de novo a
lungo termine (5 anni).
Sono stati randomizzati 268 pazienti, 179 trattati con
ropinirolo e 89 con levodopa; la dose massima giornaliera consentita era di 24
mg per ropinirolo e 1200 mg per levodopa.
In caso di necessità, i pazienti di
entrambi i gruppi potevano ricevere come farmaco di soccorso levodopa in aperto.
L’obiettivo primario dello studio consisteva in una valutazione
dell’incidenza di discinesie nei due gruppi di trattamento, nell’ipotesi di
una ridotta incidenza nel gruppo trattato con ropinirolo.
La ritenzione, nello
studio a 5 anni, è risultata sovrapponibile nei due gruppi terapeutici 47% per ropinirolo e 51% per levodopa.
Dei pazienti del gruppo ropinirolo che hanno
portato a termine lo studio (85 pazienti su 179) 29 (pari al 16%) hanno assunto
soltanto ropinirolo e 56 (31%) levodopa di soccorso; nel gruppo levodopa dei
pazienti che hanno portato a termine lo studio (45 su 89), 29 (32%) hanno
assunto levodopa di soccorso, che invece è risultata necessaria per 16 (17%)
pazienti.
La
dose media giornaliera di ropinirolo a fine studio era di 16.5 mg, quella di
levodopa di soccorso di 427 mg, infine la dose di levodopa (incluso quella di
soccorso) nel gruppo di levodopa era di 753 mg.
Le
discinesie si sono manifestate nel 20% (36/177) dei pazienti del gruppo
ropinirolo e nel 45% (40/88) del gruppo levodopa.
L’efficacia antiparkinsoniana, misurata con la UPDRS (parte motoria), è risultata pari a
4.5 punti e favorevole per la levodopa, mentre la UPDRS (parte attività
quotidiane) non ha rilevato differenze significative fra i due gruppi.
Non si
sono evidenziate differenze significative nella comparsa delle fluttuazioni di
tipo wearing off fra i due gruppi, come pure per gli effetti collaterali (era
consentito domperidone) e per le sospensioni dallo studio dovute ad effetti
collaterali (27% per ropinirolo rispetto alla levodopa).
Pertanto, l’impiego
precoce del ropinirolo in monoterapia con l’eventuale aggiunta di
somministrazioni di levodopa a basso dosaggio riduce la frequenza e l’intensità
delle discinesie, seppure a spese di un miglioramento lievemente inferiore dei
sintomi parkinsoniani.
EFFICACIA
DEL ROPINIROLO:
Efficace in monoterapia nella malattia iniziale e in
associazione alla levodopa nella malattia avanzata.
PREPARATI
COMMERCIALI:
Requip
0.25 mg cpr (Glaxo Smithkline)
Requip
0.5 mg cpr (Glaxo Smithkline)
Requip
1 mg cpr (Glaxo Smithkline)
Requip
2 mg cpr (Glaxo Smithkline)
Requip
5 mg cpr (Glaxo Smithkline)
DOSAGGIO: 
3-9 mg/die (dose massima 24 mg/die).

ROPINIROLO COMPRESSE A RILASCIO PROLUNGATO
UNA COMPRESSA AL POSTO DI TRE
La formulazione di Ropinirolo a rilascio prolungato è
disponibile in tre confezioni da 28 compresse aventi diverso dosaggio: 2 mg,
4 mg e 8 mg.
Il farmaco è in fascia A ovvero è a completo carico del Servizio Sanitario
Nazionale.
Ropinirolo è un dopaminoagonista non ergolinico che è disponibile dal 1997 in
Italia in compresse a rilascio immediato, da assumere generalmente tre volte
al giorno.
La formulazione di Ropinirolo a rilascio prolungato, oltre al vantaggio
della singola somministrazione giornaliera, assicura un livello costante del
principio attivo nel sangue, associato a un migliore controllo dei
sintomi motori per 24 ore.
Evita le brusche variazioni dei livelli nel sangue dopo l'assunzione per via
orale che possono essere responsabili di complicazioni motorie: i picchi
possono causare movimenti involontari e le valli (calo dei livelli prima della
assunzione successiva) possono essere associate ad episodi di blocco motorio.
Il controllo prolungato è utile soprattutto al mattino presto, quando il
malato può svegliarsi "bloccato".
La formulazione di ropinirolo a rilascio prolungato può essere assunta sia da
sola che in associazione alla levodopa, sia con che senza cibo. 

PRAMIPEXOLO
(MIRAPEXIN)
Il
pramipexolo è un dopaminoagonista non ergolinico, agonista D2 (D3 preferring),
emivita plasmatica 8-12 ore, biodisponibilità 90%, prevalentemente eliminazione
renale.
Tre
studi della durata di 9, 11 e 31 settimane hanno valutato questo farmaco
rispetto a placebo nei pazienti de novo, tutti con risultati favorevoli in
termini di efficacia e di tollerabilità.
Uno
studio a lungo termine (2 anni) in confronto a levodopa ha dimostrato risultati
di efficacia sovrapponibili, ma una significativa riduzione delle complicanze
motorie con pramipexolo rispetto alla levodopa.
Tre studi controllati, 2 in
confronto a placebo e uno in confronto a bromocriptina, hanno valutato
l’efficacia del pramipexolo in associazione alla levodopa con risultati
favorevoli.
Uno
studio controllato suggerisce un’efficacia particolare di pramipexolo nel
tremore resistente alla levodopa.
EFFICACIA
DEL PRAMIPEXOLO:
Efficace in monoterapia nella malattia iniziale e in
associazione alla levodopa nella malattia avanzata.
PREPARATI
COMMERCIALI:
Mirapexin
0,18 mg cpr (pari a pramipexolo: 0,25 mg) (Pharmacia & Upjohn)
Mirapexin
0,7 mg cpr (pari a pramipexolo: 1 mg) (Pharmacia & Upjohn)
DOSAGGIO:
1,05-3,3 mg/die (pari a pramipexolo: 0,375-4,5 mg/die). In
caso di ridotta funzionalità renale si consigliano dosi inferiori

APOMORFINA
(APOFIN)
L’apomorfina
è il primo dopaminoagonista usato nella malattia di Parkinson, ha un’emivita
breve di 20-40 minuti dopo somministrazione sottocutanea ed è un potente
agonista dei recettori D1 e D2.
L’apomorfina
è stata studiata in serie retrospettive nella malattia avanzata, sia come
somministrazione estemporanea sottocute, per ridurre la durata dell’off
o mitigare la distonia off, sia con
somministrazione continua mediante pompa da infusione sottocutanea.
Un recente
studio in doppio cieco randomizzato ha confermato l’efficacia dell’apomorfina
in bolo a dosaggi variabili da 5 a 6 mg in pazienti che mantengono una buona
risposta alla levodopa per gran parte della giornata e che presentano off imprevedibili o
drug
resistant off (soprattutto nel periodo post prandiale) che possono ripetersi
più volte nel corso della giornata.
Per quanto riguarda l’infusione continua,
i trial clinici eseguiti hanno dimostrato una riduzione della percentuale di ore
in off intorno al 60% e una riduzione
del dosaggio di levodopa intorno al 40%.
Uno di questi studi enfatizza la
possibilità di una sostituzione quasi totale della levodopa con apomorfina, che
avrebbe come conseguenza una marcata riduzione delle discinesie e dell’off.
Sono stati trattati con apomorfina, in infusione continua sottocutanea in
monoterapia o con dosi di 100-200 mg/die di levodopa, 19 pazienti con gravi
fluttuazioni motorie imprevedibili per un tempo minimo medio di 2.7 anni, con
una riduzione del 65% nella gravità e dell’85% nella durata delle discinesie
e una concomitante riduzione del 25% dei periodi off.
Le
indicazioni all’infusione continua con apomorfina riguardano pazienti con
malattia di Parkinson idiopatica, che manifestano fluttuazioni motorie e/o
discinesie difficilmente controllabili dai diversi schemi terapeutici.
Si tratta
di pazienti che presentano in genere soglie basse per le discinesie e soglie
elevate per il raggiungimento dello stato on
e che pertanto traggono il massimo giovamento dalla stimolazione dopaminergica
continua.
E’ necessario che i pazienti siano particolarmente motivati a
sottoporsi alla terapia ed abbiano un buon supporto familiare esterno.
Non
dovranno essere considerati per questo tipo di approccio terapeutico pazienti
con insufficienza respiratoria, cardiaca, epatica, renale, pazienti con grave
aritmia cardiaca, con età biologica molto avanzata, con grave psicosi dopaminergica, con problemi cognitivi e con ipotensione ortostatica.
Un
primo controllo terapeutico include premedicazione con domperidone (60 mg/die) a
partire dai 3 giorni precedenti l’inizio dell’infusione e la sospensione di
tutti i farmaci antiparkinsoniani 12 ore prima di avviare l’infusione con 1
mg/ora di apomorfina, dose che dovrà essere successivamente incrementata di 1
mg/ora ogni 4 ore, sino al raggiungimento dello stato di on.
Occorre aggiungere successivamente, se necessario, levodopa,
dapprima al mattino ed al pomeriggio, sino a 4-5 dosi al dì.
I dosaggi medi di apomorfina da somministrare si assestano in genere intorno ai 4-8 mg/ora; è
consigliabile non superare globalmente il dosaggio di 100 mg nelle 24 ore. In
genere, l’infusione viene sospesa durante le ore del sonno notturno.
Un
altro schema prevede la sospensione di tutti i farmaci antiparkinsoniani, ad
eccezione della levodopa, 12 ore prima dell’inizio dell’infusione.
Si
consiglia di iniziare con 1 mg/ora e di incrementare successivamente il dosaggio
con le stesse modalità del precedente protocollo, riducendo nel contempo
progressivamente il dosaggio di levodopa, giorno per giorno, sino al
raggiungimento del dosaggio minimo efficace.
Mettendo a confronto i 2
protocolli, si può affermare che il primo è più agevole e rapido, ma causa
maggiore stress al paziente per la brusca interruzione del trattamento con
levodopa, mentre il secondo è più complesso e lento, ma induce minore stress,
evitando prolungati periodi di off.
I
noduli sottocutanei (trattabili con pomate al cortisone), priapismo (erezione
prolungata e spesso dolorosa senza eiaculazione) e rarissimi episodi di anemia
emolitica rappresentano gli effetti collaterali più segnalati. Per l’anemia
emolitica è consigliabile eseguire un test di Coombs in fase di screening e,
successivamente, ogni 6 mesi.
EFFICACIA DELL’APOMORFINA:
Probabilmente efficace nella malattia avanzata.
PREPARATI
COMMERCIALI:
Apofin
Stylo 3 ml 1% fl sc (penject) (Chiesi Farmaceutici)
Apofin
sottocute 5 ml 1% fl (Chiesi Farmaceutici)
DOSAGGIO:
Per infusione continua sc 1-7 mg/ora per 12
ore (dose comunque da individualizzare). Penject: dose aggiuntiva al bisogno
di 2-6 mg.

AMANTADINA (MANTADAN)
Nel
1969 Schwab osservò un paziente parkinsoniano migliorato a seguito di una
prescrizione come antinfluenzale di 200 mg/die di amantadina.
Questa singola
osservazione è stata in seguito confermata da molteplici studi. In seguito a
somministrazione orale, l’amantadina mostra un picco d’assorbimento dopo 2-6
ore, l’emivita plasmatica è quasi di 24 ore e l’eliminazione è
prevalentemente renale.
Numerosi
studi in aperto e alcuni controllati con amantadina in monoterapia in confronto
a placebo hanno mostrato un miglioramento di circa il 30% dei pazienti nella
malattia iniziale.
Uno
studio in aperto in pazienti con fluttuazioni motorie aveva mostrato una certa
efficacia che tendeva a scomparire nel giro di un anno.
Più recentemente studi
controllati a breve (2 settimane) ed a lungo termine (1 anno) hanno dimostrato
un netto effetto antidiscinetico del farmaco.
Gli effetti collaterali più
frequenti sono livaedo reticularis, edema agli arti inferiori, insonnia,
xerostomia e raramente psicosi.
Un unico studio retrospettivo su di una ampia
popolazione di pazienti ha evidenziato una aumentata sopravvivenza nel gruppo
trattato con amantadina.
EFFICACIA DELL’AMANTADINA:
Probabilmente efficace nella malattia
iniziale ed avanzata, efficace nelle discinesie da levodopa.
PREPARATI
COMMERCIALI:
Mantadan 100 mg cpr (Boehringer Ingelheim)
DOSAGGIO: 
200 mg/die.

FARMACI ANTICOLINERGICI
Gli
anticolinergici sono stati i primi farmaci moderni impiegati nel trattamento
della malattia di Parkinson ed i primi lavori sono stati pubblicati nel 1949.
Ordenstein, un allievo di Charcot, che nel 1867 aveva scoperto l’effetto
antiparkinsoniano della tintura di Belladonna (Atropa belladonna), per primo
aveva somministrato atropina ad alcuni pazienti, come terapia per la scialorrea.
Successivamente, vari preparati contenenti atropina (infusi, percolati, tinture)
furono a lungo utilizzati fino alla sintesi dei vari anticolinergici: biperide,
bornaprina, metixene, orfenadrina, prociclidina, triesifenidile sono ancora in
commercio in Italia.
Il
meccanismo di azione è quello di antagonismo muscorinico a livello degli
interneuroni striatali; il blocco muscarinico si esercita anche a livello di
altre aree nel sistema nervoso centrale (SNC) e sul sistema autonomo, con
conseguenti effetti collaterali centrali (deterioramento cognitivo, abuso) e
periferici (tachicardia, ritenzione, stipsi, xerostomia, deficit
dell’accomodazione).
L’efficacia
degli anticolinergici è modesta e prevale su tremore e rigidità.
Nonostante il
modesto beneficio, molti pazienti non tollerano la brusca sospensione degli anticolinergici e la sostituzione con farmaci dopaminergici e presentano un
peggioramento marcato del parkinsonismo, sicuramente superiore al miglioramento
generato dall’anticolinergico stesso e verosimilmente determinato da
meccanismi di ipersensibilizzazione.
EFFICACIA
DEGLI ANTICOLINERGICI:
Probabilmente efficaci su tremore, rigidità,
scialorrea.
PREPARATI
COMMERCIALI:
Biperidene
Akineton 5 mg 1 ml fl im – ev (Ravizza)
Akineton R 4 mg cpr (Ravizza)
Akineton 2 mg cpr (Ravizza)
DOSAGGIO:
Akineton fl 10-20 mg/die,
Akineton R 2-8 mg/die,
Akineton 1-6 mg/die
Bornaprima
Sormodren 4 mg cpr (Ravizza)
DOSAGGIO:
6-12 mg/die
Metixene
Tremaril 5 mg cpr (Mdm)
DOSAGGIO:
20-60 mg/die
Orfenadrina
Disipal 40 mg 2 ml fl im (Yamanouchi Pharma)
Disipal
50 mg conf. (Yamanouchi
Pharma)
DOSAGGIO:
Disipal fl 40-160
mg /die,
Disipal conf. 200-400 mg/die
Prociclidina
Kemadrin 5 mg. cpr (Glaxo-SmithKline)
DOSAGGIO:
fino a 60 mg /die (dose media 30 mg/die)
Triesifenidile
Artane 2 mg cpr (Wyeth Lederle)
DOSAGGIO: 
6-10 mg /die.

DIZIONARIO
*Agonista: Fenomeno o sostanza che aiuta a raggiungere
l’effetto ricercato, accrescendolo;
*Antagonista: Dicesi di qualsiasi sostanza, fattore, organo
(muscolo, dente), fenomeno, la cui azione si oppone a quella di un
altro/altra.
*Antagonismo muscorinico:
per
contrastare
l’effetto muscarinico prodotto dall’eccitazione dei recettori muscarinici
(varietà di recettore colinergico) che reagiscono all’azione dell’acetilcolina.
L’effetto muscarinico è costituito da un’azione farmacodinamica analoga a
quella della muscarina che rallenta il cuore, dilata le arteriole, abbassa la
pressione arteriosa, fa contrarre l’intestino e i bronchi ed aumenta le
secrezioni;
*Barriera
ematoencefalica: Barriera protettiva che separa il sangue circolante dai
neuroni. Alcuni farmaci non riescono ad attraversarla;
*Biodisponibilità: Possibilità
per il principio attivo di un farmaco di essere assorbito in quantità
sufficiente e abbastanza rapidamente da essere efficace;
*Derivati ergolinici: Farmaci
derivanti dalla segale cornuta (in inglese ergot). Fungo parassita della
segala;
*Emetico: Si dice di tutte le sostanze che provocano il
vomito;
*Emivita plasmatica: durata
media di efficacia di un farmaco nel sangue;
*Eritromelalgia:
affezione caratterizzata da crisi di dolore accompagnata da gonfiore e
arrossamento della cute, con sede nelle estremità ed in particolare nei
piedi):
*Fluttuazioni motorie:
Variazioni nel controllo delle performances motorie da parte
della levodopa, dopo alcuni anni di trattamento;
*Indagine anamnestica:
indicazioni fornite dal paziente stesso o dai suoi familiari riguardo
all’esordio della malattia fino al momento della visita medica;
*Livaedo reticularis:
marezzatura violacea o bluastra della cute a forma di reticolo, in genere a
carico della cute degli arti, causata da alcuni parfaci
*off
: periodo in cui si manifestano di nuovo i sintomi della malattia;
*on: periodo in cui migliorano i sintomi della malattia
in quanto il farmaci funziona meglio;
*Prodromo: segno
promonitore
*Piribedil: farmaco
antiparkinson approvato in alcuni Paesi europei ma non i Italia;
*Randomizzazione: Ripartizione
causale. Tale metodo viene utilizzato in particolare negli esperimenti
terapeutici comparativi
*Review: Rassegna;
*Sierosa. Sottile
membrana mesoteliale che tappezza le cavità toracica e addominale e il lato
esterno degli organi che vi si trovano (pleura, peritoneo, pericardio);
*UPDRS:
sigla della scala “Unified Parkinson’s Disease
Rating Scale” di valutazione della capacità motoria, delle capacità
mentali, delle attività della vita quotidiana e delle complicanze dovute alla
terapia.

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