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principi attivi e farmaci
Ropinirolo (Requip) e Pramipexolo (Mirapexin)
Ropinirolo
(Requip) a rilascio prolungato
Pramipexolo (Mirapexin): le risposte per saperne di più
I disturbi
del sonno: i colpi di sonno

ROPINIROLO (REQUIP) E PRAMIPEXOLO (MIRAPEXIN)
Il Ropinirolo (Requip) e il Pramipexolo (Mirapexin) appartengono alla classe dei farmaci dopamino-agonisti i quali agiscono
"direttamente" sui recettori della dopamina (recettori dopaminergici) nei gangli
della base, in modo simile alla levodopa.
I dopamino-agonisti sono una classe di molecole che, seppure dotate di
diverse proprietà chimico-fisiche, non devono essere trasformate in dopamina prima di
divenire efficaci (come, invece, lo necessita la levodopa). Essi stimolano
"direttamente" i recettori dopaminergici.
Questa caratteristica è probabilmente legata alla conformazione di una
parte della loro molecola che imita la struttura tridimensionale della dopamina e che
viene, pertanto, riconosciuta dai recettori dopaminergici.
I farmaci dopamino-agonisti disponibili attualmente in farmacia sono:
Bromocriptina (Parlodel), Lisuride (Dopergin), Pergolide (Nopar), Apomorfina,
Diidroergocriptina (Daverium), Ropinirolo (Requip), Pramipexolo (Mirapexin).
Il Ropinirolo e il Pramipexolo non sono derivati ergolinici (trattasi
di preparati sintetici e non derivati da alcaloidi della segale, un fungo parassita della
segale). Non dovrebbero, quindi, provocare gli effetti collaterali tipici dei farmaci
dopamino-agonisti ergolinici (arrossamento doloroso delle estremità, gonfiore ed edemi).
Dal loro uso non è stata, inoltre, osservata la comparsa di casi di fibrosi polmonare e
retroperineale che se pur rara, potrebbe presentarsi in pazienti trattati con farmaci
agonisti dopaminergici ergolinici.
Attualmente non si hanno dati clinici sufficienti per valutare
l'opportunità di ritardare, nelle fasi iniziali di malattia, l'uso della levodopa. I
pareri in merito sono contrastanti.
Alcuni ricercatori ritengono che la levodopa possa aumentare la
sopravvivenza delle cellule neuronali mentre, di contro, altri sono di opposta opinione.
Negli Stati Uniti è in corso uno studio clinico su vasta scala il cui
obiettivo è di vagliare la validità di questa ipotesi terapeutica: ritardare l'uso della
levodopa nelle fasi iniziali di malattia per poterne osservare gli eventuali benefici nei
pazienti lungo il decorso della malattia. I risultati di questo studio, denominato
ELLDOPA, potranno però essere disponibili solamente tra alcuni anni.
In attesa di questi risultati già molti pazienti, in fase precoce di
malattia, hanno optato di ritardare l'inizio della terapia con levodopa preferendo il
trattamento con farmaci dopamino-agonisti. In particolare, con Requip o con Mirapexin.
Dati clinici hanno dimostrato che il Ropinirolo e il Pramipexolo, usati
in monoterapia, hanno una notevole efficacia su pazienti parkinsoniani negli stadi
iniziali della malattia, paragonabile a quella ottenuta con levodopa.
E', peraltro, opportuno iniziare la terapia con questi farmaci a bassi
dosaggi, aumentandoli gradatamente fino ad ottenere l'effetto clinico desiderato a causa
della comparsa di possibili effetti collaterali i quali, anche se tendono a scomparire nei
giorni o settimane successive, devono essere immediatamente segnalati allo specialista
(nausea, vomito, ipotensione posturale, deliri, allucinazioni, confusione). Per evitare
eventuali nausee può risultare utile l'uso concomitante dell'antagonista dopaminergico
domperidone (Motilium) nonché assumere i farmaci a stomaco pieno avendo i pasti scarsa
influenza sul loro assorbimento.
Questi due farmaci dopamino-agonisti, pur avendo una efficacia
inferiore rispetto alla levodopa, possono però fornire un buon controllo dei sintomi
della malattia. Per questa minore efficacia molti pazienti continuano a preferire la
terapia con levodopa.
I pazienti, all'inizio della malattia, dovrebbero apprezzare in modo
maggiore tali farmaci rispetto ai pazienti ad uno stadio di malattia più avanzato
poiché, questi ultimi, potrebbero presentare una minore tollerabilità verso i farmaci
dopamino-agonisti.
I farmaci dopamino-agonisti sono generalmente prescritti, in
associazione con la levodopa, ai pazienti con fluttuazioni motorie: l'alternarsi di
momenti di una buona motilità (fasi "on") con momenti di blocco motorio (fasi
"off").
Entrambi, Requip e Mirapexin, associati ad un trattamento stabile con
levodopa, si sono infatti dimostrati efficaci nel ridurre significativamente i tempi di
blocco motorio (fasi "off") in pazienti cronici.
Spesse volte i pazienti, in trattamento con un farmaco
dopamino-agonista, possono beneficiare di una riduzione di levodopa.
Un incremento delle discinesie può essere, quindi, più efficacemente
contrastato aggiungendo allo schema di terapia un farmaco dopamino-agonista in grado di
ridurre il dosaggio di levodopa.
E' disponibile anche la formulazione di Ropinirolo a rilascio prolungato
che oltre al vantaggio della singola somministrazione giornaliera, assicura un
livello costante del principio attivo nel sangue, associato a un migliore
controllo dei sintomi motori per 24 ore.


ROPINIROLO (REQUIP) A RILASCIO PROLUNGATO
ASSUNTO UNA SOLA VOLTA AL GIORNO
Con un'unica somministrazione si raggiunge
un'efficace attività farmaceutica per 24 ore, sovrapponibile a quella che si
ottiene con tre somministrazione giornaliere di Requip a rilascio immediato.
Studi internazionali hanno dimostrato l'efficacia del nuovo farmaco nei
pazienti parkinsoniani sia nelle fasi iniziali della malattia, sia in quelle
più avanzate ed anche un miglioramento del 10% della qualità della vita dovuto
alla riduzione del numero di compresse da assumere durante la giornata in una
popolazione generalmente anziana che ha spesso molte altre malattie.
E’
disponibile una nuova formulazione di Ropinirolo in compresse a rilascio
prolungato che si presenta in tre confezioni da 28 compresse aventi ciascuna
il seguente dosaggio: 2 mg, 4 mg e 8 mg.
Questa specialità è in fascia A del Prontuario Farmaceutico Nazionale ed è
quindi a completo carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Il Ropinirolo è un farmaco dopaminoagonista non ergolinico. Dal 1997 è
utilizzato in Italia per il trattamento della malattia di Parkinson in
compresse a rilascio immediato, da assumere, generalmente, tre volte al
giorno.
Con questa formulazione, oltre al vantaggio della singola somministrazione
giornaliera, si può ottenere la disponibilità del principio attivo nel sangue
per 24 ore con miglioramenti significativi del controllo sintomatologico.
E’, infatti, importante disporre di farmaci a lunga emivita che possono
assicurare una stimolazione dopaminegica più costante e possono quindi fornire
un controllo dei sintomi più affidabile e prevedibile.
Le brusche variazioni dei livelli del farmaco nel sangue dopo l’assunzione per
via orale possono, infatti, essere responsabili di complicazioni motorie: i
picchi possono causare movimenti involontari e le valli (calo dei livelli del
farmaco prima dell’assunzione successiva) possono essere associate ad episodi
di blocco motorio.
Il controllo prolungato dei sintomi motori fornito da Ropinirolo a rilascio
prolungato è utile soprattutto il mattino presto, quando il malato può
svegliarsi "bloccato".
Ropinirolo a rilascio prolungato risponde quindi sia all'esigenza di garantire
una stimolazione dopaminergica continua sull’arco delle 24 ore, sia quella di
semplificare la posologia giornaliera riducendo il numero di compresse da
assumere da parte del malato.
Le ricerche cliniche hanno dimostrato che Ropinirolo a rilascio prolungato è
efficace, in monoterapia, nelle fasi iniziali di malattia ed è in grado di
ridurre significativamente i periodi di “off” nei pazienti già in terapia con
levodopa che presentano fluttuazioni motorie.
La nuova formulazione può essere assunta sia da sola che in associazione alla
levodopa, sia prima che dopo i pasti.
Se somministrata con la levodopa, consente di ridurre di circa il 30 per cento
il dosaggio di questa ultima.
Il Ropinirolo a rilascio prolungato presenta tutte le caratteristiche per
migliorare la capacità funzionale del paziente nelle attività quotidiane,
consentendo anche al medico di calibrare le cure in modo più adatto alle
esigenze specifiche di ogni persona e rappresenta un ulteriore, significativo
passo avanti verso il miglioramento delle terapie antiparkinson che vedono nei
farmaci dopaminoagonisti e nella levodopa i presidi farmacologici maggiormente
utilizzati nel trattamento della malattia di Parkinson.
Infatti, i dopaminoagonisti trovano pieno impiego sia nelle fasi iniziali che
in quelle avanzate della malattia di Parkinson, anche in associazione con la
levodopa, riuscendo a sostituire la dopamina mancante tramite una diretta
stimolazione dei recettori dopaminergici del nucleo striato.

PRAMIPEXOLO (MIRAPEXIN)
LE RISPOSTE PER SAPERNE DI PIU’
Se confrontato con il ropinirolo (Requip), quali
diversi vantaggi dà il pramipexolo?
Mirapexin (sostanza attiva: pramipexolo) è un
dopaminoagonista di nuova generazione.
Come il Requip (ropinirolo), non presenta rischi di complicazioni gravi di
tipo fibrosi retro-peritoneale, provoca effetti collaterali a breve termine (a
livello del sistema digerente, della pressione arteriosa e della psiche) con
minor frequenza e gravità rispetto ai dopaminoagonisti di vecchia generazione,
possiede un possibile (non dimostrato sull’uomo) effetto neuroprotettivo e
probabilmente è in grado di ritardare, come gli altri farmaci di questo
gruppo, la comparsa delle fluttuazioni motorie e delle discinesie.
Presenta una potenza comparabile a quella del Nopar (pergolide) e del Requip,
con il vantaggio, rispetto a questi ultimi, di poter essere portato a dosaggi
terapeutici efficaci in un lasso di tempo relativamente breve, senza cioè che
sia necessario attendere diverse settimane.
Come per tutti i farmaci dopaminoagonisti, si propone come farmaco di prima
scelta per il trattamento iniziale della malattia di Parkinson in individui di
età non avanzata.

I DISTURBI DEL SONNO
I COLPI DI SONNO
Il trattamento con il pramipexolo può causare
improvvisi colpi di sonno?
Tutti i farmaci dopaminergici possono dare disturbi di
sonno che si manifestano come sonnolenza diurna e/o insonnia.
Esiste la preoccupante possibilità che il pramipexolo (Mirapexin) possa
causare improvvisi attacchi di sonnolenza in rari casi: uno studio americano
ha infatti riportato una aumentata incidenza di incidenti stradali dovuti ad
attacchi di sonno in individui che assumevano il pramipexolo e in misura assai
minore il ropinirolo (Requip).
Recentemente un gruppo americano ha riportato che sei pazienti trattati con
pramipexolo e uno con ropinirolo avevano avuto incidenti stradali a causa di
“colpi di sonno” che sono stati messi in relazione con l’assunzione dei
dopaminoagonisti.
Questo ha portato ad una modificazione del foglietto illustrativo dove si
raccomanda di non guidare ai pazienti che assumono questi farmaci.
Rivedendo la letteratura, emerge che la sonnolenza è un effetto collaterale
comune a tutti i dopaminergici, compresa la levodopa che negli studi in doppio
cieco ha fatto registrare un’incidenza di questo effetto collaterale simile ai
dopaminoagonisti.
Gli esperti del sonno interpellati su questo problema sostengono che il colpo
di sonno viene sempre preceduto da uno stato di profonda stanchezza e
sonnolenza e che spesso i pazienti non ricordano l’evento.
L’incidenza della sonnolenza con il ropinirolo è di circa il 18% e sembra
essere dose-dipendente.
E’ bene quindi raccomandare ai pazienti di non guidare quando iniziano la
terapia e valutare se compare o meno la sonnolenza.
Questo evento sta comunque polarizzando l’attenzione di molti ricercatori e
auspichiamo che possa essere chiarito entro breve tempo.
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