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VALVULOPATIE CARDIACHE CON I DOPAMINOAGONISTI ERGOLINICI
PERGOLIDE, CABERGOLINA E BROMOCRIPTINA
Negli ultimi anni sono stati
riportati casi di degenerazione fibrotica delle valvole cardiache in pazienti
che assumevano pergolide e successivamente cabergolina e anche bromocriptina.
L’Agenzia
Italiana del Farmaco (AIFA) ha pubblicato una nota in data 20 dicembre 2004 in
cui si afferma che la pergolide (Nopar) deve essere considerata un dopaminoagonista
di seconda scelta, da utilizzare dopo che sia stato impiegato senza successo
un farmaco non ergolinico e solo dopo aver effettuato un ecocardiogramma.
Dopo la pubblicazione di casistiche sempre più numerose
di valvulopatie associate all’uso di pergolide (Nopar), farmaco dopaminergico
derivato dell’ergot utilizzato nella terapia del morbo di Parkinson e della
sindrome delle gambe senza riposo) è stata diramata alla fine di dicembre 2004
dalla ditta produttrice Eli Lilly Italia una nota informativa che annuncia
importanti modifiche apportate al foglietto illustrativo del farmaco.
L’incidenza della valvulopatia con pergolide non è nota.
Dati recenti stimano intorno al 20% la prevalenza del riflusso valvolare (il
marker ecocardiografico più sensibile di valvulopatia restrittiva)
attribuibile a pergolide, nella maggior parte dei casi asintomatico.
Il rischio di sviluppare una valvulopatia sembra maggiore con l’aumentare
della dose e della durata del trattamento. Le modifiche apportate al foglietto
illustrativo sono sintetizzate nei punti seguenti:
· La pergolide deve essere utilizzata come
farmaco di seconda scelta, dopo che sia stato usato senza successo un dopaminoagonista non derivato dall’ergot;
· la dose di pergolide non deve superare i 5 mg/die;
· pergolide è controindicata in tutti i pazienti con anamnesi positiva per
fibrosi a carico di qualunque tessuto corporeo;
· prima d’iniziare un trattamento con pergolide è necessario effettuare un
ecocardiogramma e nel corso del trattamento deve essere effettuato un
controllo ecocardiografico periodico ( a 3-6 mesi dall’inizio del trattamento
e successivamente ogni 6-12 mesi);
· se viene rilevata l’insorgenza d’inspessimento dei lembi valvolari,
restrizione valvolare, restrizione-stenosi valvolare mista o l’insorgenza o
peggioramento di un riflusso valvolare, pergolide deve essere sospesa;
· i benefici ottenibili dal trattamento devono essere regolarmente
riconsiderati in funzione del rischio di reazioni fibrotiche e valvulopatia.
I VANTAGGI DELLA PERGOLIDE (NOPAR)
Recentemente sono stati presentati al 51° Convegno
dell’Accademia Americana di Neurologia tenutosi a Toronto, Canada, i risultati
di alcuni studi che indicano che il dopaminoagonista Pergolide melisato (Nopar),
utilizzato in monoterapia, si è dimostrato efficace nel trattamento iniziale
del paziente parkinsoniano.
L’efficacia della Pergolide è stata segnalata in due studi similari che hanno
coinvolto 206 pazienti i quali non erano mai stati trattati precedentemente con
levodopa.
Il gruppo di pazienti randomizzati, assegnati al trattamento con Pergolide e il
gruppo assegnato al placebo presentavano le stesse caratteristiche in termini di
età, di severità della malattia e uguale rapporto fra uomini e donne.
La Pergolide è sempre stato un farmaco somministrato in aggiunta alla terapia
con levodopa in pazienti con malattia di Parkinson avanzata. Questi studi sono i
primi che hanno dimostrato come l’utilizzo della Pergolide in monoterapia
possa migliorare le funzioni motorie del paziente e la sua capacità di svolgere
le attività quotidiane. Somministrando Pergolide ad un dosaggio medio di 2 mg.
i pazienti al termine di 14 settimane di trattamento hanno, infatti, potuto
beneficiare di un significativo miglioramento valutato sia con la scala
internazionale UPDRS (che descrive e valuta la disabilità in relazione allo
stadio della malattia), sia con una scala di valutazione funzionale Schwab e
Englad ADL che misura la capacità del paziente a compiere gli atti quotidiani
in termini di rapidità ed autonomia.
Nausea, vertigini, insonnia e anoressia sono stati effetti collaterali più
frequenti nei pazienti trattati con Pergolide rispetto ai pazienti trattati con
placebo.
Finora erano stati effettuati solo pochi non controllati studi per valutare il
ruolo della Pergolide in monoterapia. Questi nuovi risultati derivano da due
rigorosi studi clinici nei quali né i pazienti né i ricercatori conoscevano i
pazienti assegnati al gruppo che assumeva Pergolide o il placebo.
Questi risultati affermano quindi che la Pergolide, usata in monoterapia, può
essere efficace in caso di una sintomatologia parkinsoniana lieve o moderata.
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