ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO A SOSTEGNO DEI MALATI DI MORBO DI PARKINSON

 

Interazioni farmacologiche

Home
Notiziario
Per contattarci
Il 5 per mille dell'IRPEF
Attualità
Attività sociale
Parma
Verona
Perugia
Padova
Sportello Parkinson
Sportello parkinsonismi
Centri di cura
Malattia di Parkinson
Sintomi
I problemi non motori
La terapia
Principi attivi e farmaci
Neurochirurgia
Verona: Chirurgia
I Manuali e gli Ausili
Riabilitazione
Diete personalizzate
Proteggere l'autonomia
Sostegno psicologico
Genetica e Staminali
Parkinsonismi atipici
Parola agli specialisti
Ci scrivono...
Convegni
I link

 Dalle altre pagine:
principi attivi e farmaci


Interazione tra levodopa e...
I tranquillanti maggiori o neurolettici
Interazioni farmacologiche: cosa fare?
Il corretto uso del farmaco
 


I
NTERAZIONI TRA LEVODOPA E…

Spesso i pazienti parkinsoniani si preoccupano che un farmaco prescritto da un altro medico per qualche malattia acuta possa interferire con la levodopa, ad esempio nel caso degli antibiotici per curare l’influenza o qualche altra infezione.
Oppure nel caso di un medico che prescrive un antistaminico per i sintomi di un
raffreddore allergico, o di un dentista che vuole fare una anestesia prima della trapanazione, e potremmo fare molti altri esempi.
In quasi tutte queste situazioni, non sussiste alcun problema.
 La levodopa è un farmaco particolarmente accomodante e può essere associata con quasi tutto. Sono state osservate solo alcune interazioni di rilievo.


I TRANQUILLANTI MAGGIORI O NEUROLETTICI

I cosiddetti sedativi maggiori o neurolettici, che agiscono inibendo l’azione della dopamina a livello del sistema nervoso, non fanno altro che ridurre l’azione della levodopa, per questo non dovrebbero essere somministrati a pazienti sotto trattamento con levodopa.

Questi farmaci hanno tutti, come loro caratteristica farmacologica, quella di bloccare i recettori della dopamina nel Sistema Nervoso Centrale e in periferia, che sono strutture microscopiche che permettono la trasmissione della stimolazione nervosa provocata dalla dopamina.
La dopamina è il neurotrasmettitore che facilita l’espletamento dell’attività motoria ed è proprio la sua carenza che provoca la comparsa dei sintomi parkinsoniani.
Con la somministrazione della levodopa si ha la correzione di questa carenza poiché la levodopa entra nella cellula nervosa ed è trasformata in dopamina.
I neurolettici, che, come abbiamo già detto bloccano la trasmissione dell’impulso nervoso della dopamina, hanno quindi una azione perfettamente opposta a quella della levodopa, per cui il malato parkinsoniano che assumesse questi farmaci verrebbe a perdere tutti i benefici della terapia antiparkinson.
Ricordiamo a questo proposito che si perdono anche i benefici dei farmaci dopaminagonisti (bromocriptina,
lisuride, pergolide, ropinirolo, pramipexolo, cabergolina) che agiscono stimolando direttamente il recettore dopaminergico.

LA PAPAVERINA
Esistono, inoltre, dati secondo i quali la papaverina, prescritta spesso nella speranza di favorire l’afflusso di sangue al cervello in pazienti anziani, potrebbe antagonizzare l’effetto della levodopa.
Dal momento che la papaverina è inefficace comunque, non c’è motivo per cui debba essere somministrata ai pazienti parkinsoniani sotto trattamento con levodopa.

VITAMINA B6
E’ vero che la piridossina (vitamina B6) facilita l’azione di una sostanza la dopadecarbossilasi, un enzima che trasforma la levodopa presente nel sangue in dopamina ma la dopamina non oltrepassa la barriera ematoencefalica e non può quindi entrare nel cervello.
Il risultato dell’attività di questo enzima sarà pertanto quello di ridurre la quantità di levodopa nel sangue e quindi di ridurre la quantità di levodopa che può entrare

nel cervello e poi essere trasformata nella dopamina necessaria per combattere i sintomi della malattia di Parkinson.
Questo fenomeno però non si verifica con i preparati commerciali di levodopa a nostra disposizione, sia Madopar sia Sinemet, poiché in questi preparati è associata alla levodopa una altra sostanza (benserazide per il Madopar, e carbidopa per il Sinemet), che ha proprio il compito di bloccare l’azione della dopadecarbossilasi, cioè dell’enzima che distrugge la levodopa.
Tuttavia è d’obbligo un avvertimento:

- la protezione contro l’effetto della piridossina non sempre è totale e quindi sarebbe comunque meglio evitare trattamenti vitaminici o megadosi di vitamina B6 a meno che non sia strettamente necessario e sempre dietro prescrizione medica. Fortunatamente, le condizioni che richiedono un trattamento con forti dosi di vitamina B6 sono davvero poche.
GLI ALIMENTI

Nella malattia di Parkinson è ormai noto che i cibi solidi, in particolare quelli proteici, rallentano l’assorbimento della levodopa e possono ridurne la percentuale che entra in circolo.

I sintomi parkinsoniani si riducono maggiormente e più rapidamente se la levodopa viene assunta un’ora/mezz’ora prima dei pasti.

NESSUN RISCHIO

Invece, non si corre alcun rischio con questi pazienti nel caso di somministrazioni di antibiotici, cardiotonici, antiaritmici, antidiabetici, analgesici, antistaminici, vaccini, iniezioni antinfluenzali o anestesia con novocaina.

“Il Morbo di Parkinson: Una guida per il paziente ed il familiare- Dalla levodopa

alla levodopa” Roger C. Duvoisin, M.D.

 


INTERAZIONI FARMACOLOGICHE:
COSA FARE?

Che cosa si intende per interazione?
L’interazione si può verificare quando due farmaci diversi vengono assunti contemporaneamente oppure quando un medicinale viene somministrato insieme a certi cibi o ad alcolici per cui l’effetto del farmaco potrebbe essere diverso da quello che si avrebbe prendendo il farmaco da solo.
L’interazione può comportare la perdita di efficacia di uno dei due farmaci assunti oppure il potenziamento dell’effetto di un farmaco che fa aumentare il rischio della comparsa di effetti collaterali, in alcuni casi anche gravi.
Si pensi, ad esempio, alla mancata risposta terapeutica ad alcuni antibiotici la cui azione viene inibita o ridotta dall’interazione con un antiacido o con il ferro oppure al rischio di emorragie causato dalla somministrazione contemporanea di un anticoagulante orale con un anti-infiammatorio non steroideo che potenzia l’effetto del primo farmaco.

Cosa è necessario fare per evitare tali interazioni?
E’ bene, prima di tutto, far riferimento ad un unico medico come “supervisore” delle prescrizioni fatte da altri eventuali specialisti che hanno ordinato farmaci in modo indipendente. Succede spesso, infatti, che questi non si interfaccino tra loro determinando l’assunzione di farmaci sovrapponibili o che generano reazioni avverse se somministrati congiuntamente.
Tuttavia, la partecipazione attiva e l’interessamento del malato (e del familiare) nella gestione giornaliera dei farmaci è essenziale per evitare che si possano verificare interazioni tra farmaci.

Alcuni suggerimenti utili per un uso più sicuro dei farmaci e per prevenire possibili interazioni:
- E’ consigliabile far sempre presente al medico e al farmacista l’elenco dei farmaci che si assumono abitualmente.
Si raccomanda pertanto che l’informazione fornita al medico curante sia completa e precisa e che riguardi non solo i farmaci prescritti ma anche i farmaci da banco, le vitamine, i prodotti di erboristeria. Non bisogna pensare che i prodotti a base di erbe oppure omeopatici, in quanto naturali, siano privi di rischi di interazioni con i farmaci tradizionali.
Se un determinato farmaco ha provocato delle reazioni avverse è opportuno farlo presente al medico. Queste informazioni devono essere fornite anche in caso di ricovero ospedaliero.

- Molti specialisti consigliano di annotare in un taccuino il nome delle specialità farmacologiche che si stanno assumendo indicando oltre il dosaggio anche l’orario giornaliero di somministrazione.
Il malato deve poi preoccuparsi di aggiornarlo con continuità e di riporlo in un luogo dove può essere facilmente trovato in caso di emergenza.

- Prima di assumere un nuovo farmaco è bene chiedere al medico che lo prescrive tutte le informazioni possibili:
a) quando il farmaco deve essere assunto, se si può assumere lontano dai pasti oppure a stomaco pieno. Il cibo, infatti, può avere effetti sia sulla velocità di assorbimento che sulla quantità di farmaco assorbito. A tutti è noto, ad esempio, che gli antinfiammatori non steroidei devono essere assunti a stomaco pieno per diminuire gli effetti irritanti gastrici.
Prodotti caseari (latte, formaggi, yogurt) in quanto ricchi di calcio possono ridurre l’assorbimento di molti antibiotici, per cui è bene assumere questi farmaci 1 ora prima o 2 ore dopo il consumo di questi alimenti;

b) il corretto dosaggio;
c)
 i potenziali effetti collaterali;
d)
gli eventuali rischi di interazione con eventuali terapie già in corso, con gli alimenti e anche con gli integratori.
Sarebbe poi utile applicare sulla confezione di ciascun prodotto un’etichetta nella quale risultino le indicazioni più significative del farmaco (ad esempio, lo scopo terapeutico, le possibili interazioni…).

- Si consiglia di consultare attentamente il foglietto illustrativo del farmaco (“bugiardino”) anche se può apparire a prima vista poco comprensibile poiché, quando è necessario, vi sono segnalate le potenziali interazioni con altri farmaci.
- Se con l’aggiunta di un nuovo farmaco alle terapie già in corso compaiono sintomi o disturbi non presenti in precedenza, è bene informare della situazione il proprio medico.
Fare molta attenzione a questi cambiamenti, soprattutto nella prima settimana di terapia.

CONCLUSIONI

In effetti, più farmaci si utilizzano, maggiore è il rischio sia di interazioni che di effetti indesiderati ed è bene esserne consapevoli.
Un uso razionale ed essenziale dei farmaci può quindi costituire la prima regola di prevenzione delle interazioni tra farmaci.     
         
APDA Young Parkinson’s Newsletter- New York

  
IL CORRETTO USO DEL FARMACO

Che cosa dovrebbe domandarsi (e domandare) il malato prima di assumere un nuovo farmaco?

Una selezione delle maggiori domande che un paziente dovrebbe farsi e/o dovrebbe porre al suo medico curante ad ogni nuova prescrizione:

1. Quale altro farmaco (includendo i farmaci di automedicazione) sto prendendo al momento?

2. Mi hanno mai prescritto un altro farmaco per la stessa indicazione terapeutica ed ho informato di questo il mio medico?

3. Questa terapia è veramente necessaria o vi sono delle alternative non farmacologiche che devo considerare?

4. I sintomi che sto accusando potrebbero essere legati ad altre terapie a cui sono attualmente sottoposto?

5. Ci sono delle possibili interazioni con gli altri farmaci che sto attualmente assumendo o anche con il cibo?

6. Con l’aggiunta di questo nuovo farmaco devo riconsiderare l’assunzione o anche solo il dosaggio di alcuni dei farmaci che sto attualmente assumendo?

7. Qual è la forma farmaceutica e la posologia più adeguata alla mia particolare condizione di salute?

8. Quali sono i tempi e modi migliori (per es. prima o dopo pasti) per assumere questo nuovo medicinale?

9. Quando devo interrompere la terapia?

10. Con quale periodo devo ripropormi alla visita del medico per valutare se la terapia sta avendo una corretta efficacia?

 

 

subbul1a.gif (1043 byte)

Proprietà della UP Unione Parkinsoniani - Sede di Parma
Spedite un messaggio di posta elettronica ad
info@parkinsonitalia.it contenente richieste od informazioni

subbul1a.gif (1043 byte)