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principi attivi e farmaci
Interazione tra levodopa e...
I
tranquillanti maggiori o neurolettici
Interazioni farmacologiche: cosa fare?
Il corretto uso del farmaco

INTERAZIONI
TRA LEVODOPA E…
Spesso i pazienti parkinsoniani si preoccupano che un farmaco prescritto da
un
altro medico per qualche malattia acuta possa interferire con la levodopa,
ad esempio
nel caso degli antibiotici per curare l’influenza o
qualche altra infezione.
Oppure nel caso di un medico che prescrive un antistaminico per i sintomi di
un
raffreddore allergico, o di un dentista che vuole fare una anestesia
prima della trapanazione, e potremmo fare molti altri esempi.
In quasi tutte queste situazioni, non sussiste alcun problema.
La levodopa è un farmaco particolarmente accomodante e può essere
associata con quasi tutto. Sono state osservate solo alcune interazioni di
rilievo.


I TRANQUILLANTI MAGGIORI O NEUROLETTICI
I cosiddetti sedativi maggiori o neurolettici, che agiscono inibendo
l’azione della dopamina a livello del sistema nervoso, non fanno altro che
ridurre l’azione della levodopa, per questo non dovrebbero essere
somministrati a pazienti sotto trattamento con levodopa.
Questi farmaci hanno tutti, come loro caratteristica farmacologica, quella
di bloccare i recettori della dopamina nel Sistema Nervoso Centrale e in
periferia, che sono strutture microscopiche che permettono la trasmissione
della stimolazione nervosa provocata dalla dopamina.
La dopamina è il neurotrasmettitore che facilita l’espletamento
dell’attività motoria ed è proprio la sua carenza che provoca la comparsa
dei sintomi parkinsoniani.
Con la somministrazione della levodopa si ha la correzione di questa carenza
poiché la levodopa entra nella cellula nervosa ed è trasformata in dopamina.
I neurolettici, che, come abbiamo già detto bloccano la trasmissione
dell’impulso nervoso della dopamina, hanno quindi una azione perfettamente
opposta a quella della levodopa, per cui il malato parkinsoniano che
assumesse questi farmaci verrebbe a perdere tutti i benefici della terapia
antiparkinson.
Ricordiamo a questo proposito che si perdono anche i benefici dei farmaci
dopaminagonisti (bromocriptina,
lisuride, pergolide, ropinirolo, pramipexolo, cabergolina) che agiscono
stimolando direttamente il recettore dopaminergico.
LA PAPAVERINA
Esistono, inoltre, dati secondo i quali la papaverina, prescritta spesso
nella speranza di favorire l’afflusso di sangue al cervello in pazienti
anziani, potrebbe antagonizzare l’effetto della levodopa.
Dal momento che la papaverina è inefficace comunque, non c’è motivo per cui
debba essere somministrata ai pazienti parkinsoniani sotto trattamento con
levodopa.
VITAMINA B6
E’ vero che la piridossina (vitamina B6) facilita l’azione di una sostanza
la dopadecarbossilasi, un enzima che trasforma la levodopa presente nel
sangue in dopamina ma la dopamina non oltrepassa la barriera ematoencefalica
e non può quindi entrare nel cervello.
Il risultato dell’attività di questo enzima sarà pertanto quello di ridurre
la quantità di levodopa nel sangue e quindi di ridurre la quantità di
levodopa che può entrare
nel cervello e poi essere trasformata nella dopamina
necessaria per combattere i sintomi della malattia di Parkinson.
Questo fenomeno però non si verifica con i preparati commerciali di levodopa
a nostra disposizione, sia Madopar sia Sinemet, poiché in questi preparati è
associata alla levodopa una altra sostanza (benserazide per il Madopar, e
carbidopa per il Sinemet), che ha proprio il compito di bloccare l’azione
della dopadecarbossilasi, cioè dell’enzima che distrugge la levodopa.
Tuttavia è d’obbligo un avvertimento:
-
la protezione contro l’effetto della piridossina non sempre è totale e
quindi sarebbe comunque meglio evitare trattamenti vitaminici o megadosi di
vitamina B6 a meno che non sia strettamente necessario e sempre dietro
prescrizione medica. Fortunatamente, le condizioni che richiedono un
trattamento con forti dosi di vitamina B6 sono davvero poche.
GLI ALIMENTI
Nella malattia di Parkinson è ormai noto che i cibi solidi, in particolare
quelli proteici, rallentano l’assorbimento della levodopa e possono ridurne
la percentuale che entra in circolo.
I sintomi parkinsoniani si riducono maggiormente e più rapidamente se la
levodopa viene assunta un’ora/mezz’ora prima dei pasti.
NESSUN RISCHIO
Invece, non si corre alcun rischio con questi pazienti nel caso di
somministrazioni di antibiotici, cardiotonici, antiaritmici, antidiabetici,
analgesici, antistaminici, vaccini, iniezioni antinfluenzali o anestesia con
novocaina.
“Il Morbo di Parkinson: Una guida per il paziente ed il familiare- Dalla
levodopa
alla levodopa” Roger C. Duvoisin, M.D.

INTERAZIONI FARMACOLOGICHE:
COSA FARE?
Che cosa si intende per interazione?
L’interazione si può verificare quando due farmaci diversi vengono assunti
contemporaneamente oppure quando un medicinale viene somministrato insieme a
certi cibi o ad alcolici per cui l’effetto del farmaco potrebbe essere
diverso da quello che si avrebbe prendendo il farmaco da solo.
L’interazione può comportare la perdita di efficacia di uno dei due farmaci
assunti oppure il potenziamento dell’effetto di un farmaco che fa aumentare
il rischio della comparsa di effetti collaterali, in alcuni casi anche
gravi.
Si pensi, ad esempio, alla mancata risposta terapeutica ad alcuni
antibiotici la cui azione viene inibita o ridotta dall’interazione con un
antiacido o con il ferro oppure al rischio di emorragie causato dalla
somministrazione contemporanea di un anticoagulante orale con un
anti-infiammatorio non steroideo che potenzia l’effetto del primo farmaco.
Cosa è necessario fare per evitare tali interazioni?
E’ bene,
prima di tutto, far riferimento ad un unico medico come “supervisore” delle
prescrizioni fatte da altri eventuali specialisti che hanno ordinato farmaci
in modo indipendente. Succede spesso, infatti, che questi non si
interfaccino tra loro determinando l’assunzione di farmaci sovrapponibili o
che generano reazioni avverse se somministrati congiuntamente.
Tuttavia, la partecipazione attiva e l’interessamento del malato (e del
familiare) nella gestione giornaliera dei farmaci è essenziale per evitare
che si possano verificare interazioni tra farmaci.
Alcuni suggerimenti utili per un uso più sicuro dei farmaci e
per prevenire possibili interazioni:
-
E’ consigliabile far sempre presente al medico e al farmacista l’elenco dei
farmaci che si assumono abitualmente.
Si raccomanda pertanto che l’informazione fornita al medico curante sia
completa e precisa e che riguardi non solo i farmaci prescritti ma anche i
farmaci da banco, le vitamine, i prodotti di erboristeria. Non bisogna
pensare che i prodotti a base di erbe oppure omeopatici, in quanto naturali,
siano privi di rischi di interazioni con i farmaci tradizionali.
Se un determinato farmaco ha provocato delle reazioni avverse è opportuno
farlo presente al medico. Queste informazioni devono essere fornite anche in
caso di ricovero ospedaliero.
-
Molti specialisti consigliano di annotare in un taccuino il nome delle
specialità farmacologiche che si stanno assumendo indicando oltre il
dosaggio anche l’orario giornaliero di somministrazione.
Il malato deve poi preoccuparsi di aggiornarlo con continuità e di riporlo
in un luogo dove può essere facilmente trovato in caso di emergenza.
-
Prima di assumere
un nuovo farmaco è bene chiedere al medico che lo prescrive tutte le
informazioni possibili:
a)
quando il farmaco
deve essere assunto, se si può assumere lontano dai pasti oppure a stomaco
pieno. Il cibo, infatti, può avere effetti sia sulla velocità di
assorbimento che sulla quantità di farmaco assorbito. A tutti è noto, ad
esempio, che gli antinfiammatori non steroidei devono essere assunti a
stomaco pieno per diminuire gli effetti irritanti gastrici.
Prodotti caseari (latte, formaggi, yogurt) in quanto ricchi di calcio
possono ridurre l’assorbimento di molti antibiotici, per cui è bene assumere
questi farmaci 1 ora prima o 2 ore dopo il consumo di questi alimenti;
b)
il corretto
dosaggio;
c)
i
potenziali effetti collaterali;
d)
gli eventuali rischi di interazione con eventuali terapie già in corso, con gli
alimenti e anche con gli integratori.
Sarebbe poi utile applicare sulla confezione di ciascun prodotto
un’etichetta nella quale risultino le indicazioni più significative del
farmaco (ad esempio, lo scopo terapeutico, le possibili interazioni…).
-
Si
consiglia di consultare attentamente il foglietto illustrativo del farmaco
(“bugiardino”) anche se può apparire a prima vista poco comprensibile
poiché, quando è necessario, vi sono segnalate le potenziali interazioni con
altri farmaci.
-
Se con
l’aggiunta di un nuovo farmaco alle terapie già in corso compaiono sintomi o
disturbi non presenti in precedenza, è bene informare della situazione il
proprio medico.
Fare molta attenzione a questi cambiamenti, soprattutto nella prima
settimana di terapia.
CONCLUSIONI
In effetti, più
farmaci si utilizzano, maggiore è il rischio sia di interazioni che di
effetti indesiderati ed è bene esserne consapevoli.
Un uso razionale ed essenziale dei farmaci può quindi costituire la prima
regola di prevenzione delle interazioni tra farmaci.
APDA
Young Parkinson’s Newsletter- New York


IL
CORRETTO USO DEL FARMACO
Che cosa dovrebbe domandarsi (e domandare) il malato prima di
assumere un nuovo farmaco?
Una
selezione delle maggiori domande che un paziente dovrebbe farsi e/o dovrebbe
porre al suo medico curante ad ogni nuova prescrizione:
1.
Quale altro farmaco
(includendo i farmaci di automedicazione) sto prendendo al momento?
2.
Mi hanno mai prescritto un
altro farmaco per la stessa indicazione terapeutica ed ho informato di
questo il mio medico?
3.
Questa terapia è veramente
necessaria o vi sono delle alternative non farmacologiche che devo
considerare?
4.
I sintomi che sto accusando
potrebbero essere legati ad altre terapie a cui sono attualmente sottoposto?
5.
Ci sono delle
possibili interazioni con gli altri farmaci che sto attualmente assumendo o
anche con il cibo?
6.
Con l’aggiunta di
questo nuovo farmaco devo riconsiderare l’assunzione o anche solo il
dosaggio di alcuni dei farmaci che sto attualmente assumendo?
7.
Qual è la forma
farmaceutica e la posologia più adeguata alla mia particolare condizione di
salute?
8.
Quali sono i tempi e modi
migliori (per es. prima o dopo pasti) per assumere questo nuovo medicinale?
9.
Quando devo
interrompere la terapia?
10.
Con quale periodo devo
ripropormi alla visita del medico per valutare se la terapia sta avendo una
corretta efficacia?
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