ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO A SOSTEGNO DEI MALATI DI MORBO DI PARKINSON

 

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RISPONDE IL NEUROLOGO

Risposte a cura del
Prof. Manfredi Saginario- Neurologo Parma

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DEPRESSIONE
S
ono figlia di una malata di  Parkinson. E’ da circa sette anni che la mia mamma convive con questa malattia ed ancora oggi non è riuscita ad accettarla. E’ sempre depressa, soffre di insonnia ma la cosa che la fa stare veramente male è che la sua postura va sempre più a peggiorare. Oltre ad essere inclinata in avanti, è anche inclinata sul lato destro. Questo le comporta dolori forti al fianco. Fa fisioterapia ma con scarsi risultati. Quale ginnastica sarebbe più adatta alle sue condizioni fisiche? Cinzia

In questi casi è importante agire sul piano psicoemozionale. Vi sono terapie antidepressive ben tollerate dai malati parkinsoniani. Innanzitutto i farmaci inibitori della serotonina che risultano anche compatibili con le altre cure antiparkinson (ad esempio con la rasagilina, Azilect® compresse), tra questi i più impiegati sono il citalopram (Elopram®, Seropram®) e l’escitalopram (Entact®, Cipralex®).
E’ disponibile da poco un nuovo farmaco l’agomelatina (Valdoxan® 25 mg) che ha la capacità di legarsi ai recettori della melatonina (MT1 e MT2), di modulare i ritmi circadiani e di esercitare un effetto antidepressivo i cui risultati clinici sono soddisfacenti. Va assunto evidentemente la sera (come la melatonina) iniziando da mezza compressa, purtroppo il suo costo non è coperto dal Servizio Sanitario Nazionale. Si consiglia in associazione all’ago-melatina anche il Samyr® 400 compresse (solfo-adenosil-L-metionina) alla dose di mezza compressa il mattino che può essere utile anche in senso antidepressivo.
L’agomelatina (Valdoxan®) regolarizza anche le fasi del sonno del malato parkinsoniano che sono quasi sempre, per non dire sempre, più o meno alterate nei loro meccanismi fisiologici.
Pure raccomandabili sono le cure psicoterapeutiche: attualmente è più utilizzata la terapia cognitivo-comportamentale che raggiunge risultati favorevoli in meno di 5-30 sedute.
L’inclinazione del tronco di lato ed in avanti risponde bene alla fisiochinesiterapia (FKT) però va detto che i suoi risultati non sono durevoli per cui occorre insistere e "non mollare mai o quasi mai", quindi è necessario effettuare diversi cicli all’anno di FKT.
Va detto che le deviazioni del tronco non rispondono pienamente, come si vorrebbe, alla terapia farmacologica antiparkinson che ovviamente va anche ben impostata.
Per questo aspetto si consulti con il suo neurologo di fiducia. Sul piano dietetico viene sollecitata sempre una dieta ipoproteica a mezzogiorno, ancora più nel caso in cui fossero presenti fluttuazioni motorie.
A mio avviso un’impostazione globale della terapia su più fronti, sul piano farmacologico, riabilitativo, psicologico e dietetico, diviene prioritaria per contrastare i sintomi lamentati.


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ALTERAZIONE DELLA POSTURA


La mia mamma segue la seguente terapia nel corso della giornata: di mattina assume una compressa di levodopa e di Mirapexin®, di pomeriggio un’altra compressa di levodopa e di nuovo Mirapexin®, di sera la stessa cosa e in più per l’insonnia assume il farmaco antidepressivo Zoloft®. Il tremore non è poi così forte (a parte quando dimentica di assumere le pillole).  Quello che è più visibile in lei è l’inclinazione del tronco piegato su un lato e in avanti. La terapia fisica consigliata la fa di già . Da una visita ortopedica le hanno detto che l’alterazione della postura è dovuta alla malattia di Parkinson. La sua grande paura è di non poter stare più in piedi e cerca aiuto consultando vari ortopedici i quali sostengono che dipende tutto dalla malattia di Parkinson. Mi chiede se un busto ortopedico potrebbe migliorare e sostenere la sua postura.

La terapia farmacologica usata appare modesta e quindi indica che vi è una forma iniziale moderata e non complicata di malattia.
In questi casi si consiglia di utilizzare largamente i farmaci anticolinergici come l’amantadina (Mantadan®).
E’ d’obbligo, con l’utilizzo di questo farmaco, eseguire un elettrocardiogramma (ECG) prima di iniziare la cura e dopo 15 giorni dall’inizio di essa.
Altro gruppo di farmaci raccomandato è quello degli agonisti dopaminergici non ergolinici: pramipexolo (Mirapexin® eMirapexin RP® formulazione a rilascio prolungato), ropinirolo (Requip® e Requip RP® a lento rilascio) ed inoltre la rotigotina somministrata mediante cerotto transdermico a rilascio graduale (Neupro®) da applicare ogni 24 ore.
Un altro farmaco consigliato è la rasagilina (Azilect®), la posologia è di una compressa di 1 mg al dì, non ha importanza l’orario di assunzione né il rapporto con il pasto.
A questi farmaci viene anche attribuita la possibile proprietà di contrastare la progressione della malattia.
La levodopa va iniziata dopo aver usato gli altri farmaci e si rende necessaria quando gli altri farmaci di prima scelta sono meno efficaci: va assunta in ogni caso a dosaggi modesti. Si prega fortemente, se utilizza la levodopa, di assumerla lontano dai pasti, un’ora prima o due ore dopo per facilitarne l’assorbimento.
Se lo Zoloft® (sertralina cloridrato) aiuta la paziente a dormire può continuarlo. Tenga presente, come le ho già detto, che è ora disponibile in farmacia l’agomelatina, un antidepressivo melatoninergico che agisce sul sistema della melatonina (Valdoxan® 25 mg).
Sia l’inclinazione del tronco in avanti (camptocormia) che quella laterale (a torre di Pisa) non sono purtroppo responsivi a rimedi specifici compresa la neurochirurgia (Deep Brain Stimulation DBS con applicazioni di elettrodi profondi).
La fisiochinesiterapia FKT con esercizi specifici può essere d’aiuto.
La paziente riuscirà sempre a stare in piedi, questo è certo.
L’inclinazione non impedisce il mantenimento della stazione eretta. Il busto ortopedico o altro sostegno hanno valore solo per stabilizzare la posizione mentre si cammina.
Ben vengano i busti ortopedici oppure il collare cervicale semirigido se c’è da sostene
re il capo, ad esempio, ma hanno valore limitato. Possiamo agire su tanti campi della malattia di Parkinson ma questo disturbo sfugge alle cure.
La ricerca scientifica sta individuando, a livello cerebrale, i nuclei responsabili di questo sintomo (peduncolo - pontino?) e speriamo che questo possa essere d’aiuto nelle cure. Non accetto quindi il fatto che lei si perda d’animo ed ancor più la paziente poiché è possibile che si possa trovare a breve anche una soluzione per questo disturbo parkinsoniano.
Con una terapia farmacologica più mirata potrebbe ridurre la progressione dell’inclinazione del tronco, è però un’ipotesi, non si hanno certezze. Io non vedrei la situazione così nera, ho osservato tanti casi simili a quello di sua madre che si sono difesi bene ed hanno il vantaggio, rispetto ad altre forme di Parkinson, di non andare incontro al decadimento mentale e anche gli altri segni neurologici hanno un’evoluzione più contenuta.  Ne parli con il suo neurologo di fiducia.

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la terapia non fa effetto

Ho 64 anni e circa quattro anni fa mi è stato riscontrato un inizio di bradicinesia con accenni di Parkinson, per la quale mi è stata prescritta una terapia da seguire: Mirapexin®, sostituito poi da Requip®. Attualmente assumo solamente il Requip e mi è stato da poco aggiunto, sotto mia richiesta, il Madopar® 100 mg + 25 mg, una compressa al giorno e il Mantadan® 100 mg.
Nonostante tale terapia, noto un rallentamento nei movimenti (senza alcun tremore), inappetenza e un costante stato di agitazione.
Tengo a precisare che tale cura è stata iniziata da poco tempo (circa 10 giorni). Quali sono più o meno i tempi da attendere perchè una cura con tali farmaci possa avere effetto?

La richiesta di Madopar®, un farmaco a base di levodopa e benserazide, è corretta e giustamente le è stato dato un dosaggio minimo nella fase iniziale della malattia (la levodopa infatti è meglio utilizzarla nelle fasi di maggiore gravità della malattia). In questa prima fase in un Parkinson classico si utilizzano gli agonisti-dopaminergici non ergolinici: pramipexolo cps (Mirapexin®), ropinirolo cps (Requip®) e rotigotina (Neupro® in cerotto) e per alcuni casi clinici anche due farmaci ergolinici insieme se indicato. Sono molto favorevole ad una terapia con questi farmaci poiché da recenti studi sarebbe emersa una certa azione di contenimento della progressione della malattia.  Giusto l’utilizzo degli anticolinergici come l’amantadina (Mantadan®): per quest’ultimo farmaco deve eseguire un elettrocardiogramma ECG prima del suo utilizzo e dopo 15 giorni dal suo inizio facendo particolare riferimento al QT corretto (QTc) che indica la fase di ripolarizzazione ventricolare cardiaca. Se ha già iniziato l’amantadina (Mantadan®) chieda quindi di fare al più presto un ECG. L’uso dell’amantadina (Mantadan®), come per gli altri farmaci anti-colinergici, richiede anche una visita oculistica con controllo del tono oculare, profondità e contorni di camera anteriore. Questa visita è necessaria soprattutto se vi fossero casi di glaucoma (cioè di ipertensione oculare) in famiglia. E’ necessario - direi indispensabile - eseguire la fisiochinesiterapia con regolarità, almeno 2-3 cicli all’anno essendo molto utile per mantenere una buona motilità ma i suoi benefici non sono durevoli e quindi i cicli vanno ripetuti. Si ricordi anche che la levodopa va assunta lontano dai pasti, un’ora prima o due ore dopo i pasti. Lei chiede quanto tempo è necessario ai farmaci per espletare il loro effetto. Al riguardo occorre avere una giusta attesa e variare - sotto controllo specialistico - le dosi in base alla risposta ed alla tolleranza del paziente. Nel suo caso, non conoscendo le posologie dei farmaci usati, diventa difficile rispondere a questa domanda. Tuttavia, è importante effettuare controlli specialistici ravvicinati finchè non si è trovata la posologia ottimale.
Purtroppo non vi è la guarigione con i farmaci impiegati ma il Parkinson tipico ha un decorso decisamente benigno rispetto ai casi atipici e si può controllare bene anche per lungo tempo. Nei primi stadi di malattia alcuni colleghi non impiegano farmaci mentre io sono favorevole all’uso di farmaci a cui viene riconosciuta una certa azione neuroprotettiva.

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FREEZING

Da parecchi mesi soffro di freezing tutti i neurologi da me contattati escludono nel modo più tassativo che io soffra della malattia di Parkinson ma finora non ritengo di avere raggiunto un grado di benessere soddisfacente con le cure che mi sono state prescritte. L’ultimo neurologo che mi ha visitato mi ha prescritto come farmaco il Neupro una serie di cerotti da utilizzare ogni 24 ore. Ora chiedo se tale cura può portare dei benefici. Aldo

Il freezing (un blocco motorio improvviso) può essere un sintomo del Parkinson in rapporto alla progressione della malattia. Anzi è un segno iniziale del difetto di tolleranza della levodopa ed è presente - anche se in grado minore - anche con l’impiego degli agonistidopaminergici.
Il neurologo le ha dato senz’altro un’indicazione giusta che lei deve osservare: sono convinto che con i cerotti a base di rotigotina (Neupro) avrà vantaggi concreti sui suoi disturbi.
Un altro farmaco che può essere aggiunto - se non è già nel suo schema terapeutico - è la rasagilina (Azilect) un anti-MAO che potrebbe essere utile nell’eliminazione dei disturbi lamentati e nel rallentare la pro-gressione della malattia. Per la rasagilina occorre il progetto terapeutico che autorizzi il ritiro in farmacia del farmaco (Azilect). Se non riuscisse ad ottenere il progetto terapeutico può usare la selegilina (Jumex). Vedrà che con i suggerimenti del suo neurologo di fiducia senz’altro il disturbo dovrebbe essere controllato.  Possono essere utili anche prodotti ad azione neurotrofica e neuro-protettiva con l’effettuazione di cicli: la citicolina 500 (una fiala intramuscolare al dì per cicli di 20 giorni) ed il Samyr 400 (può assumere una compressa dopo colazione oppure una fiala intramuscolare al dì per cicli di 20 giorni).

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GIOCO D'AZZARDO

Dopo una cura con Mirapexin , 2,1 mg. compresse a rilascio prolungato, con problema di gioco d’azzardo, ho deciso di fare un consulto con un altro neurologo che mi ha prescritto il Mirapexin 0,52 mg compresse da assumere dopo colazione, Madopar 100+25mg disperdibile. Questa è la terza notte che non dormo. Giovanni

Da parte del collega è stato indicato un giusto trattamento in quanto l’orientamento attuale ritiene gli agonistidopaminergici (in questo caso il pramipexolo, Mirapexin) i principali responsabili dell’impulso irrefrenabile al gioco d’azzardo. Si è quindi proceduto giustamente ad una riduzione graduale del pramipexolo (Mirapexin) fino ad arrivare alla sua definitiva sospensione. Quindi vi è il passaggio alla som-ministrazione del Madopar 100/25 mg dispersibile, che è l’indicazione giusta.
La reazione dell’insonnia, intervenuta dopo il conseguente aggiustamento terapeutico, è insorta successivamente alla riduzione del pramipexolo (Mirapexin) e si può pensare, come ipotesi, ad un effetto tipo astinenza. In questo caso è corretto procedere ad una riduzione più graduale del farmaco.
Per l’insonnia potrebbe in alternativa assumere alcune gocce sublinguali di Rivotril (clonazepam) da 4 a 5 gocce, essendo il sonno indispensabile per un soggetto.
Per la somministrazione serale consiglio di sostituire la formulazione di Madopar disperdibile 100/25 mg con mezza compressa di Madopar 100/25 mg RP a rilascio prolungato (oppure una compressa se ½ compressa non fosse sufficiente).
Il Rivotril si fa preferire essendo fra tutte le benzodiazepine quella che dà il grado minore di assuefazione (pur essendo il più incisivo tra le benzodiazepine) e può essere sospeso senza l’insorgenza di fenomeni di astinenza, od almeno la sua sospensione può essere effettuata più rapidamente rispetto ad altre benzodiazepine e senza disturbi.
L’assunzione di questo farmaco dipende dalla sua insonnia, cioè se riesce o meno a dormire. In conclusione, seguirei una sospensione più soft del Mirapexin ed il cambio del Madopar dal dispersibile al RP cioè a lento meccanismo d’azione, quindi più soft, e soprattutto aggiungerei un ipnoinduttore (Rivotril).

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GLI EFFETTI COLLATERALI DELLA LEVODOPA

Mio padre che ha quasi 88 anni, presenta alcuni sintomi parkinsoniani (lentezza nei movimenti, difficoltà a deglutire e scrittura molto piccola). Non ha tremore. Il neurologo che lo ha visitato ha prescritto la levodopa (Sinemet® 100/25).
Vorrei sapere se il Sinemet® procura effetti collaterali rischiosi per una persona così anziana.
Se il trattamento farmacologico non va bene si può interrompere? Dopo quanto si hanno i benefici? Quando compaiono i primi effetti collaterali (movimenti involontari, fluttuazioni motorie)?

Gli effetti collaterali più frequenti della levodopa sono quelli gastrici: nausea e vomito.
Iniziando la terapia lentamente, ad esempio mezza compressa di Sinemet® (Levodopa/Carbidopa) alla sera per alcuni giorni e poi aumentando il dosaggio di mezza compressa ogni tre giorni (alle ore 8,00 e alle ore 20,00 ) e così via fino ad arrivare a tre compresse, non dovrebbero esserci problemi.
All’inizio la terapia può essere somministrata dopo i pasti, per cercare di ridurre gli effetti collaterali, poi se viene assunta 45 minuti/un’ora prima dei pasti viene assorbita in quantità maggiore; se dovesse esserci nausea o vomito si può associare il Motilium (uno-due cucchiai mezz’ora prima della terapia con il Sinemet).
Occorre inoltre monitorare anche la pressione arteriosa (PA) in clinostatismo (cioè a paziente coricato) e subito dopo in ortostatismo (in piedi) per escludere cali pressori possibili, soprattutto nelle ore post-prandiali.
I primi benefici dovrebbero vedersi dopo circa un mese di terapia ed alla dose indicata.
Penso che le discinesie si possono manifestare solo dopo qualche anno, ma molto dipende da tante variabili, quali: la dose giornaliera e complessiva di levodopa, il numero di somministrazioni, l’età del paziente (negli anziani le discinesie si manifestano più tardivamente), ecc.
I rischi di effetti collaterali sono tuttavia inferiori rispetto ai benefici che la terapia con levodopa può portare alla qualità della vita di suo padre.

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TERAPIA INIZIALE

Mio padre che ha quasi 88 anni, presenta alcuni sintomi parkinsoniani (lentezza nei movimenti, difficoltà a deglutire e scrittura molto piccola). Non ha tremore. Il neurologo che lo ha visitato ha prescritto la levodopa (Sinemet® 100/25).
Vorrei sapere se il Sinemet® procura effetti collaterali rischiosi per una persona così anziana. Se il trattamento farmacologico non va bene si può interrompere? Dopo quanto si hanno i benefici? Quando compaiono i primi effetti collaterali (movimenti involontari, fluttuazioni motorie)?

R. Gli effetti collaterali più frequenti della levodopa sono quelli gastrici: nausea e vomito. Iniziando la terapia lentamente, ad esempio mezza compressa di Sinemet® (Levodopa/Carbidopa) alla sera per alcuni giorni e poi aumentando il dosaggio di mezza compressa ogni tre giorni (alle ore 8,00 e alle ore 20,00 ) e così via fino ad arrivare a tre compresse, non dovrebbero esserci problemi.
All’inizio la terapia può essere somministrata dopo i pasti, per cercare di ridurre gli effetti collaterali, poi se viene assunta 45 minuti/ un’ora prima dei pasti viene assorbita in quantità maggiore; se dovesse esserci nausea o vomito si può associare il Motilium (uno-due cucchiai mezz’ora prima della terapia con il Sinemet).
Occorre inoltre monitorare anche la pressione arteriosa (PA) in clinostatismo (cioè a paziente coricato) e subito dopo in ortostatismo (in piedi) per escludere cali pressori possibili, soprattutto nelle ore post-prandiali.
I primi benefici dovrebbero vedersi dopo circa un mese di terapia ed alla dose indicata. Penso che le discinesie si possono manifestare solo dopo qualche anno, ma molto dipende da tante variabili, quali: la dose giornaliera e complessiva di levodopa, il numero di somministrazioni, l’età del paziente (negli anziani le discinesie si manifestano più tardivamente), ecc.
I rischi di effetti collaterali sono tuttavia inferiori rispetto ai benefici che la terapia con levodopa può portare alla qualità della
vita di suo padre.

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Risposte a cura del
Dr. Augusto Scaglioni- Neurologo- Azienda USL di Parma


DUODOPA
® E APOMORFINA®

La mia mamma ha la malattia di Parkinson dal 1998.
Dopo tutti questi anni i farmaci non le danno più sollievo e la neurologa le ha proposto la Duodopa®.

La Duodopa® è una preparazione di levodopa solubile che richiede una via di somministrazione duodenale mediante PEG (un sondino direttamente nel duodeno). Questo permette di mantenere le concentrazioni ematiche della levodopa costanti e di conseguenza anche la concentrazione di dopamina nei gangli della base rimangono stabili per cui la paziente è sbloccata nelle ore diurne. E’ necessario un ricovero ospedaliero per posizionare la PEG e regolare la pompa che somministra il farmaco, ma i risultati sono eccellenti.
Un’altra strategia è l’apomorfina che viene somministrata sempre attraverso una pompa nel sottocute del paziente e permette di mantenere una buona mobilità nelle ore diurne.
E’ forse meno invasiva della Duodopa® e se la paziente la sopporta i risultati sono sempre buoni.
Anche in questo caso è necessario un ricovero ospedaliero.

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REQUIP® E LE ALLUCINAZIONI

Mio marito assume da alcuni mesi il Requip® (ropinirolo) ad un dosaggio di 2 mg ed ha migliorato notevolmente i movimenti e l’autonomia ma ha frequenti allucinazioni. Dice di vedere spesso delle persone dentro casa e di avere anche sogni terribili dai quali si sveglia di soprassalto.

Il Requip® (ropinirolo) è un ottimo farmaco, ma effettivamente può provocare la comparsa di allucinazioni anche se il dosaggio di 2 mg è molto basso, questi disturbi potrebbero, quindi, anche non dipendere da questo farmaco. Il sonno agitato, può invece far parte dei disturbi non motori della malattia di Parkinson e va inquadrato nel disturbo comporta-mentale del sonno REM.
Le consiglierei di passare alla formulazione di Requip® a rilascio prolungato lasciando invariata la dose a 2 mg al mattino.
 

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DISCINESIE

Sono affetto dalla malattia di Parkinson da circa 15 anni, ora ho 57 anni. Da alcuni mesi ho problemi per il dosaggio dei farmaci. Vado cioè soggetto a blocchi motori se riduco la dose dei farmaci antipakinson oppure a movimenti involontari se l’aumento. Sono stata da diversi specialisti ma le cose sono cambiate poco.

Le discinesie sono legate essenzialmente alla breve emivita della levodopa. Per ridurle, si suggerisce di utilizzare farmaci con una più lunga emivita tipo il Requip® (ropinirolo) a rilascio prolungato con un dosaggio fino a 24-30 mg e contemporaneamente ridurre la dose di Sirio® (melevodopa). Se non vi fossero risultati soddisfacenti, si può provare a posizionare una pompa per la somministrazione di apomorfina per via sottocutanea, prima di rivolgersi a un neurochirurgo per un possibile intervento di neurostimolazione profonda con l’impianto di elettrodi (DBS).
 

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IL DOLORE MUSCOLARE

Per i dolori muscolari nella malattia di Parkinson, quali farmaci analgesici è possibile usare?

II dolori muscolari nella malattia di Parkinson possono avere svariate cause, la più importante è ovviamente la ricomparsa della rigidità nelle ore notturne legata ad una mancanza della terapia antiparkinson. Altre cause di dolore sono le distonie, cioè posture coatte legate sia alla malattia che ad un deficit oppure ad un eccesso di terapia. E’ ovvio che prima di poter trattare il dolore è necessario conoscere cos’è che lo genera poiché, forse, una rivalutazione della terapia antiparkinson può essere già efficace.

 

 

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PARKINSON SCOMPENSATO

Un mio caro parente è affetto dalla malattia di Parkinson da circa dieci anni.
Ho vissuto, fin dall'inizio, insieme a lui, tutti i disagi causati dalla malattia.
Inizialmente era solo preoccupato di questo nuovo stato ora, che sono passati quasi dieci anni e che le discinesie (movimenti involontari) e i dolori muscolari lo tormentano, è molto spaventato.
Durante il decorso della malattia ha sempre seguito diligentemente tutte le istruzioni degli specialisti sia per quanto riguarda la terapia farmacologica, sia per quanto riguarda le terapie riabilitative.
Ha effettuato con costanza gli esercizi di fisioterapia e quelli per la rieducazione del linguaggio.
Le sue condizioni di salute, in tutti questi anni, sono state discrete ed ha anche beneficiato di una buona autonomia.
Questi ultimi mesi, però, sono i peggiori che ha vissuto fino ad ora a causa dei disturbi che lo affliggono dovuti a forti discinesie, a dolori muscolari, a crampi agli arti ed a un notevole deperimento fisico. L'ultimo ricovero ospedaliero è avvenuto qualche mese fa.
Lo scopo era quello di migliorare la terapia farmacologica però, nonostante le modifiche effettuate dallo specialista, non è stato riscontrato alcun miglioramento.
La domanda che si pone è questa: "cosa dobbiamo fare?".

Se dalla terapia farmacologica non è possibile ottenere alcun risultato positivo, se i blocchi motori (fenomeno "on-off") sono molto frequenti, se i movimenti involontari (discinesie) sono così violenti da non permettere al malato di camminare oppure se i dolori muscolari sono così intensi da non farlo neppure dormire durante la notte allora, per queste situazioni così estreme, potrebbe essere opportuno ricorrere alla pallidotomia (un intervento chirurgico lesivo di una area cerebrale del Globus Pallidus) oppure all'impianto di un neurostimolatore a livello di alcune strutture profonde del cervello (nuclei della base) dove hanno origine i disturbi del morbo di Parkinson.


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RISPETTARE SEMPRE LA TERAPIA

Sono una ammalata di Parkinson e alcune volte, quando  avverto il sopraggiungere dei sintomi della malattia, anticipo l'orario di assunzione del farmaco oppure ne assumo un dosaggio maggiore.
Il mio è  un comportamento corretto? E', invece, più opportuno rispettare scrupolosamente la terapia prescritta sia nel dosaggio che negli orari, pur stando male?


Secondo la mia esperienza di neurologo un comportamento che il malato non deve mai adottare è di assumere il "pezzettino" di compressa in più oppure di spostare l'orario di assunzione della terapia, senza prima avere consultato il medico.
Se questo accade, lo specialista che cura il malato non potrà mai avere dei punti di riferimento certi per migliorare la terapia ed adattarla alle condizioni soggettive del paziente, ove se ne presenti la necessità.
Se il malato dice: "sono bloccato dalle ore 10 alle ore 11",  lo specialista, valutando il tipo di terapia, è in grado di apportarvi le giuste correzioni: aggiungere, ad esempio, una dose maggiore di levodopa, prescrivere un farmaco dopaminoagonista o, comunque, mettere in atto qualsiasi altra strategia terapeutica avente l'obiettivo di eliminare (o, quanto meno, di alleviare) i problemi ed i disagi del paziente.
Il mancato rispetto da parte del malato sia dei tempi di assunzione del farmaco, sia del dosaggio farmacologico crea notevoli difficoltà al controllo effettivo della malattia.
E' importante, quindi, che il paziente rispetti il dosaggio e gli orari stabiliti nella somministrazione dei farmaci. Anche se ciò potrà significare avere delle discinesie, dei blocchi motori improvvisi, delle allucinazioni...insomma  "succeda quel che succeda".


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IL MEDICO RISPONDE: DISTURBI PSICOTICI

Cari amici,
da qualche tempo mi capita di "vedere", specie di notte, nel dormiveglia, ombre o presenze indistinte accanto a me e, d'improvviso, la mia stanza si anima.  
La cosa non mi spaventa certo, ma quell'intrusione nella mia privacy, vi assicuro che non mi piace più di tanto, soprattutto se succede anche durante il giorno! Scherzi a parte, vi sarei grato se poteste aiutarmi a conoscere un po' meglio le cause di quanto mi accade, trovando così risposta ad una serie di domande che mi frullano per la mente.
E' la malattia di Parkinson la prima responsabile di quanto mi capita? Sono i farmaci specifici - levodopa, in primis - od altri di supporto? Oppure vi sono altri motivi?
Riflettendo sulla mia situazione, si è radicata in me la convinzione che la via più sicura per convivere con il Parkinson sia il conoscerne sempre meglio manifestazioni od aspetti, anche attraverso lo scambio di esperienze con altri che sono nella stessa "barca".
I timori si attenuano mediante la conoscenza: si ha paura, di solito, di quanto non si conosce.

                                                                                     

I disturbi da Lei riferiti sono allucinazioni visive. La levodopa è senz'altro interessata nella genesi del fenomeno, anche se il meccanismo non è stato ancora completamente chiarito.
Sembra comunque accertata una eccessiva stimolazione dei recettori dopaminergici post-sinaptici supersensibili del sistema limbico e di altre aree corticali.
Anche altri neuromediatori quali la serotonina sarebbero implicati, secondo nuove e più recenti teorie.
La riduzione della dose della levodopa, specie nelle ore serali e l'aggiunta di farmaci neurolettici che bloccano il recettore dopaminergico sono due alternative terapeutiche facilmente applicabili.
Nel secondo caso, tuttavia, possono peggiorare anche i sintomi motori della malattia di Parkinson. Recentemente è stato immesso nel prontuario farmaceutico un neurolettico atipico la Clozapina (nome commerciale Leponex) che è di notevole aiuto in queste situazioni.
L'efficacia antipsicotica unita a ridotti effetti collaterali extra-piramidali ne consigliano l'impiego preferenziale nel morbo di Parkinson.  Va oltremodo usata con cautela e sotto il diretto controllo dello specialista per la tendenza a provocare sonnolenza, e talvolta leucopenia (riduzione dei globuli bianchi nel sangue). Concludendo, la terapia per il suo disturbo esiste ed è facilmente attuabile, ma dovrà tuttavia essere decisa dal suo neurologo di fiducia.
                                             


 

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risposte a cura  a cura
del DR. FABRIZIO STOCCHI
Consulente scientifico IRCCS Neuromed, Pozzilli

 

LA DIETA

Quale ruolo ha la dieta nel trattamento della malattia di Parkinson?
 

Perché la levodopa sia efficace è necessario che il farmaco superi lo stomaco. La levodopa non è assorbita a livello gastrico ma soltanto a livello intestinale. Un rallentamento della motilità e dello svuotamento gastrico possono essere causati dalla stessa malattia, dalla presenza di cibo (soprattutto lipidi), dall’eccessiva acidità gastrica o dall’assunzione concomitante di farmaci anticolinergici. Se la levodopa rimane nello stomaco non è, quindi, efficace. Un ritardo nello svuotamento gastrico può provocare, infatti, un prolungato “off” pomeridiano o anche un completo fallimento della compressa di levodopa. E’ stato dimostrato che la compressa può restare nello stomaco per diverse ore dopo l’assunzione: in alcuni pazienti lo svuotamento gastrico può richiedere addirittura 12 ore di tempo. L’uso di formulazioni liquide di levodopa ed un regime dietetico appropriato possono migliorare o addirittura risolvere il problema. È buona regola, ad esempio, preferire cibi facilmente digeribili a basso contenuto di lipidi, in quantità ridotte, da consumarsi con maggiore frequenza durante il giorno.


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Risposte  a cura del Dr. Enrico Fazzini APDA

PARKINSON E DIABETE

Mio padre oltre ad essere affetto dalla malattia di Parkinson è anche diabetico.
Il livello di zucchero nel sangue non è facilmente controllabile.
 

Il diabete può peggiorare la funzionalità motoria con l’accentuarsi delle fluttuazioni motorie (periodi di buona motilità si alternano a periodi di blocco motorio, discinesie).
Nel diabete, il pericolo maggiore è che il livello dello zucchero nel sangue si abbassi troppo. Quest’evento può provocare sudorazione, vertigini indipendentemente da un calo d’efficacia dei farmaci antiparkinson.
Eccessivi movimenti involontari (discinesie) possono “bruciare” lo zucchero nel sangue richiedendo una dose maggiore di insulina.
La dieta migliore per il malato parkinsoniano è a basso contenuto di proteine e ad alto contenuto di carboidrati.
Nel diabete è necessario, invece, eliminare i carboidrati e gli zuccheri semplici.
Nel caso in cui il malato parkinsoniano sia anche diabetico occorre, prima di tutto, controllare che il livello dello zucchero nel sangue non diventi troppo basso. Questa eventualità è molto pericolosa per il malato diabetico perché potrebbe mettergli a rischio addirittura la propria vita.
Occorre, quindi, misurare il livello dello zucchero nel sangue molto accuratamente.
E’ meglio sbagliare presumendo che il malato sia in fase “off” (blocco motorio) a causa di un abbassamento del livello di zucchero nel sangue e, quindi, dargli subito alcuni spicchio di arancia piuttosto che pensare che il blocco motorio sia dovuto alla malattia di Parkinson, facendogli assumere più levodopa.
I carboidrati complessi (pane, pasta, cereali...) sono il miglior compromesso nella dieta di questo tipo di malato sebbene debbano essere consumati in piccola quantità.
Naturalmente è bene che il malato si alimenti con frutta e verdura.   
  

              

                                                           
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ARTRITE O MALATTIA DI PARKINSON?

Mi è stata diagnosticata la malattia di Parkinson nel 1986. A quel tempo accusavo tremore e indolenzimento alla mano destra oltreché alla spalla. Seguendo il trattamento farmacologico questi disturbi nel tempo sono notevolmente migliorati.
Recentemente, però, soffro di un fastidioso dolore ad entrambe le mani. E’ possibile che sia artrite? Come si può valutare se questi disturbi sono causati dal morbo di Parkinson oppure da una artrite? Un metro corretto di valutazione potrebbe essere fornito dai benefici riscontrati dopo l’assunzione di un certo tipo di farmaco? In altre parole, se i disturbi scompaiono con farmaci antinfiammatori, si tratta di una artrite, se invece si ha un beneficio con un migliore dosaggio di levodopa, allora è Parkinson. E’ giusta questa impostazione?

L’artrite è una patologia che causa dolore alle articolazioni. La malattia di Parkinson, invece, causa dolori muscolari.
Per valutare obiettivamente la causa di questi disturbi può essere utile rivolgersi ad un fisiatra che ponendo il malato in posizione di riposo gli fletterà il braccio, coinvolgendo nel movimento anche la spalla. Se attraverso questo movimento il paziente accuserà del dolore, il disturbo probabilmente sarà dovuto ad una forma di artrite.
Si è, invece, generalmente, di fronte ad un disturbo causato dal morbo di Parkinson quando il fisiatra, stringendo e comprimendo il muscolo del paziente, gli provocherà del dolore. Per alleviare un dolore artritico occorre la somministrazione di farmaci antinfiammatori mentre per migliorare la rigidità ed i crampi muscolari causati dalla malattia di Parkinson occorre una adeguata terapia antiparkinson.
Lo specialista dovrà valutare ogni caso obiettivamente, tenendo presente la propria esperienza poiché ci sono sempre delle eccezioni.
                                                
        
                                                                                                                                            

 

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